Domenica 26 Dicembre 2010

Tra tante strenne inutili
qui s'accende la poesia

di Vincenzo Guarracino

«Nell'ombra accesa. Breviario poetico di Natale» (Àncora, 125 pag., 13 euro) di Antonio Spadaro non è la solita "strenna" natalizia, intrisa di buoni sentimenti, di quelle che si affollano sui banchi del librai, per essere presto dimenticate; e neppure è solo una silloge di testi poetici più o meno coerenti col motivo della festa. A cominciare dall'intestazione, titolo (desunto da una lirica di Rebora) e sottotitolo rivelano intenzioni e tensioni che indirizzano il lettore verso una fruizione tutt'altro che distratta o superficiale, con la promessa di testi di forte impatto emozionale. Testi che appartengono ad autori, notissimi (come Emily Dickinson, G. M. Hopkins, Jack Kerouac, Kostantinos Kavafis, Czelaw Milosz, Giuseppe Ungaretti, Karol Wojtyla) o meno noti (come Cappello, Damiani, Giangioia), tutti poco o niente inclini a focalizzazioni del tema in maniera scontata o, peggio, oleografica: testi di ossimorica pregnanza, giusto il titolo, lievitati dal senso del Mistero, da brividi di attesa e desiderio, tali da inoculare nel lettore germi di feconda inquietudine. È questo che fa dell'antologia «Nell'ombra accesa» un libro da non tenere sul comodino solo per conciliare il sonno, ma per aprire e chiudere una giornata nel segno della meditazione, della riflessione sul senso della vita, col vademecum di una parola essenziale ed energetica.
Fedele al criterio di mettere insieme testi di autori diversi, una cinquantina, a vario grado riconducibili all'Evento cristiano ma senza essere "devozionali", il curatore Antonio Spadaro, gesuita redattore della rivista mensile «Civiltà Cattolica», distribuisce le liriche in quattro sezioni, accompagnando il lettore in un ideale percorso non "critico" bensì "spirituale" dal «Buio» alla «Visione», dalla «Ricerca» all'«Annunciazione», con brevi note-guida che contengono personali chiavi di lettura. Questo fa sì che ogni testo non viva per se stesso ma riveli un respiro più ampio, proiettandosi in un più vasto contesto, in cui tutti, quali che siano posizioni ideologiche e istanze religiose di ciascuno, possano riconoscere le proprie stesse inquietudini e domande. Una forma di "esercizio spirituale", dunque, per credenti e non credenti, con l'ausilio della parola dei poeti, e noi, pagina dopo pagina, non possiamo non convenire con siffatto auspicio, trovandoci continuamente di fronte a domande, quali quelle contenute nei testi liminari, rispettivamente di Lagerkvist («Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza?») e di Carver («E cos'è che volevi?»), di cui la lettura invera l'istanza più profonda, di «sentirsi / amato sulla terra».

v.fisogni

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