Giovedì 13 Gennaio 2011

Brianza, terra di classici

È curioso il viaggio che uno tra gli scrittori più importanti e rappresentativi dell'Italia di oggi, qual è Eraldo Affinati, ha voluto compiere, restituendoci un particolarissimo itinerario per attraversare la Penisola, dove le mete non sono quelle accreditate dal turismo, ma quelle suggerite dalla letteratura. Ecco così che il viaggio diventa l'attraversamento della storia della letteratura italiana, attraverso luoghi che hanno rappresentato un momento nella vita dell'autore o hanno caratterizzato un'opera, da Dante a Boccaccio, da Galileo Galilei a Ludovico Ariosto, da Alfieri a Leopardi, da Collodi a Pascoli, da Federigo Tozzi a Dino Campana, da Silone a Beppe Fenoglio. Ne è nato un gran libro, "Peregrin d'amore" (Mondadori, pag. 416, euro 18,00) che ha anche un bel sottotitolo, "Sotto il cielo degli scrittori d'Italia", perché attraverso il viaggio di Affinati ritroviamo un aspetto diverso nell'approccio alla nostra letteratura, quella di uno scrittore che presenta, attraverso le storie che incontra nell'Italia di oggi, un racconto critico sui grandi libri della nostra storia letteraria.
Dice Affinati: «La letteratura, anche se viene conservata nelle biblioteche nasce dalla vita e credo che lasci sempre segni indelebili, che sta a noi decifrare. Così per ogni grande scrittore italiano ho scelto un luogo rappresentativo della sua esistenza o della sua opera, ci sono stato e ho registrato lo scarto fra le pagine che avevo letto e l'ambiente in cui mi trovavo. Ho visitato Gerusalemme, inseguendo la Clorinda del Tasso. A Motta di Livenza, in Friuli, sono andato nel punto preciso in cui Italo Svevo ebbe l'incidente stradale che gli costò la vita. Nella Sicilia profonda ho cercato le tracce di Verga e di Pirandello».
Non potevano mancare in questa storia della letteratura ritrovata là dove l'opera ne ha tratto i caratteri, i tre "gioielli" della gran famiglia lombarda, quelli che del nostro territorio hanno raccontato l'anima, vale a dire Giuseppe Parini, Alessandro Manzoni e Carlo Emilio Gadda.
Per quanto riguarda il celebre Abate troviamo Affinati percorrere una cittadina della nostra Brianza, Bosisio Parini, alla ricerca dei "segni eupilini" che aumentano man mano che si scende verso il lago. Ad un certo punto lo scrittore ci descrive la mappa di questa zona, in modo chiarissimo, quasi che il paesaggio si trasformasse anche in una immaginaria carta geografica: «Vuoi scoprire da dove veniva quello che molti ritengono il più grande poeta del Settecento italiano. In una curva a gomito, fra Orsenigo, Alzate e Cantù, fate una sosta scendendo dall'auto. Ecco, laggiù, i tre specchi lacustri: Alserio, quasi soltanto una pozza; Pusiano, dai bordi irregolari; Annone, alle pendici dei monti. Sullo sfondo giganteggiano il Resegone, la Grignetta, la Grigna; più oltre, fuori dalla vista, ci sono il Lago di Lecco e le cime bergamasche. Mentre resti pensieroso sul bordo della strada, passa un nigeriano in bicicletta. Lo segui con lo sguardo finché non scantona verso un cantiere a due passi da te.»
La vita dell'Abate si confronta con il paesaggio naturale ed umano. Due immagini chiudono questa visita a Bosisio: due ragazzine di oggi e l'Abate bambino che duecento anni fa lasciava il paese: «Due ragazzine stanno uscendo di casa dirette al lago: sulle spalle hanno lo zaino con gli orsetti. Camminano una di fianco all'altra, mute, digitando sulla tastiera del cellulare: lo fanno in modo rapidissimo, senza rallentare l'andatura. Provi a immaginarti il piccolo Giuseppe che partì da qui a dieci anni, a piedi, accompagnato da don Francesco Appiani, non si sa se parente del pittore, futuro amico del poeta, per andare dalla zia, a Milano.»
Manzoni invece Affinati lo incontra a Trezzo sull'Adda, là dove la Brianza finisce ed è una rilettura decisamente originale, ma anche forte di una accesa moralità, partendo dalla sua esperienza scolastica come professore, da cui emerge un interesse "attuale", recuperato, verso "I Promessi Sposi": «I promessi sposi li hai letti per davvero solo dopo i trent'anni, quando dovevi spiegarli a scuola. Erano i primi anni Novanta. Insegnavi a Guidonia. Ai ragazzi piacevano moltissimo. Scrivevi insieme a loro le sequenze riassuntive con estrema cura… Le osservazioni scattavano subito: ogni scolaro partecipava alla piccola gara che proponevi. Gli spunti cadevano a pioggia, senza un ordine preciso. Elencandoli alla lavagna avevi l'impressione di recuperare mucchi di monete preziose, ancorché fuori corso, che altrimenti sarebbero finite nella discarica». È l'Adda come  personaggio, con la fuga di Renzo, il momento che Affinati sceglie per spiegare il romanzo, ricercando tracce del racconto di Manzoni in riva all'Adda, ricordando le sue lezioni scolastiche, andando a memorie leonardesche, per finire sul tema dello struggimento con un incontro, dalle parti di Capriate, quello con un gruppo di disabili, che gli corrono incontro e cercano la sua presenza fisica: «È come se da molto tempo stessero aspettando qualcosa in regalo. Ma tu non hai niente da offrire se non il tuo stupore e la tua commozione».
E a Manzoni, «nume tutelare dell'ingegnere», non poteva che seguire Gadda, cercato a Longone al Segrino, davanti a Villa Gadda, «in una perduta Brianza argentina chiamata Maradagàl che fa da sfondo alla "Cognizione del Dolore" e a Roma, nella zona vecchia del Cimitero Acattolico, dove è sepolto e lo ricorda una stele con le parole di Mario Luzi: "Qui, nel cuore antico e sempre vivo di sogni e d'utopie, Roma dà asilo alle spoglie di Carlo Emilio Gadda, geniale e studioso artista dalle forti passioni morali e civili. Signore della prosa. Milano 1893/ Roma 1973"».

Fulvio Panzeri

b.faverio

© riproduzione riservata

Tags