Lunedì 14 Marzo 2011

Il geologo: "La Luna non c'entra
con il terremoto in Giappone"

Alessandro Maria Michetti è professore associato in Geologia al Dipartimento di Scienze Chimiche ed Ambientali dell'università dell'Insubria a Como e i terremoti sono il suo mestiere. Quello in Giappone lo considera un fenomeno "normale", mentre tranquillizza gli italiani: in Italia non ci sarà mai un evento tanto forte. Intanto, dopo la tragedia nipponica, per i più ha fatto notizia lo spostamento dell'asse di rotazione terrestre.
Professor Michetti, lo spostamento dell'asse di rotazione cosa significa per la Terra?
La Terra è come una trottola e il suo asse si muove sempre. I dati a disposizione non consentono però di dare risposte univoche perché il margine di errore è pari al risultato. I rilievi satellitari e a terra, venerdì davano l'impressione dello spostamento dell'asse di 10 centimetri, ieri l'agenzia spaziale diceva che non c'è alcuna evidenza. Accadde lo stesso nel 2004 dopo il terremoto di Sumatra. Il dibattito resta aperto.
Nella nostra vita cambierebbe qualcosa?
No, la nostra vita quotidiana non cambierà. Dalle osservazioni sull'andamento dell'orbita terrestre si dovrebbero percepire le variazioni, ma sarebbero piccolissime e le conseguenze assolutamente non evidenti. In centinaia e migliaia di anni, ci potrebbero essere variazioni climatiche che si ricostruiscono poi su basi storiche. Sappiamo, per esempio, che nel Medioevo e al tempo dei Romani il clima era diverso, e una delle cause è il movimento dell'asse. Poi varierebbe impercettibilmente la durata dell'illuminazione giorno-notte.
E la luna? Si legge che giovedì c'era una "superluna" capace di muovere la Terra.
Non scherziamo! Lasciamo perdere, non ci sono evidenze serie che ci facciano correlare l'attività sismica a quella planetaria.
Come interpreta allora questa tragedia?
Come un risultato "normale" delle placche terrestri, sappiamo bene che sotto il Pacifico l'energia viene rilasciata in onde sismiche, questo era un terremoto assolutamente atteso, possibile, come quelli a Sumatra, in Alaska, in Cile. Sappiamo che ci sono movimenti e dove avvengono, in quali fasce, ed ecco perché la preparazione in Giappone è enorme, ma da una forza come questa non c'è scampo.
Allora dobbiamo incrociare le dita?
No, dobbiamo costruire bene e in Lombardia lo stanno facendo abbastaza bene. In tutta Italia, tranne che in Sardegna, potrebbe esserci un terremoto anche un po' più forte di quello dell'Aquila, ma in Giappone è stato quasi diecimila volte più intenso. Potremmo avere pure lo tsunami, a Messina ci fu nel 1908. Il nostro problema è che abbiamo i centri storici di 2000 anni fa e non possiamo metterli tutti in sicurezza, possiamo invece mettere in sicurezza scuole, ospedali, caserme. Ma ricordiamo che è grazie ai terremoti se abbiamo i nostri splendidi paesaggi.

Carla Colmegna

b.faverio

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