Martedì 08 Marzo 2011

Quella svolta al femminile
già entrata nella Storia d'Italia

Dall'inizio dell'anno sembra di vivere in quella dimensione quasi sospesa che preannuncia un cielo minaccioso con l'aria ferma immobile. E da lontano «urla di bombe e grida di battaglia» come pensa il Cavallo in mezzo al prato di Luciano Berio. La presa di coscienza di uno stato di pericolo e della necessità di reagire con determinazione si stanno e si sono espresse in un libero e bellissimo sfogo "Se non ora quando", partito da poche donne e trasmesso in meno di due settimane a centinaia di migliaia di persone, che si sono sentite aggregate ad un pensiero comune. E non si tenti in modo supponente di etichettare il movimento come uno sfogo di donne ammalate di moralismo, come già si propaga. No, cari e care signore decisi a sostenere, oltre ogni lapalissiana verità, che il mondo si è "modernizzato" e che bene fa chi si fa furbo e disonesto. Non è questa la società che vogliamo, noi, che siamo innanzitutto persone - non importa se uomini o donne - e che facciamo tesoro della complessità della vita, con tutti i suoi carichi di fatiche e di delusioni, ma anche degli affetti e dei momenti di felicità. A questo livello ci confrontiamo, decisissime a riportare su un piano di civile convivenza una politica che sembra aver perso la bussola, disorientata, autoreferenziale e incapace di rimboccarsi le maniche.
Se non ora quando non è di per sé strumentalizzabile perché travalica schieramenti e religioni. E' un moto di insofferenza verso percorsi cavillosi o spesso maramaldici, tesi a soddisfare interessi più o meno leciti. Sempre che il lecito rappresenti ancora una parola in uso nel nostro paese! E l'insofferenza nasce come contrasto alle troppe aggressioni. Gli episodi non si contano. E la nostra città non ne è certo immune.
Mi riferisco in particolare al contesto che più pratico e conosco. Ciò che ha subito in questi ultimi anni il mondo culturale è inenarrabile e anche inconfessabile. Bene ha fatto sul Corriere della sera Tullio Gregory a denunciare con lucida chiarezza e dati precisi lo stato delle cose invitando il futuro Ministro dei Beni e delle Attività Culturali a compiere analisi puntuali che portino a capire come si sia potuto verificare un tale disastro, che tutto ha meno che i connotati della trasparenza e del buon governo. Il cinismo con cui si sono messi alla porta e sul lastrico una quantità enorme di lavoratori qualificati legati alla spettacolo e alla cultura - per definizione appartenenti perlopiù al mondo del precariato e dei contratti atipici - e la leggerezza con cui si sono cancellate orchestre, attività concertistiche e musicali o teatrali o della danza, cinema, teatri, archivi, corsi, concorsi, ha registrato un crescendo impressionante. Si è preteso di far passare nell'opinione pubblica che Biblioteche e soggetti culturali quali la Cini di Venezia o l'Accademia della Crusca o la Fondazione Rossini di Pesaro o il Festival dei due mondi di Spoleto, fossero stati illecitamente o inutilmente finanziati dai governi precedenti, quasi si trattasse di favori non dovuti per un servizio sociale, e bollandoli come Enti inutili!
Si è pervicacemente proceduto a penalizzare validissime iniziative culturali e formative sostituendole con avventurosi esempi di entertainment lucrativi (almeno per chi li promuove) presentandoli sotto l'ombrello di un management di grande novità, rilevatosi molto spesso inefficace quanto inesistente. A nulla sono valse le reazioni delle categorie o degli artisti e studiosi dell'arte e della musica. Siccome sono interessati - e certo! - il loro giudizio non vale, anzi è un'aggravante.
Ora siamo con i nodi al pettine e ci accorgiamo che l'Italia ha bisogno come il pane di cultura. Ma davvero? E di quale cultura?  Non vorrei buttarmi su troppo facili ironie ma non credo di scoprire il Santo Graal dicendo che ora si deve smettere definitivamente di scherzare. I danni sono visibili a tutti. Dobbiamo solo ricostruire ahimè, dopo l'alluvione dei guadagni facili, delle scelte arroganti, delle incompetenze gestite con baldanza, e specialmente della mancanza di rispetto per il cittadino e per le professionalità che certo non mancano all' Italia con buona pace di chi decide di penalizzarli. Una quantità enorme di cittadini è pesantemente provata dalla mancanza di qualsiasi prospettiva dovuta a decisioni di contrasto strategicamente errate. Ma è ancor più segnata dalla mancanza di punti di riferimento e di interlocuzione. Dal comprendere che le difficoltà non sono equamente ripartite ma si presentano senza via d'uscita per quelli che non riescono a mettersi in salvo, che non stanno al gioco dei feudi e dei potentati più o meno nazionali, regionali, locali.
È da questa concezione che occorre fuggire e occorre reagire. Da qui nasce la forza di Se non ora quando che è impressionante e determinata. Le donne che hanno dato inizio al movimento, pur non rinchiudendolo nell'immaginario femminile, dimostrano che non si possono imporre regole incoerenti e in contrasto con la loro volontà di vivere in pace, in libertà, nelle proprie tradizioni, nell'immaginare il proprio futuro con senso di responsabilità e il grande contributo del loro impegno, del loro buon senso  e anche della loro grande fantasia. Tutti avvisati.

Gisella Belgeri

b.faverio

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