Una laghée a Sanremo
La critica: "Indecifrabile"

Primi "assaggi" dei testi delle canzoni di Sanremo (15-19 febbraio).
Il percorso del cantautore comasco, definito dall'Ansa un "piccolo Manu Chao" non sarà facile...

Una laghée a Sanremo La critica: Indecifrabile
di Alessio Brunialti

Papà Tiziano non c'è più, arrivano le responsabilità dell'essere il nuovo capofamiglia, ci sono tre bambini da allevare, una mamma da accudire amorevolmente. E c'è la possibilità, visto il mestiere atipico e bellissimo di cantautore, di artigiano delle parole e della musica, di ricordare la figura paterna con affetto, dedicandole una canzone che avvicina quell'uomo a un mito letterario e, anche, televisivo, quello di Yanez de Gomera, creatura di Emilio Salgari che, per tanti e anche per Davide Van De Sfroos, ha il volto e l'aria simpaticamente birbona di Philippe Leroy.
Questo è il retroscena della canzone che l'artista lariano presenterà al Festival di Sanremo su richiesta diretta di Gianni Morandi e Gian Marco Mazzi. Ma per Paolo Biamonte dell'agenzia Ansa, che ha ascoltato in anteprima i brani della canora manifestazione, Bernasconi è una “curiosità”: «il cantore del laghè (sic, ndr), il dialetto della zona del lago di Como». «Yanez è un testo ironico (di non facile decifrazione) su un sound tipo Manu Chao in piccolo». Basterebbero questa imprecisione - del resto il correttore automatico di Word trasforma sempre “tremezzino” in “tramezzino” e si potrebbe scrivere un piccolo saggio sugli errori di trascrizione di “Sfroos” - e l'accostamento frettoloso al cantore di Clandestino per prevedere, al di là del campanilismo, che la vita sanremese di Davide non sarà solo rose e fiori freschi. Fatto questo preambolo, a quanto pare il livello medio delle canzoni è salito con qualche sorpresa: segnatamente la «bella canzone italiana anni Sessanta» dei La Crus, Io confesso, «con la voce di Mauro Giovanardi che si muove sulle ottave basse tra Bowie e i Japan e un bel "wall of sound" orchestrale» (cosa c'entra tutto ciò con la «bella canzone italiana» non è dato saperlo). Altra sorpresa arriverebbe da Al Bano che propone un testo molto duro e sonorità etniche per Amanda è libera, invece della romanza pucciniana che tutti si aspettano. Non dovrebbero essere indimenticabili, invece, le proposte delle tre star da “talent show”. Né Emma con I Modà né Nathalie avrebbero per le mani brani efficaci, pur essendo già le più accreditate per la possibile vittoria e sarebbe meglio Il mare immenso di Giusy Ferreri. Potrebbe apparire scontato precisare che quello di Roberto Vecchioni, Chiamami ancora amore, nonostante il titolo da romanzo di Moccia, è il testo più bello del festival mentre Battiato, con la scusa che è solo ospite di Luca Madonia, appare solo sul finire de L'alieno, un pop elegante. Rock adolescenziale per Max Pezzali, ballata stralunata con un pizzico di Avion Travel per Tricarico che ha collaborato con il chitarrista di quella band, Fausto Mesolella, pezzo di «eleganza discreta che solo nel finale cede alla convenzione sanremese del  duetto appassionato» per Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario in Alonso. Per le tre signore e veterane in scala, Patty Pravo, Anna Oxa e Anna Tatangelo, rispettivamente una canzone maliziosa, un crescendo pieno di acuti sul finale, e, dopo il contestato inno alla normalità di essere gay, Bastardo si rivolge a un uomo con toni da “dark lady”.

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