Giovedì 02 Dicembre 2010

<Noi donne vogliamo
la metà di tutto>

Questa sera alle 20,45 presso la Sala Conferenze INA di via Recchi 11 a Como, il Centro di studi Einaudi ha organizzato con la collaborazione del Comitato per l'Imprenditoria Femminile un incontro con Chicca Olivetti, fondatrice del Movimento «Metà di tutto - 65 sì ma con  onori ed oneri»

Giulia Parini Bruno
Quando ho scoperto attraverso la rete che nasceva un movimento di donne dal nome Metà di tutto, devo confessare che mi sono detta «basta, che noia, l'ennesimo tentativo di coinvolgere le donne e di farle viaggiare insieme». Forse dopo aver letto e saputo quanti chilometri Chicca Olivetti sta macinando, chiamata a raccontare questa avventura, mi devo ricredere. Anche se alcune perplessità le ho esternate nelle domande che ho fatto a Chicca Olivetti in questa intervista.
Innanzitutto da dove nasce l'esigenza di tentare nuovamente a riunire le donne intorno ad un progetto di crescita sociale?
Metà di tutto è un movimento d'opinione che  ha un'ambizione, consociare le varie associazioni di donne ed anche di uomini, perchè no, per sostenere le richieste ed i progetti che Metà di tutto ritiene importanti per la vita delle donne.
Come è nata l'idea?
Semplicemente, chiacchierando con la mia assistente. Ho pensato di usare Facebook e di lanciare la provocazione che se si chiede alle donne di andare in pensione a 65 anni per equipararci all'Europa, allora anche l'accesso al lavoro e i servizi dovevano essere equiparabili agli standard europei.
E cosa è successo?
Ciò che mai avrei immaginato, ho tirato un sasso interessante e la risposta è stata immediata. Ho iniziato a ricevere tantissimi inviti da tutta Italia. Soprattutto le associazioni mi hanno cercata, hanno voluto saperne di più e si sono rese disponibili. Adesso la rete è in costruzione, ma l'interesse è alto.
L'associazionismo femminile in questo momento è in grave crisi. Può essere questo un motivo di risveglio dall'apatia di questi anni?
Lo spero, sicuramente quello che sta capitando è importante, ad ogni conferenza incontro donne di varie associazioni che mi mettono in contatto con altre. È come se non aspettassero altro, uno stimolo, ed in questo i social network sono stati fondamentali, perché a loro si sono aggiunte altre donne ed anche uomini. Sto cercando di creare una grande massa critica, andando sul territorio, soprattutto nelle città di provincia dove vi è molto interesse e partecipazione.
Sono molti i gruppi di «Metà di tutto» che stanno nascendo? Come funzionano?
Sì e sono molto attivi. Ancora non mi sono mossa nè a Roma, nè a Milano. A Milano ad esempio vorrei che si creassero gruppi in periferia. Comunque in ogni regione dove nasce il gruppo, vi sono dei responsabili che fanno molto proselitismo e di conseguenza incontri, molto seguiti dai media locali.
Questa sera a Como di cosa si parlerà?
Strada facendo e ascoltando centinaia di persone, so che sono tre i punti fondamentali non solo per la crescita della donna ma della società e del Paese. Il welfare a favore delle donne, più posti di responsabilità nel lavoro, più presenza femminile nelle istituzioni. Ad esempio per il welfare sicuramente aumentare gli asili per l'infanzia. In Italia siamo il fanalino di coda dell'Europa, con solo il 19.5%, che raggiungiamo grazie a tre regioni virtuose che sono arrivate al 30%. Ricordo che nel 2000 avevamo firmato il trattato di Lisbona dove si chiedeva che in tutti i Paesi europei si dovesse arrivare a realizzare almeno il 33% di presenza asili. In Francia si ha il 39%, così anche la Spagna. Questo non è accettabile, significa penalizzare il lavoro delle donne, ma anche di molti uomini. Significa anche penalizzare la crescita economica dell'Italia.
Gli altri due punti mi pare si leghino tra loro, perchè trattano del famoso soffitto di cristallo che le donne non riescono a sfondare, se non in rarissimi casi.
Nei consigli di amministrazione di questo Paese la presenza è praticamente solo maschile. Con importanti gettoni. La stessa cosa succede in politica, e non solo nelle amministrazioni, ma soprattutto nelle aziende pubbliche, come ad esempio le municipalizzate. Ecco, sono questi gli argomenti che toccherò stasera, ma vorrò anche ascoltare ciò che le donne di Como vorranno dire. Un movimento è tale solo se nasce dalla discussione.

c.colmegna

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