Mercoledì 09 Marzo 2011

Via Francigena, un viaggio
sulle orme di Sigerico

Si fa presto a dire Via Francigena, da qualche anno se ne sente parlare molto, ma a chiedere davvero in giro cosa essa sia si ottengono risposte vaghe. Questo accade perché spiegare con parole semplici cosa sia quella "strada", che un religioso - l'arcivesco di di Canterbury Sigerico - percorse nel 990 da Canterbury a Roma, è un'impresa.
Defirne il tracciato, allo stato delle indagini delle ricerche, ormai si può, ma il difficile è dire perché una persona decide di mettersi in cammino su una via così lunga e arzigogolata e magica. La magia risiede proprio in coloro che la calpestano. Essi sono pellegrini, spinti da motivi di ordine religioso, meglio è dire di fede, ma anche da forti curiosità culturali, storiche, folcloristiche, senza considerare quest'ultimo termine solo come sinonimo di sagre e balere, piuttosto considerandolo come ricerca delle origini di un popolo, di un luogo attraverso le sue tradizioni e i suoi costumi. I pellegrini che percorrono la Via Francigena sono persone caparbie, è gente che sfida se stessa sapendo di dover percorrere centinaia di chilometri a piedi e di dover fare i conti con piaghe ai piedi e difficoltà importanti.
Il difficile tentativo di spiegare cosa sia la Via Francigena e quale sia l'elemento che la rende affascinante per molti l'ha compiuto anche Fabrizio Ardito, un giornalista e fotografo romano che non si è accontentato di quello che leggeva sulla Via Francigena, ma ha voluto andare a vedere cosa fosse davvero. Zaino in spalla, scarponi ai piedi e macchina fotografica a tracolla, Ardito è partito dal Gran San Bernardo è arrivato fino a Roma e poi fino a Otranto, immaginando poi di raggiungere anche Gerusalemme. In trentaquattro giorni di marcia (che lui chiama sempre cammino) i suoi piedi hanno macinato 898 chilometri fino a Roma. In questo lungo incedere, la sua testa, comodamente seduta sul collo, ha avuto modo di macinare a sua volta pensieri, emozioni, immagini.
Tutta la fatica e la gioia dei quasi 900 chilometri sono poi finiti in uno splendido libro, "La Via Francigena", appunto. Il libro è fatto per calamitare l'attenzione di tanti, non solo dei pellegrini, ma anche di chi ama vedere cosa c'è oltre la propria città e, soprattutto, vuole vedere com'è fatto un posto cominciando dall'osservare come è fatta la sua terra in senso letterale: terra, sassi, erba, sabbia, perché dal basso si può capire meglio cosa c'è poi in alto, sopra la terra, lungo una Via che è un'insieme di gemme storico-artistiche-ambientali, ma che è anche una stringa di civiltà, di sviluppo di popoli e di economie. Tappa per tappa, Ardito conduce quasi fisicamente attraverso l'Europa indicando i chilometri di ogni tappa del cammino, il tempo di percorrenza, la storia di ogni fazzoletto di terra che si calpesta, le curiosità che capita di scoprire e che resteranno poi impresse, senza tacere le difficoltà o i consigli per l'uso... dei piedi.
Un lavoro enorme, che non è "solo" da leggere attraverso le parole scritte, ma anche attraverso le foto "parlanti".
Le immagini scattate da Ardito sono tante, golose e di pregio, anche perché restano sempre ben calate nella vita dinamica e contemporanea delle città e dei territori che raccontano; non mandano in sollucchero davanti a paesaggi mozzafiato, al contrario documentano (senza scollamento dalla fatica e dal senso di un viaggio speciale) un'Europa straordinaria attraversata da una Via che non è semplicemente una strada.

Carla Colmegna
<+G_CORSIVO>c.colmegna@laprovincia.it

b.faverio

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