"Broletto", l'avventura
arriva a quota 100

Il periodico illustrato comasco ha compiuto 25 anni: un progetto legato al territorio ma mai provinciale

Broletto, l'avventura arriva a quota 100
Abbiamo fatto cento! Con questa frase ho iniziato l'editoriale dell'ultimo numero della rivista Broletto arrivata a fine 2010 alla sua centesima uscita e a 25 anni di vita (è in edicola dal 1985). Un bel traguardo da festeggiare. L'attuale Broletto vanta un illustre omonimo antenato, stampato a Como tra il 1935 e il 1938, da Carlo Peroni ed Alberto Savinio. Idealmente ne abbiamo raccolto il testimone, ma la nostra storia è ben diversa ed io ho il privilegio di poterla raccontare dall'inizio perché fui, in qualche modo, testimone della sua nascita. Accadde in un freddo inverno. Lavoravo, allora, al Corriere della Provincia, il settimanale comasco che usciva di lunedì. Avevo saputo che c'era nell'aria il progetto per una nuova rivista locale e subito volli saperne di più: la cosa mi incuriosiva. Fu così che conobbi i due padri dell'iniziativa, che, vista oggi, si è rivelata vincente. L'idea e la realizzazione furono di Alberto Longatti (attuale direttore responsabile), apprezzato giornalista anche di questo quotidiano, e di Ferdinando Marelli, che ne era l'editore. Fatta l'intervista le nostre strade tornarono a separarsi, nel frattempo, però Broletto era entrata nel panorama editoriale comasco e si era ricavata un suo spazio. Dopo alcuni numeri, Arturo Della Torre venne chiamato a ricoprire il ruolo di direttore editoriale. Fu da quel momento che iniziai a collaborare alla rivista, in un primo tempo con una serie di articoli dedicati ai vecchi giornali comaschi, tra Otto e Novecento, un mio "grande amore".
Da allora molto… inchiostro è passato nelle stampanti e tanti articoli sono stati scritti. Le prime uscite erano in bianco e nero, poi arrivò il colore. Purtroppo, arrivarono anche i lutti. Nei primi anni Novanta un male incurabile stroncò Ferdy Marelli, il cui testimone è stato validamente preso dal fratello Marino, orgoglioso di quella eredità. Nel 2000 venne a mancare anche Arturo Della Torre. Oggi, da dieci anni, il suo ruolo è passato a me.
Ogni direttore editoriale ha un suo mondo culturale e la rivista che confeziona finisce per diventarne un po' lo specchio. Della Torre era un fine letterato ed interessato di gastronomia. Il "suo" Broletto risentiva di tutto ciò. I miei interessi vertono sulla ricerca storica contemporanea, in particolare nel Comasco e nella rivista, a dieci anni di distanza, questo si vede, perché il settore dedicato alla storia, nelle sue più diverse declinazioni, c'è anche la storia postale, è molto presente. Ovviamente tutto ciò si verifica in piena sintonia con il direttore responsabile e l'editore.
"Broletto", però, non si ferma qui. Come sanno i lettori nelle sue pagine si trovano articoli che trattano di arte, di curiosità, di personaggi di ieri e di oggi, di passeggiate, di località da riscoprire, di sport e di tanto altro ancora.
Nel corso degli anni è capitato che qualche lettore abbia "saltato il fosso" e sia passato nel novero dei collaboratori. Oggi essi sono oltre una ventina, tra loro ci sono giornalisti ed esperti di materie varie.
In una vita tutto sommato lunga per una rivista locale, non mancano gli aneddoti. Ne valga uno per tutti, legato alla pubblicazione di inediti, di cui poi vi parlerò. Ci è capitato di pubblicare un racconto giallo. Si trattava di un omicidio che era stato occultato tra i morti dell'alluvione di Tavernerio negli anni Cinquanta. Quel testo arrivò in redazione direttamente da un supermercato! Un nostro collaboratore, abile e molto legato alla testata, era in coda alla cassa e si era messo a parlare della rivista, la signora che gli stava accanto aveva un racconto nel cassetto, che  decise di tirare fuori per noi. Il testo valeva e fu pubblicato.
Una delle prerogative di "Broletto" è stata quella di proporre spesso inediti, di diversa natura. Per restare sul piano letterario citiamo un romanzo di fantascienza opera di un nostro insospettabile collaboratore, che in genere si occupa di poesia. Sul versante storico, ad esempio, abbiamo proposto alcune lettere spedite a fine Ottocento dall'Australia a Lezzeno. Attualmente stiamo pubblicando un memoriale di Luigi Girola, curato dalla figlia, nel quale "nonno Luigi", mancato da pochi anni, racconta della Como anni Venti e Trenta, in particolare del Borgovico.
Da questo e da documenti simili si può ben vedere non solo come è cambiato "Broletto", ma come è cambiata Como.
La città, però, non è il nostro solo centro di interesse, anche il circondario trova spazio sulle nostre ottanta pagine. Le località più gettonate sono Blevio, Torno, Maslianico e Cernobbio, con puntate nell'Appianese.
Broletto è una rivista di quelle che un tempo si definivano "di varia umanità" legata al suo territorio, ma aperta agli stimoli più diversi, quindi mai provinciale, nel senso deteriore della parola.
Broletto è paragonabile ad una grande sartoria, i collaboratori con i loro articoli forniscono la stoffa, io preparo il modello, ma l'abito è confezionato, con le sue impaginazioni, da Elisabetta Marelli. Il tutto è basato su un riuscito gioco di squadra. Festeggiamo, coi lettori e grazie a loro, il numero 100, ne siamo felici ed orgogliosi, ma nel frattempo è già in produzione il n.101. La sartoria è sempre al lavoro.

Rosaria Marchesi

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