Martedì 01 Marzo 2011

Pozzoni ruba il fuoco sulle spalle di Rubens

di Carlo Ghielmetti

Rubare il fuoco agli dèi. La sfida suprema dell'uomo mortale nei confronti delle divinità. Senza giungere all'impudenza di Prometeo, in ciascuno di noi vive quell'insano desiderio di vincere la gravità e salire sulle alte vette dove risiedono i grandi spiriti dell'ingegno umano, per cogliere, fin quanto è nelle nostre possibilità, un po' di quella loro ispirazione e riportarla sulla terra.
Mi piace allora immaginare Carlo Pozzoni nell' intento di scalare il sacro monte degli immortali pittori, entrare nell'antro di Pieter Paul Rubens e sottrargli dei particolari intensi del suo lavoro per offrirli alla comunità. (...)
Come un moderno Bernardo da Chartres, Pozzoni sale sulle spalle del gigante Rubens per potere vedere più lontano di quanto il maestro  fiammingo potesse fare.
Quello che si coglie con immediatezza nella serie di fotografie dedicate a Rubens è un duplice livello di lettura, che corrisponde peraltro alle due istanze che si dibattono nello spirito creativo dello stesso Pozzoni e che, a ben vedere, rispecchiano in nuce l'eterna lotta che anima la fotografia, fin dalla sua nascita; quella cioè se considerare l' immagine impressa sulla pellicola come specchio fedele delle cose oppure o piuttosto come verità poetica e verità soggettiva dell'artista.
In Pozzoni si nota con chiarezza un primo spirito documentaristico, ovvero quello tipico del fotoreporter che coglie in modo didattico le varie sfumature della pittura di Rubens. Attraverso i suoi scatti è possibile ammirare, come è ormai impensabile fare in qualsiasi stanza di museo, l'aspetto tecnico della pennellata, la perizia tecnica del maestro, il particolare del soggetto ritratto, le geniali sfumature, i tocchi rapidi e immediati.
Ma se si fosse fermato a questo dato, Pozzoni non solo non avrebbe assolto il suo compito, ma non avrebbe nemmeno soddisfatto l'altro lato della sua matrice ispirativa che è quella più squisitamente artistica.
Quella cioè di creare delle nuove opere d'arte. In questa sua serie, infatti, il soggetto scivola in secondo piano rispetto alla forma. Emulo di un personalissimo pittoricismo che si dimostra attento ai linguaggi che l'arte contemporanea ha prodotto, Pozzoni crea delle vere e proprie composizioni astratte in cui il già citato soggetto è preso a pretesto per l'effetto pittorico che vuole ottenere.
In questo, Pozzoni è erede dei grandi maestri della fotografia contemporanea, uno fra tutti Edward Weston, per la sua capacità di metaforizzare le forme racchiuse nelle tele di Rubens, soprattutto quando anatomizza alcuni dei suoi particolari, portando la percezione visiva a un significato altro.

b.faverio

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