Venerdì 25 Febbraio 2011

Borsieri, anticipatore
della critica moderna

Girolamo Borsieri (Como 1588-1629) letterato poligrafo dai più disparati interessi fu lodato dai contemporanei per le conoscenze letterarie, artistiche, musicali, storiche e per lo stile laconico e arguto della sua scrittura. A questo grande erudito che amava l'essenzialità, detestava gli orpelli e le futilità e nel suo secolo costituì una sorta di "rara aves" ha dedicato un'indagine un giovane studioso Sandro Piazzesi, autore di una monografia di 316 pagine ( "Girolamo Borsieri. Un colto poligrafo del Seicento", Firenze University Press editore. Euro 19.90).
Il senso di questa indagine è  mirabilmente scolpito dalle parole dell'autore di questa indagine che ha scritto nella Premessa: «Girolamo Borsieri fuse il rigore dell'indagine storica, il gusto per il bello, l'aspirazione al bene e al giusto, con un senso di concretezza derivatogli forse dall'origine mercantile. Le sue descrizioni di opere d'arte, le considerazioni sugli artisti, le opinioni critiche sulla produzione poetica antica e coeva, i suoi pareri estetici e teorici sono stati avvicinati talvolta alla sensibilità della critica moderna. Amava la sinteticità del discorso. Uno stile laconico, arguto e salace caratterizza la sua produzione poetica, mutuata dal genere dell'epigramma antico. Agli antichi guardò, infatti, come modelli di sintesi concettuale. Studiò molto e produsse anche molto, ma pochi dei suoi scritti furono pubblicati».
Girolamo Borsieri nacque a Como ai primi di marzo del 1588. Il padre Giambattista era un mercante di stoffe, ma con una grande passione per le arti e la miniatura, la madre, non citata nell'atto di battesimo della Parrocchia di san Giacomo, apparteneva alla nobile famiglia Rusca. L'esercizio della mercatura rafforzò le fortune della famiglia, che possedeva la villa Il Giardino nel quartiere suburbano di Borgo Vico, proprio nelle vicinanze del monastero di Santa Teresa, che fu abbattuto negli anni Trenta, per costruire la variante stradale mai realizzata. Il padre inizò una preziosa collezione di opere d'arte, raccogliendo opere di vari artisti, tra cui Giacomo Tintoretto e del Morazzone. Educato dapprima a Como, poi a Milano, seguì la sua formazione presso il Collegio dei Gesuiti di Brera. A Como Girolamo ebbe anche un'educazione musicale e scrisse alcune canzoni. Abbandonata la composizione si dilettò comunque sempre di questa disciplina. Rivolse però poi decisamente la sua attenzione alla poesia: compose nel 1606 una favola pastorale, "L'Amorosa Prudenza" e una serie di Madrigali. Queste opere furono edite nel 1610 e nel 1611, mentre del 1612 è la pubblicazione di un altro libro di madrigali con il titolo di "Scherzi". Letterato completo, traduttore dalle lingue classiche, si dedicò alla stesura di una "Grammatica" che non vide mai la luce. Convinto assertore delle virtù morali della letteratura, seguì la sua vocazione religiosa prendendo i voti nel 1612-13, non per desiderio di ricchezze come ebbe a scrivere al fratello Alessandro: «Ho eletto la vita clericale per compir la propria inclinazione, e per compiacer insieme all'altrui desiderio, non per arricchir la famiglia con il patrimonio cristiano». Visse tra Como e Milano, collaborando con numerosi letterati della cerchia del cardinale Federico Borromeo, che proprio attorno a quel periodo avviava la fabbrica della Veneranda Biblioteca e l'Accademia Ambrosiana, costituita per facilitare le raccolte dell'arte antica  e lo studio delle antiche tradizioni del Cristianesimo: in questo ambiente il Borsieri svolse la sua attività di consulente per l'acquisto di opere d'arte e numerose indagini storiche. Tra queste ne vennero pubblicate tre abbastanza celebri: le prime due memorie relative alla Rovina di Piuro e al supplizio del vicario episcopale Niccolò Rusca del 1618 inviate al letterato comense Paolo Maria Montorfano ed edite nello stesso anno a Milano da Malatesta. Borsieri, che si trovava da quelle parti, ne scrive il "primo ragguaglio": il 4 settembre del 1618 una frana distrusse il paese della Val Bregaglia causando più di mille morti. Lo stesso giorno l'arciprete di Sondrio Rusca da Bedano, venne ucciso a Thusis dopo  atroce supplizio dai Riformati.
Altre due importanti lavori furono editi: il primo a Milano nel 1619, è il "Supplimento della Nobiltà di Milano" dello storico Paolo Morigia, fondamentale per la ricostruzione delle vicende artistiche dell'arte lombarda; l'altra ancora a Milano nel 1624, è la "Vita della Beata Maddalena Albricia", rifacimento di un lavoro giovanile mai pubblicato.
Gli ultimi anni della sua vita furono tristissimi: rovesci familiari, accuse al padre, un delitto commesso dal fratello Alessandro, gravi problemi di salute, ne piegarono la fibra poco più che quarantenne, l'8 luglio 1629.
Fra i suoi estimatori spiccano i nomi di Federico Borromeo e Giovan Battista Marino. Nel Novecento la sua figura d'intellettuale è stata resa nota dalla critica storico-artistica, in particolare da Luciano Caramel e Mina Gregori, alla quale hanno fatto seguito altri interventi d'interesse letterario, linguistico e musicologico. Nondimeno ancora oggi molte delle sue opere sono rimaste manoscritte, come gran parte dell'epistolario e si trovano per lo più nella Biblioteca Comunale di Como e in alcune biblioteche milanesi. Piazzesi presenta gli scritti editi e inediti e ripercorre la fortuna critica del Borsieri. Per la prima volta vengono pubblicati dall'autografo comense, i suoi madrigali sacri: "Il Salterio Affetti Spirituali". Si tratta di un'ulteriore conferma dell'importanza dei manoscritti conservati nella nostra Biblioteca Comunale.

Giancarlo Montorfano

b.faverio

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