Mercoledì 29 Dicembre 2010

"Scrivo canzoni per raccontare
il mio viaggio nell'anormalità"

Il disco si inserisce in un tessuto locale sempre più affollato da musicisti, cantautori, produzioni in proprio, distribuzioni territoriali di ventura. In questo caso, un piccolo successo in pochi giorni dalla stampa, con oltre un centinaio di copie vendute sul passaparola, nel giro di un paio di giorni. Per qualcuno, qui in provincia, strenna di Natale, tra chi conosceva già lo stile del canturino Emilio Margheriti, ex leader dei disciolti Dasikhané. Sociologo prestato alla musica, appoggiato da «Canto Libero», una casa di edizioni musicali di Mariano Comense. Con la Liberi Tutti Band alle spalle, ecco "Storie", prima esperienza da solista, apprezzata da chi cerca ancora uno stile piuttosto tradizionale del cantautorato vecchia maniera. Come innesto, ascendenze sonore americane, tra sprazzi di blues e country.
Margheriti, il suo è senza dubbio un disco molto tradizionale, soprattutto per quanto riguarda i suoni. È una proposta ancora valida, in un mondo sempre più rivolto a computer e suoni elettronici?
Direi di sì. Si sta perdendo questa vocazione, da parte dei musicisti, di raccontare storie. I testi, per me, sono fondamentali. E i titoli, nel caso di "Storie" invitano al racconto dei brani contenuti nel disco. Introducono allo sviluppo narrativo di alcune immagini, da cui ho deciso di partire per un viaggio nell'anormalità.
Il punto di vista è piuttosto particolare. I protagonisti sembrano essere i cosiddetti «scoppiati»: persone al margine, a volte folli o megalomani, in lotta con se stessi e il mondo. Motivo della scelta?
La diversità è il presupposto da cui parto per scrivere canzoni. "Siamo quel che siamo", ad esempio, è un brano-manifesto, per ricordare che «siamo musicisti, il nostro vivere è raccontare storie». Ed è anche un omaggio a tutte le minoranze. "La ballata dell'onorevole ubriaco" è la cronaca di una bizzarra candidatura olandese, nata con l'intento, da parte di due amici, di abbassare la tassa sul gin. Una promessa poi non mantenuta all'elettorato, con conseguente disfatta.
Ci sono rimandi all'attualità?
Perché no, volendo la si può legare anche alle nostre vicende italiane. Ma sono storie di significato piuttosto universale anche "Il suicidio semiserio del mio amico", dove ricordo le esperienze di un mio conoscente matto, il suo tentativo di usare la tragedia con l'unico scopo di socializzare. E poi, "La fatica", più intima, leggibile come un mio personale tributo al poeta Cesare Pavese.
A proposito di scritti e libri. C'è anche la scelta di utilizzare come distribuzione le librerie del territorio. Perché non altri canali più discografici?
Mi piaceva l'idea di un rapporto diverso. Se vogliamo, più smaccatamente culturale. Ma le librerie sono un circuito interessante e anche più abbordabile per chi non ha alle spalle un'etichetta strutturata come una multinazionale. Qualcosa di più umano.

Christian Galimberti

b.faverio

© riproduzione riservata

Tags