Mercoledì 29 Giugno 2011

Mussolini, Clooney e Versace:
storia & gossip nelle ville del lago

di Antonio Marino


I due elementi essenziali del fascino del lago sono il suggestivo ambiente naturale e la traccia che l'uomo ha saputo lasciarvi, tanto con i paesetti fitti di vecchie case che con le ville che si specchiano - austere ed eleganti - nelle sue acque. Proprio le ville, cinquanta fra le più interessanti del Lario, sono al centro di una simpatica guida dell'editore Alessandro Dominioni, firmata da Francesca Trabella, da non molto in libreria.
Si tratta di una pubblicazione che non ha intenti mascherati o aspirazioni nascoste, ma intende assolvere - e lo fa bene - al compito di fornire al lettore una descrizione essenziale e un corredo fotografico minimo che lo mettano in condizione di capire ciò che guarda e ne solletichino magari la curiosità per un successivo approfondimento. Questo carattere volutamente utilitaristico risponde subito al possibile rilievo circa la struttura rigida del volumetto - identici spazi di testo e immagini - che costringono sullo stesso piano, vale a dire in schede della medesima estensione, gli edifici più illustri, a partire da Villa Olmo, Villa d'Este, la Pliniana, e quelli di minor rilievo architettonico e notorietà. Peraltro, i testi dell'autrice (con traduzione inglese a fronte) riescono sempre, in pochissime righe, a restituire l'intrigante appeal di queste antiche e recenti dimore, fatto non soltanto di raffinate soluzioni costruttive e di studiati giardini, ma anche e soprattutto delle pagine di storia che racchiudono e delle quali si coglie la presenza prima ancora di scoprirne i dettagli.
Tralasciando gli edifici più conosciuti, almeno a livello locale, va dato atto a Francesca Trabella di aver saputo - sia pure nella costrizione non indifferente della ristrettezza del testo - suscitare la curiosità e nel contempo fornire al lettore risposte chiare e semplici. Perché, ad esempio, Villa Bernasconi a Cernobbio ci sembra non soltanto una costruzione Liberty ma un vero e proprio monumento al Liberty? Spiega l'autrice che il committente, l'industriale serico Davide Bernasconi, aveva incaricato del progetto Alfredo Campanini e che questi, convinto che «arte, industria, artigianato, innovazioni tecnologiche e materiali moderni andavano coordinati per ottenere risultati armoniosi ed esteticamente ineccepibili», aveva personalmente disegnato tutti gli ornamenti e diretto anche il lavoro degli artigiani.
Ci sono pezzi di storia lontana, in queste pagine. Ad esempio, quella che aleggia attorno alla torretta e ai tetti aguzzi di Villa Troubetzkoy, a Blevio, così chiamata dal nome del proprietario, il principe russo Alexander Troubetzkoy che la fece edificare a metà Ottocento, dopo essere fuggito dal proprio Paese, dove era stato condannato ai lavori forzati per aver complottato contro lo zar. Invece che sulle aspre aspre distese desolate della Siberia, i suoi occhi riposarono sui paesaggi languidi del Lario grazie all'intervento della suocera, la ballerina Maria Taglioni, tanto amata a Mosca che l'autocrate russo non poté negarle la grazia per il genero. Ma ci sono anche pezzi di storia moderna. Come la descrizione della notissima Villa Fontanelle a Moltrasio, a proposito della quale pochissimi ricordano Lord Currie che la fece costruire agli inizi dell'Ottocento, o il proprietario successivo, il filantropo Antonio Besana amico di Giuseppe Verdi, ma nessuno ignora che fu la dimora preferita di Gianni Versace. Nella guida si ricorda che Versace l'acquistò nel 1977, in stato di completo abbandono, e «si occupò personalmente e con grande passione dell'accurato restauro che durò tre anni», ospitandovi successivamente anche Elton John, Sting e Prince.
Non poteva ovviamente mancare, in tema di celebrità, la scheda dedicata a Villa Oleandra «sobrio edificio ottocentesco sulla riva di Laglio, conosciuta in tutto il mondo come residenza di George Clooney, attore e regista statunitense». Francesca Trabella concede poco al gossip, che evidentemente non incontra i suoi gusti, e preferisce - dopo l'obbligatorio accenno alla dimensione mondana attuale - ricostruire la storia dell'edificio, citando ad esempio il soggiorno, a metà dell'Ottocento, di un altro americano, lo scrittore Nathaniel Hawthorne, autore del romanzo La lettera scarlatta. Fra gli altri edifici citati, c'è anche Villa Mylius Cramer Cademartori, a Blevio, che ha una particolarità assai curiosa. Fu infatti «protagonista mancata - così scrive la Trabella - delle ultime ore di Benito Mussolini». L'edificio era stato infatti scelto per ospitare il Duce e la Petacci, prima della loro consegna agli Alleati, ma come è noto il piano fu annullato dai partigiani e la coppia trasportata a Giulino di Mezzera, dove sarebbe andata incontro al suo destino.
Storie tragiche e storie liete, ma tutte su uno sfondo irripetibile, che una paginetta del volume tenta di rendere con le parole scritte dai grandi, da Virgilio a Mark Twain a Verga. Ma forse il brano più sentito è quello di Franz Liszt, uno che il Lario lo aveva vissuto intensamente, e che scrive: «Quando scriverete la storia di due amanti felici, ambientatela sulle rive del lago di Como. Non conosco contrade più manifestamente benedette dal cielo…».

v.fisogni

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