Giovedì 03 Marzo 2011

Savinio, la sfida di "Broletto"
e la parentesi lariana

Fra un viaggio e l'altro della sua vita, Alberto Savinio fece sosta a Como. Più volte, se contiamo qualche week end sul Lario nel secondo dopoguerra, quando il poliedrico scrittore/pittore/musicista si era trasferito a Milano. Fu probabilmente durante una di queste visite che si concretò la vendita di un suo grande dipinto, "Il matrimonio del Gallo" con personaggi in ricchi costumi del Rinascimento ma dalla testa di animale (un gallo, uno struzzo, un cane). L'acquistò l'avvocato Angelo Luzzani, che per molti anni tenne il quadro nel vestibolo del suo studio professionale.
Una breve soggiorno di Savinio nel Comasco merita una particolare attenzione. Nei primi mesi del 1935, quando stava traslocando a Roma da Torino, sua dimora per qualche tempo, gli venne consigliato di prendersi una breve vacanza in un luogo ameno, dove respirare una boccata d'aria pura. In montagna, dunque, ma non troppo elevata, adatta al figlioletto nato da poco, il 22 dicembre 1934, Ruggero. Perché non scegliere un luogo come Brunate, qualcuno gli deve aver suggerito. Ed ecco infatti che l'artista con la moglie Maria Morino e il figlio arrivano in treno, prendono la funicolare e trovano posto in un albergo brunatese.
La notizia della sua presenza giunse ben presto all'orecchio della piccola comunità comasca di operatori culturali. In particolare, suscitò l'immediato attenzione di un gallerista milanese, Carlo Peroni, che aveva acquistato una villa a Blevio costruita a metà Ottocento dal conte belga Chasstner de Visart e lì era solito ospitare signorilmente artisti, letterati, intellettuali di ogni genere. Il Peroni, uomo di gusto raffinato e dall'intelligenza vivace, si recò a Brunate per incontrare Savinio e proporgli di partecipare ad un progetto che proprio in quel periodo stava pensando di realizzare, la pubblicazione di una rivista mensile dedicata a temi locali ma nelle intenzioni con un respiro più vasto, capace di valicare i confini territoriale per rivolgersi a lettori di ogni genere: "Broletto".
Evidentemente Peroni deve essere stato persuasivo, perché Savinio accetta di fungere da condirettore di una pubblicazione che nobilita i contenuti ampliandone i significati, trasformando una possibile ennesima manifestazione di stampa "provinciale" in una dimostrazione che nella provincia italiana - in questo caso, la Lombardia - storia e patrimonio naturale sono elementi di portata universale e che per valorizzarli come meritano basta soltanto considerarli per quel che sono. Un programma valido a precise condizioni: occorre spendere per realizzarlo adeguate risorse culturali, ivi compresa una scrittura di elevato livello.
A prova che le intenzioni corrispondevano a potenzialità esistenti, Peroni mostrò a Savinio la copertina della rivista, affidata a un designer d'eccezione, il più rinomato scultore del momento, alfiere della modernità, Arturo Martini, che era suo ospite proprio in quei giorni a Blevio. Un ospite creativo: nella quiete del paese rivierasco trovò infatti l'ispirazione per modellare in creta alcune delle sue più celebri opere, quali "Il centometrista", "Il ratto delle Sabine", "Ulisse" ed altre. E per l'amico-mecenate di buon grado si prestò per reinterpretare scavando nella morbida creta con una vigorosa plasticità la piccola "rana" che orna il portale del Rodari sulla fiancata a nord del Duomo. Fra parentesi, la piccola scultura non venne poi colata in bronzo, e quindi purtroppo non ne è rimasta traccia.
Savinio si entusiasmò per l'eccellente "mano" di Martini e nell'articolo introduttivo che scrisse per il primo numero di "Broletto" la sua convinta adesione agli intenti dell'impresa editoriale è percepibile. Ma l'articolo venne inviato da Roma, dove nella primavera del 1935 Savinio si era già stabilito. Allora non esisteva come oggi la trasmissione istantanea a distanza di immagini e parole, bisognava ricorrere solo al servizio postale. E la lontananza da Como, con l'impossibilità di visionare preventivamente le bozze della pubblicazione, era inevitabile che provocasse la disaffezione dell'improvvisato condirettore. Dopo i primi tre numeri della rivista, il fratello di De Chirico diede, con rammarico, le dimissioni. Senza la sua prestigiosa firma, "Broletto", che pure era avvantaggiato dalla collaborazione di Carlo Linati con una decina delle sue gradevoli "Passeggiate lariane", non resse l'impegno a lungo. Uscì infatti per tre anni, dal 1935 al 1938, scarsamente favorito nelle vendite dai lettori che allora avevano altro per la testa, frastornati da rumorosi appelli militareschi ben diversi dagli idilliaci minuetti linatiani. La guerra stava per dilaniare l'Europa, imponendo il silenzio a tutte le pubblicazioni che non fossero in qualunque modo allineate con la propaganda del regime. Nessuno dei protagonisti della breve avventura editoriale, Peroni Linati e tantomeno Savinio, era certo proclive a diventarne succube portavoce.

Alberto Longatti

b.faverio

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