Martedì 22 Febbraio 2011

Cingolani, il ragazzo di frontiera
che ha conquistato l'arte contemporanea


"A perdita d'occhio": così si intitola la mostra dedicata da Como a Marco Gingolani, 50 anni, nativo di Maslianico. Sedi: Broletto (Piazza Duomo), Pinacoteca Civica (via Diaz, 84); Biblioteca Comunale (Piazzetta V. Lucati, 1) 19 marzo - 30 aprile 2011; Broletto: martedì-venerdì, 14.00-19.00; sabato e domenica, 10-13; 14-19; chiuso lunedì; Pinacoteca Civica: martedì-sabato, 9.30-12.30; 14-17; domenica, 10-13; chiuso lunedì; Biblioteca Comunale: lunedì-sabato, 14.30-19; martedì, 9-12;14.30-19; chiuso domenica.


di Marco Cingolani

In questi anni mi sono sempre fatto vanto di essere nato a Como e d´essere cresciuto sul confine della Svizzera, a Maslianico, paese dal nome sdrucciolo e seducente. Orgoglioso non solo per l´innegabile richiamo turistico del luoghi,  ma per il desiderio di sottolineare la mia identità culturale formata in un territorio  che mi ha fatto crescere in confidenza con la bellezza naturale e artistica; penso alla luce smaltata di certi giorni primaverili, alle linee impeccabili dei palazzi razionalisti, il rigore delle chiese romaniche,  la seduzione delle ville che punteggiano le sponde.
Anche il vivere sul confine rinforzava  questa  identità, seppur declinata nelle tante sfaccettature dei dialetti che a Maslianico, paese d´immigrazione, si sovrapponevano, diluendosi poi in un forte sentimento comunitario.
Eppure è stato inevitabile andarsene, proprio perché una formazione di bellezza non può che essere cosmopolita ed aperta al confronto, soprattutto negli anni settanta, quando era indispensabile stare fisicamente in altri luoghi, per informarsi ed imparare. Nel 1978 andai a studiare a Milano, frequentando l´ambiente creativo underground dove l´arte si mischiava con la moda e la musica punk. Furono anni che vedevano l'Italia al centro del dibattito artistico internazionale, stabilendo un sorprendente ed eccitante primato mondiale sulla pittura, il design e la moda. Comunque il mio rapporto con Como non si è mai interrotto, grazie alla  mia famiglia che mi è stata sempre vicino, soprattutto negli esordi, confusi e squattrinati. Addirittura la persona più importante per la mia formazione artistica fu Luciano Caramel, professore all´Accademia di Belle Arti a Milano, che mi fece aprire al mondo dell´arte contemporanea d´avanguardia. Adesso che sono diventato professore anch´io, ed insegno all´Accademia di Palermo, cerco sempre di riproporre l´entusiasmo provocato dalle sue lezioni: come diceva Montaigne «insegnare non è riempire un vaso, ma accendere un fuoco». Evito di fare il riepilogo delle mie mostre, mettendo in fila successi e flop, anche perché cercherò di farlo nelle mostre che, fra qualche settimana, inaugurerò grazie all´invito dell´assessore alla cultura Sergio Gaddi. Il primo incontro accadde due anni fa, sotto un mio quadro esposto alla Biennale di Venezia, dove Gaddi mi  disse sorridendo, ma serio: «non sarebbe ora di tornare a casa?». Apprezzai l´invito, anche perché la mia ultima mostra a Como era stata nel 1996 a Villa Olmo, nella rassegna «Contemporanea» organizzata da Caramel e Paolo DeSantis, dove ebbi l'onore di frequentare il grande Ico Parisi e di progettare assieme a lui un intervento ambientale usando ad arte la spazzatura. Esporre a casa proprio è un avvenimento importante e mano a mano che il tempo passava l´entusiasmo si trasformava in paura, soprattutto perché ogni mia richiesta era esaudita: Il Broletto, la Pinacoteca, La Biblioteca. La mostra si ingrandiva, proprio perché volevo mostrare in un solo colpo d´occhio il lavoro di questi venticinque anni, dai primi quadri fino agli ultimi che sono stati esposti nella prestigiosa rassegna veneziana. Sentendo il pericolo  del tono celebrativo, quasi postumo, mi sono posto l´obbiettivo di dipingere delle opere inedite che potessero dare un nuovo impulso formale al mio lavoro; quadri che ancora non sapevo fare, ma che sentivo essere indispensabili per realizzare una mostra completa, piena di passato, ma soprattutto di futuro. Così sono arrivate le grandi tele che saranno esposte nel grande e prestigioso salone del Broletto, quadri "a perdita d´occhio" nei quali il colore si sovrappone sfumando in dettagli sovrapposti che allargano e dilatano la percezione dello spazio, esattamente il contrario dello spazio fotografico che accorcia e comprime le distanze. Ho avuto quasi due anni per preparare questa mostra, ma come sempre mi capita terminerò i quadri qualche ora prima dell´inaugurazione, con lo stesso sentimento d´amore e d´ansia per il debutto. Invece nella sede della Pinacoteca di via Volpi abbiamo scelto con Luca Beatrice, bravissimo critico d´arte ed amico, quaranta opere che mostreranno il mio percorso artistico, partendo dai quadri astratti d'ispirazione razionalista, passando dalle famose "Interviste", sino a quelli dove la figura si scioglie nella sinfonia dei colori; "Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro del 1989", "L'attentato al Papa" del 1991, "Abitare il rosso del 1999", "Il battesimo di Sherlock Holmes", saranno esposti nelle tre sale del primo piano e, grazie all'idea della direttrice dott.ssa Casati, anche nelle sale dedicate al Novecento comasco. Infine in Biblioteca, luogo fondamentale grazie alla quantità di libri presi in prestito, esporrò un pannello con un mio sguardo sui 150 d´Italia. Ovvero per ogni anno sceglierò un avvenimento che lo rappresenta, indicando solo avvenimenti positivi, invenzioni, libri, film, design, canzoni, fumetti, elementi che, a mio personalissimo avviso, costituiscono il costume italiano;  ad esempio nel 1962 la straordinaria invenzione del Das da parte del comasco Dario Sala, mentre nel tristemente noto 1939, per fortuna, il Cavalier Felettti inventava lo stecco che tiene ancora oggi il gelato. Sono veramente felice di poter festeggiare i miei primi cinquant'annicon una grande mostra nella mia citta, con la speranza di poter interessare anche i visitatori.

b.faverio

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