Martedì 08 Febbraio 2011

"L'attore è il vero mago
di questa Tempesta"

Approda a Como "La Tempesta" di William Shakespeare, con la regia di Andrea De Rosa e la partecipazione di Umberto Orsini. L'opera, che va in scena mercoledì 9 e giovedì 10 febbraio alle 20.30 al Teatro Sociale di Como, è una retrospettiva dove ciò che è successo "prima" ce lo fanno sapere i personaggi: sarà Prospero a raccontare a Miranda la vicenda dell'usurpazione, della cacciata da Milano, del viaggio in mare e dell'approdo all'isola. I temi cardine dell'opera - vendetta, perdono, morte, rinascita, colpa e libertà - sono sempre presentati in un'atmosfera onirica, dove la realtà si mescola all'illusione. Ne abbiamo parlato con Umberto Orsini, straordinario interprete di mille personaggi indimenticabili, che per l'occasione veste i panni di Prospero.
Umberto Orsini, quando inizia il racconto?
Lo spettacolo comincia da quello che corrisponde al secondo atto: la tempesta dunque non si vede. Nel primo atto la tempesta è provocata da Prospero per far naufragare tutti i suoi amici, e non avviene nella realtà ma come un incubo nella mente di Miranda. I personaggi sono quindi già approdati all'isola all'inizio dello spettacolo, in questa stanza che è come un'isola, in questo luogo che è un palcoscenico, in questo spazio che è fisico ma anche mentale.
Nello spettacolo, realtà ed illusione sembrano confondersi …
Nello spettacolo prevale la suggestione, con immagini da incubo e da viaggio nell'ignoto. Prospero non è un mago con la bacchetta magica, ma è un evocatore di illusioni, di immagini, è un personaggio che fa teatro e in qualche modo questa sua arte non è un'arte magica ma una vera e propria scienza.
Andrea De Rosa ha paragonato «La Tempesta» a un labirinto, dove ciò che conta non è la via d'uscita ma lo stare ad ascoltare le domande che il testo pone…
Quest'isola è come un labirinto e anche qui tutto è illusione ed è raccontato con mezzi teatrali semplici, senza nulla in qualche modo di irrispettoso nei riguardi di Shakespeare.
Alla fine, la vendetta sembra lasciar spazio al perdono. Di che tipo di perdono si tratta?
Il perdono giunge del tutto improvvisamente e senza una motivazione apparente: è la ragione ad imporre a Prospero di perdonare.
Possiamo considerare «La Tempesta» come una metafora della contemporaneità?
Non propriamente: lo spettacolo è contemporaneo nel senso che tutto ciò che avviene è fisico, perché c'è della magia, e quindi tutto quello che avviene, avviene attraverso l'uomo. Nello spettacolo, è l'uomo che muove la macchina teatrale. Il padrone del palcoscenico è l'attore che muove Prospero: è lui il vero mago. Prospero ha bisogno dell'attore, ecco perché è centrale il ruolo dell'attore in questo spettacolo: perché il vero mago è lui.
Come giudica questo spettacolo?
Questo è uno spettacolo molto profondo e interessante: secondo me sarà ricordato come un punto molto importante nella tradizione de "La Tempesta" di Shakespeare data da tanti registi in questi anni. Lo spettacolo di Andrea De Rosa e mio è uno spettacolo di grande importanza dal punto di vista storico del nostro teatro, e sarà ricordato dagli spettatori.

Manuela Moretti

b.faverio

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