Giovedì 25 Novembre 2010

Meritarsi di meglio dalla vita
liberi da amarezze e delusioni

Giovedì 25 novembre alle 20.45 nella sede di Confcooperative, in via Martino Anzi 8 a Como, Lucia Giovannini presenterà il suo ultimo libro «Mi merito il meglio» (Sperling&Kupfer).

L'incancellabile anelito alla felicità sembra oggi considerato più per l'ombra che proietta e per l'inquietudine che produce che non per gli esiti di una conquista realizzata o realizzabile: «La psicologia ha sempre avuto la tendenza a focalizzarsi maggiormente sulle emozioni negative» nota Lucia Giovannini che considera la felicità l'argomento numero uno, l'obiettivo sul quale ha puntato vita e professione, dimensione privata e impegno sociale. E che conferma: «Dal 1887 sono stati scritti 14.889 articoli sulla rabbia, 93.371 sull'ansia, 120.897 sulla depressione. Per diciassette articoli su questi temi, soltanto uno esplorava le emozioni positive. Sono stati infatti scritti solo 1.798 trattati sulla gioia, 6.255 sul senso di soddisfazione e 5.764 sulla felicità». Con una carrellata di dati che si riferiscono agli Psychological Abstracts Usa e che qualificano l'introduzione del suo ultimo libro "Mi merito il meglio" per Sperling & Kupfer, mette in  risalto l'esigenza di invertire la rotta. Attraverso una sinergia tra tecniche di psicologia tradizionale, pratiche motivazionali e antichi rituali, che l'ha portata a conseguire un Doctorate in Psychology e Counselling, un Bachelor in Psico-Antropologia, e all'inserimento fra i membri  dell'American Psychological Association, Lucia Giovannini affronta una sfida culturale convinta che sia la gioia il vero timbro della vita e che il primo passo, fra i tanti da muovere controcorrente, porta a riconoscere innanzi tutto che la felicità non dipende da una buona stella che lambisca o meno l'esistenza.
«In effetti, la felicità è un'abilità, un'attitudine mentale che richiede allenamento come ogni capacità. Nessuno si sognerebbe di vincere un torneo di tennis prendendo in mano la racchetta una volta ogni tanto o di partecipare ad una gara di sci senza allenamento».
Lei sostiene che ricchezza, successi e colpi di fortuna, contrariamente a quanto generalmente si suppone, non producono soddisfazione e felicità. Difficile crederle...
Ma non è certo una mia scoperta. Una quantità di studi lo confermano: una delle voci più autorevoli in questo campo è quella di Daniel Kahneman, psicologo e padre della finanza comportamentale, premio Nobel dell'economia nel 2002: analizzando le relazioni fra reddito e felicità ha verificato che in situazioni di estrema povertà il tasso di felicità si abbassa, ma una volta che i bisogni elementari sono soddisfatti, il livello del reddito più o meno elevato è ininfluente. Del resto è intuitivo: non pare proprio che le persone ricche e famose siano sempre e comunque felici.
Ad un certo punto, nel suo libro, cita il fondatore della psicologia umanistica Abraham Maslow: «se pianifichiamo di vivere al di sotto delle nostre potenzialità saremo infelici per tutta la vita». Quindi ambizioni e arrivismi sono da valorizzare a pieno come i talenti e i desideri?
Infatti siamo chiamati a sviluppare tutte le nostre capacità, a usare i nostri doni per diventare ogni giorno un po' meglio, non nel senso di meglio degli altri, ma per tirar fuori il meglio di noi stessi in quanto madri o padri, colleghi, partner... Gli obiettivi da realizzare sono il carburante della vita, non possiamo farne a meno, la trappola è pensare di essere felici solo quando avremo raggiunto una certa meta, invece il bello è decidere di essere felici durante il viaggio.
Un tempo lei lavorava come modella e aveva un sogno: comparire sulla copertina di «Cosmopolitan»...
La mia esperienza è in effetti un esempio di come sia facile perdere la giusta prospettiva. In realtà fin da bambina avevo uno spiccato interesse per la psicologia, l'antropologia, le filosofie orientali, ma poi durante gli anni del liceo sono stata enormemente affascinata dal mondo della moda che mi ha aperto grandi opportunità: successo, guadagni, la possibilità di viaggiare... Ma nonostante avessi tutto, non ero felice... Non stavo facendo quello per cui ero nata, quando me ne sono accorta ho voltato pagina.

Laura D'Incalci

b.faverio

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