Sabato 16 Ottobre 2010

Jessica, in "Sonnambula"
voce che tiene svegli

di Maria Terraneo Fonticoli

"La sonnambula" di Bellini, che l'altra sera ha inaugurato la stagione lirica del Teatro Sociale, é l'opera paradigmatica del genere idilliaco-pastorale che vuole celebrare il mito di un'umanità innocente, dai sentimenti puri e incorrotti. È una di quelle opere “perfette” che non sfugge all'oleografia di un proto-romanticismo elegiaco, sintesi di effusione lirica e declamazione espressiva, apparentemente semplici. Nasconde, tuttavia per tutti gli interpreti difficoltà che si possono riassumere in una poesia di canto morbida,  ma dalla naturalezza espressiva e in elegante leggerezza scenica. L'edizione che abbiamo ascoltato, giovedì, faceva leva sul nome di Jessica Pratt, artista in grande ascesa: duttile voce, padrona di una intellegente tecnica che le permette di spaziare nelle tessiture belcantistiche. Bella donna, di accorto drammatismo, ha un organo vocale che si adatta benissimo alle fioriture del canto belliniano, così complesso. Non del tutto omogeneo il resto del cast: la Lisa di Marina Bucciarelli ha avuto musicalmente momenti felici. Come la Pratt, ha una presenza scenica assai disinvolta e buon controllo della tessitura medio-alta. "Personaggi" piuttosto scialbi, sia il giovane Enea Scala (Elvino) che Alexej Yakimov (conte Rodolfo): il primo talvolta si lancia in forzature che la sua voce acerba non gli permette ancora; il secondo, pur dotato di un buon mezzo vocale, non lo ha saputo usare con espressività significativa. Buona voce, ma dizione pessima la Teresa di Nadja Petrenko, forse a causa  del suo essere russa. Dinamico e incisivo l'Alessio di Mihail Dogotari. Luca Granziera é stato il notaro. Il coro preparato da Antonio Greco, che ha  molta parte in scena, non é stato così preciso come lo conosciamo: certamente le successive recite favoriranno l'affiatamento con il direttore. Bene ha suonato l'orchetra de «I Pomeriggi Musicali» diretta da Massimo Lambertini che, cercando strenuamete gli equilibri delle dinamiche, a volte ha allargando i tempi con  certe sospensioni che rallentavano la conseguenzialità teatrale. Belle  sia le scene, lineari e delicate, di una padania contadina ottocentesca, nonché i raffinati costumi color pastello, il tutto curato da Susanna Rossi Jost. Il regista ha puntato sulla tradizione cercando di delineare i caratteri peculiari dei personaggi. Nell'insieme un gradevole spettacolo, applaudito anche a scena aperta. Suggestive le luci di Paolo Coduri de' Cartosio. Alla fine, applausi e molte chiamate alla ribalta. Qualche timido “bu” per il direttore. Fiori sono stati gettati da fans sul palcoscenico.

v.fisogni

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