Martedì 14 Dicembre 2010

I castelli comaschi
tra storia & musica

di Giancarlo Montorfano

Papa Gregorio XIV nacque nel Castello visconteo di Somma Lombardo, in provincia di Varese: ma non è finita qui. C'è anche l'avventura di una regina nei castelli della regione insubrica nella recente monografia "Il Castello" edita a cura di Roberta Cordani.
Si tratta della storia di Elisabetta di Wied, regina di Romania, consorte del re Carlo I Hohenzollern e nota come scrittrice con lo pseudonimo di Carmen Sylva, rievocata da Laura Tirelli. La regina poetessa, che pubblicò un libro di liriche da Hoepli, nel 1892, fece riprodurre a Varese la copia esatta del suo castello di Peles Sinaia in Valacchia. Capitò un giorno in quel maniero il celebre scrittore francese Pierre Loti che così lo descrisse nei suoi "Diarii": «Nel corso della mia vita errante mi è capitato, una volta, di fermarmi ospite presso un castello incantato, dove abitava una fata ( e la fata di cui parlo è nello stesso tempo, una regina )». Vestiva sempre di bianco, con un triste velo di laminato d'argento che le copriva il volto e che celava il più grave dolore della sua vita: la perdita della principessina, l'unica figlia.
Andrea Bosco svolge poi un'ampia panoramica dei castelli delle province di Varese, Como, Lecco e Sondrio: l'itinerario parte dalla Rocca di Angera per concludersi al castello degli Andreani a Corenno Plinio di Dervio. Proprio ad Angera è dedicato l'ampio approfondimento di Luisa Chiappa Mauri, "Angera e i Visconti": che ripercorre il valore simbolico che questa famiglia le attribuì fin nel ciclo di affreschi della rocca che celebrano la vittoria sui Torriani nel 1277.
Silvia Donghi ha poi rievocato in una conversazione con Enrico Ruggeri le vicende della "Musica a Carimate": il castello visconteo fatto restaurare dal conte Bernardo Arnaboldi-Gazzaniga nel 1874 fu per un certo periodo a partire dal 1977 la sede degli "Stone Castle Studios": dove il celebre cantautore fece il suo esordio discografico con il gruppo dei "Decibel", primo disco a uscire da quegli studi. Qui incise anche il gruppo inglese degli "Yes". Accanto a Carimate, sono citati nella sintesi di Bosco il Castello del Baradello, quello di Casiglio, la rocca di Monguzzo  e quella di Rezzonico della famiglia Della Torre. Nel Lecchese viene citato oltre a Brivio e a Corenno, il castello di Vezio a Varenna.
Numerose sono le schede di approfondimento sull'area varesina, a partire da un saggio di sintesi, dovuto a Laura Tirelli, che accenna alle imponenti fortificazioni dell'asse Stazzona ora Angera - Castelnovate - Castelseprio - Torba (Gornate Olona ): in particolare il sito di Castelseprio, fatto distruggere nel 1287 da Ottone Visconti. Una particolare trattazione è dedicata al castello di Besozzo e alle attuali sue sopravvivenze.
Gaetano Barbiano di Belgiojoso ricostruisce la storia di "Caidate. Un punto di comunicazione nei secoli", castello di sua propietà, frazione di Sumirago; Tommaso Tirelli narra le vicende del castello di Jerago, appartenuto all'omonimo ramo dei Visconti: anch'esso di proprietà della famiglia Barbiano di Belgiojoso, restaurato dal celebre architetto Lodovico, esponente del gruppo Bbpr (Banfi Belgiojoso Peressutti Rogers ), a lungo di proprietà della celebre e bellissima pittrice Margherita Confalonieri. Anna Maria Orecchia tratta invece della storia del ">Castello Visconti di San Vito" di Somma Lombardo: qui si trova ancora la Sala Papale, dove l'11 febbraio 1535 nacque Niccolò Sfondrati, eletto poi pontefice con il nome di Gregorio XIV.
Giannantonio Pellegrini Cislaghi rievoca infine le vicende della "Rocca di Orino", un castello di probabile origine romana che domina la Valcuvia.
Sandro Gerli ed Emilio Villa si soffermano su "Brivio e il suo castello": «Brivio è il suo castello. Tre torrioni che non hanno nulla di minaccioso né d'inquietante, con le fondamenta affondate nell'acqua placida, ma talvolta, anche capricciosa dell'Adda»: baluardo posto al confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica Serenissima. A conferma dell'antichità del luogo sono alcuni documenti dell'epoca romana: tra cui una capsella paleocristiana ora conservata al Louvre.
L'ultimo capitolo è scritto da Guido Scaramellini, di cui è nota la profonda conoscenza della storia della Val Chiavenna e della Valtellina. «L'incastellamento in queste valli comincia un millennio fa, stando a quel che sopravvive.  Durante il feudalesimo, il territorio, come tutto quello appartenente alla Diocesi di Como, fu investito dall'imperatore a quel vescovo che ne rimase signore fino al 1335, quando gli subentrarono i Visconti di Milano. Furono alcuni casati comaschi, in qualità di vassalli vescovili, a costruire nelle valli quasi tutti i castelli e le torri». Dopo che nel 1525 Gian Giacomo De' Medici detto il Medeghino riuscì ad invadere la fortezza di Chiavenna ritenuta fino allora inespugnabile, I Grigioni che dal 1512 occupavano quelle terre, avviarono lo smantellamento di tutte quelle piazzeforti, togliendo loro la copertura: spesso tutto si ridusse a un cumulo di rovine; ma alcuni borghi turriti, come Bormio, mantennero il loro antico aspetto e fino a una ventina di case-torri nel Seicento: ne rimangono intatte due, quella dei De Simoni e quella degli Alberti. Tra le rovine di un grande passato sono quelle del castello di Grosio e il castello di Bellaguarda a Tovo di Sant'Agata. Torri celebri sono ancora oggi quelle di Teglio e di Castionetto di Chiuro. Rimasero in piedi perché dimora di famiglie fedeli ai Grigioni, il castello Paribelli di Albosaggia e quello dei Capitani di Masegra sopra Sondrio, passato dai Beccaria ai Salis. Sempre in questa zona esistono i ruderi del Castello de Piro, al Grumello di Montagna, dove si rifugiò attorno al 1340 il vescovo di Como Benedetto de Asinago, durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini. Sempre in quel territorio si trova il castello di Mancapane: toponimo che è da avvicinare a quello di Pamperduto, con cui è anche conosciuta la Torre di Segname, presso Gordona, in Valchiavenna: dove si trova anche la torre dei "Colombée" a Samòlaco. Avvolta tra leggende misteriose di regine è la Torre di Domofole in val di Mello.
Imponenti cinte murarie esistettero soltanto a Tirano, Sondrio e Chiavenna:  in quest'ultimo borgo l'attuale edificio chiamato Castello, sorge alla base di quella che un tempo era la doppia rocca: fu poi dimora dei Balbiani.

Autori vari, «Il Castello. Itinerari milanesi e lombardi - Mito, arte, storia in Italia e in Europa», a cura di Roberta Cordani, Celip Edizioni, Milano, pag. 368, 130 euro.

v.fisogni

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