Martedì 08 Marzo 2011

"Boldini e la Traviata, binomio che funziona"

È finita l'attesa per "Sgarbi, l'altro", spettacolo che mercoledì 9 marzo al teatro Sociale di Como, alle 20.30, vedrà in scena il popolarissimo professore Vittorio Sgarbi, in vesti inedite. Inserito nella stagione Notte a programma già presentato, l'esperimento che per la prima volta vede il polemista tv e critico d'arte sul palco teatrale, ha incuriosito molti. Per la verità, è lo stesso Sgarbi a evitare l'impegnativo titolo di "attore", scegliendo un ruolo che gli è più congeniale, ovvero quello di conferenziere. La serata, pur  in una forma narrativa, si propone come una conferenza, in cui l'arte sarà protagonista, accompagnata, dalla inevitabile dose di polemica, e da una personale analisi della realtà. Ecco le anticipazioni, dalla voce dello stesso protagonista.
Professore, come si sente, per la prima volta sulla scena teatrale?
A dire il vero, non mi pare che ci siano sostanziali cambiamenti rispetto a ciò che abitualmente faccio. Propongo un percorso di osservazione e di riflessione e non lo faccio in uno studio televisivo o in un auditorium ma in teatro. "Sgarbi, l'altro" è nato con una struttura che prevede un mio monolgo narrativo ma non per questo io voglio essere attore. Non uso i codici del teatro e per questo non posso essere accusato di volermi spacciare per attore. Questa accusa mi fu mossa, qualche tempo fa, da una giornalistya di Repubblica ma io ho replicato che potremmo sottotitolare lo spettacolo "Lezioni di arte e di vita".
Il titolo di questa sua prova sembra suggerire un itinerario nuovo e sperimentale…
L'altro Sgarbi che vedrete in scena, emerge per il fatto che qui non mi trovo davanti ad un interlocuotore, uno di quei personaggi che, in genere, mi fanno arrabbiare in televisione e che io definisco "capre". Qui sono da solo e posso spaziare con un considerevole arco di tempo, per il mio racconto. Non voglio interpretare altri che me stesso.
Qual è il filo rosso dello spettacolo?
Parlo soprattutto di "crolli" e propongo situazioni e immagini diverse: dal crollo delle Torri Gemelle al crollo del Muro di Berlino, dalla demolizione di una palazzina liberty a Milano alla distruzione dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan. E' una successione di eventi che ovviamente vedo legati alla crisi di un'epoca.
Dunque lo spettacolo propone un giudizio sui tempi che stiamo attraversando?
E' una domanda difficile perché io non voglio, in realtà, dare alcun giudizio.  Il mio interesse sta nell'osservazione del reale.
Saranno questi i temi della sua nuova trasmissione, Il Bene e il Male, che partirà, da aprile, su Rai Uno?
Sostanzialmente sì. Soprattutto la prima puntata avrà pressapoco la stessa struttura dello spettacolo, sia per durata che per argomenti trattati.
Passando a argomenti più comaschi, lei ha già espresso consensi alla mostra di Villa Olmo dedicata a Boldini e altri artisti…
La mostra propone al pubblico autori italiani pregevoli e degni di essere conosciuti. Io però ho sempre detto a Gaddi che dovrebbe proporre un itinerario artistico che unisca Mondrian all'astrattismo italiano. I visitatori, calamitati da un artista noto come Mondrian, potrebbero, contemporaneamente, conoscere Badiali, Rho e altri che hanno connotato notevolmente il territorio comasco. Mi chiedo perché Gaddi non abbia ancora pensato ad un simile allestimento.
E cosa pensa dell'idea di coniugare, nell'allestimento teatrale collaterale alla mostra, il Verdi della Traviata a Boldini?
Un'idea molto buona. Va bene così.
                                                                
Sara Cerrato

b.faverio

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