Domenica 05 Giugno 2011

Giovanna, la mitica lady
dietro le quinte del jet set

di Giuseppe Guin

Alla faccia della Dolce vita.
Lei, per tutta la vita, si è ostinata a voler rimanere dietro le quinte del bel mondo, ma soprattutto, anche se i più potenti e danarosi del pianeta le sono girati intorno, lei non ha mai smesso un solo giorno di lavorare. Lo ha fatto anche negli anni in cui, per una donna di certi ambienti, era poco onorevole farlo e continua pure oggi, anche se l'età della pensione è passata già da una ventina d'anni.
Lei è Giovanna Govoni Salvadore, storica "public relation" del Grand Hotel Villa d'Este di Cernobbio. La storia della sua vita di lavoro e quella delle star che le sono passate appresso, è tutta scritta in questo suo libro dal titolo: "My Dolce vita", pubblicato a New York. A dire il vero, ci hanno provato in tanti, fin da quando era giovane, a farla smettere di lavorare, ma non ci è mai riuscito nessuno. Quando, nell'aprile del 1949, lei confidò all'amica del cuore e collega di lavoro alla compagnia aerea Twa, che si sarebbe sposata con il suo Luca, la reazione della Flavia fu: «Giovanna, che fortunata che sei! Se ti sposi non lavorerai più». E invece non successe così.
Per lei il matrimonio non fu sinonimo di donna di casa, ma di lavoro in Twa, come e più di prima. Anche la futura suocera ragionava esattamente come l'amica del cuore.
Lei, nel '48, quando la invitò per la prima volta a cena, la intrattenne con modi amabili, ma le sue aspirazioni furono subito chiare: «Cara, spero che tu sappia cucinare come si deve, perché il mio Luca è abituato a mangiare bene e mi auguro che tu sappia anche giocare a bridge…». Lei, la Giovanna, la guardò stranita e le disse chiaramente: «Ma io non ho il tempo né di cucinare, né di giocare a bridge! Io lavoro in Twa e intendo continuare  a farlo». Fu uno scandalo per quei tempi, ma lei se ne guardò bene dal licenziarsi e continuò nella sua professione. Qualche anno dopo ci provò persino Angelo Rizzoli a farla smettere di andare in ufficio.
Quando il fondatore della casa editrice milanese decise di assumere, come assistente, proprio il marito Luca Salvadore, la sua prima preoccupazione fu quella di relegargli in casa la consorte. «Ti immagini i pettegolezzi della gente? - gli disse chiaramente - Se tua moglie continua ad andare a lavorare, di sicuro ci sarà qualcuno che andrà in giro a dire che Rizzoli non ti paga abbastanza». Non aspettò nemmeno una reazione. Gli chiese l'importo dei due stipendi, il suo e quello della Giovanna, e quando Luca Salvadore glieli mostrò, lui non fece una grinza. Prese una penna, li sommò, guardò il totale, lo raddoppiò e lo propose come compenso mensile. Quello sproposito di soldi fu la prima retribuzione di Luca Salvadore alla Rizzoli, lei, però, la moglie Giovanna, non ci pensò nemmeno di smettere di lavorare. Stava già a Villa d'Este e continuò a rimanerci, checché ne dicesse il signor Rizzoli. È proprio grazie a questa sua scelta e a questa sua testardaggine nel non volersi ridurre a fare la donna di casa, che è nato "My Dolce vita". Sono 170 pagine, altrettante fotografie e una narrazione in inglese che ripercorre le tappe più significative della sua vita e gli aneddoti legati ai principali personaggi incontrati. Dalla sua nascita sotto il fascismo, al giorno della Liberazione, quando lei distribuiva caffè e ciambelle calde ai soldati americani. Ci sono gli anni alla Twa e gli incontri con i clienti più prestigiosi. C'è il primo sbarco a Villa d'Este di Alfred Hitchcock, ma anche il colloquio con Frank Sinatra e persino Arturo Toscanini. C'è il fascino di Clark Gable e la stretta di mano con Gina Lollobrigida e Sophia Loren. C'è la foto che la immortala con Kirk Douglas e Robert Mitchum, in accappatoio e immancabile sigaro. E poi Ingrid Bergman, Elizabeth Taylor, Richard Burton e Gregory Peck. Qui c'è tutta la storia di Villa d'Este, quella tutta svolazzi e lustrini delle star, ma anche quella di chi sta dietro le quinte a lavorare come lei e pure quella di chi ha reso questo albergo di lago famoso nel mondo. Dallo storico direttore Mario Arrigo all'ultimo Danilo Zucchetti, da Jean Marx Droulers allo chef Luciano Parolari e poi i clienti diventati confidenti e i figli e gli amici di sempre. Un libro di storie eclatanti, insomma, ma anche di aneddoti minori, qualcuno addirittura imbarazzante, come quello successo all'aeroporto di Ciampino, con Shirley MacLaine. Per andare a ricevere la famosa attrice americana, lei, la Giovanna, decise infatti di sfoggiare l'abito migliore che aveva nell'armadio. Era un completo di Chanel color panna, o meglio, a dire il vero, era una buona imitazione di un completo di Chanel color panna. Con quel capo era sicura di fare bella figura e, con un buon quarto d'ora d'anticipo, scese in sala vip. Il Jumbo atterrò addirittura con qualche minuto d'anticipo, ma appena si aprì il portellone lei raggelò. Sulla cima della scaletta comparve infatti Shirley MacLaine in tutto il suo splendore, ma addosso aveva esattamente lo stesso e identico Chanel. Bastarono però pochi passi per accorgersi che quello non era per niente lo stesso.
Quello che vestiva l'attrice, anziché essere un tarocco, era un vero e originale Chanel, di quelli da boutique, e costati un occhio della testa. Avrebbe voluto sparire, avrebbe voluto essere altrove, ma ormai era troppo tardi e quando, imperterrita, andò a stringere la mano alla diva, lei e tutto il suo seguito si lasciarono sfuggire una risata divertita e nessuno, proprio nessuno, si accorse della differenza, anzi, pare che i più maligni della Twa cominciarono persino sospettare che fosse un tarocco anche quello di Shirley MacLaine. In "My Dolce vita" c'è l'incontro con Oriana Fallaci che partì la prima volta per l'America, proprio accompagnata da Giovanna Salvadore e c'è il ritratto di Bette Davis, attrice dal carattere impossibile, che quando veniva a Villa d'Este passava le ore a chiacchierare con lei, perché le diceva: «Tu sei l'unica italiana con la quale mi piace parlare. Sì, perché sei una delle poche che parla l'inglese come gli americani».
Giovanna Govoni Salvadore, prima donna Pr in Italia, è al suo quinto libro su Villa d'Este: "Kooking Ideas from Villa d'Este" del 1981, "Villa d'Este Cookbook" (1999), "Villa d'Este Style" (2000) e "Tales of Risotto" del 2006. Come gli altri, anche "My Dolce vita", Glitterate incorporated editore, con prefazione di Pamela Fiori e presentato alla sede newyorchese della Rizzoli, è rivolto soprattutto al pubblico americano, ma potrebbe essere in arrivo anche un'edizione in lingua italiana. Servirebbe per raccontare, anche su questo ramo del lago di Como, i segreti di uno dei più prestigiosi Grand Hotel, i volti dei suoi ospiti, ma soprattutto la storia di una donna che ha passato qui la sua dolce vita, non facendo però la star, o peggio ancora cercando di scimmiottarle… ma lavorando. 

v.fisogni

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