Giovedì 01 Settembre 2011

Archimede riscoperto:
il merito è un po' lariano

Franco Minonzio

(...) Mi fa piacere avere  l'occasione di dire qualcosa su studi che occuparono una discreta parte dei miei anni buoni. L'interesse per la scienza antica fu un prolungamento per me quasi inevitabile della tesi di laurea sul «Teeteto» platonico, un dialogo che verte sulla scienza. Il mio interesse per Archimede fu propiziato dall'incontro con Tullio Viola, una straordinaria figura di algebrista del Politecnico di Torino, educatore dall'animo tolstoiano, ormai fuori ruolo ma attivissimo nelle ricerche di storia delle matematiche. Viola volle coinvolgermi in una sua ricerca sullo «Stomachion», il cui frammento greco era contenuto - come il «Metodo» e una cospicua parte dei «Galleggianti» - solo nel cosiddetto codice C degli scritti di Archimede, un palinsesto pergamenaceo del X secolo d.C. studiato per la prima volta nel 1906 da Heiberg a Costantinopoli, successivamente trafugato, al crollo dell'impero ottomano, e da allora irreperibile.
Attivammo indagini in mezza Europa, e l'entusiasmo di Viola seppe aprire brecce nel silenzio rassegnato dei pochi che avevano visto, di scorcio, il codice: era conservato in Francia, peraltro non benissimo, da quasi settant'anni, tempo nel quale era stato rigorosamente sottratto alle ricerche degli studiosi. Ottenemmo informazioni riservate, che tali rimasero. Basandoci sul solo testo edito, stendemmo, io e l'amico Ivan Garofalo, le parti della ricerca a noi assegnate (io sul frammento greco, lui su un frammento arabo): alla morte di Viola, che gli impedì di concludere il suo commento matematico, il lavoro rimase nel cassetto. Il mio studio su Archimede proseguì, in particolare sugli interessi meccanici, grazie ai lavori straordinari che Wilbur R. Knorr stava in quel periodo pubblicando. Nell'ottobre 1998 il codice riemerse, battuto all'asta da Christie's a New York, e qui acquistato per due milioni di dollari da un anonimo collezionista: il quale, diversamente dal suo illiberale predecessore, consentì lo studio con le moderne tecniche digitali ad un gruppo di studiosi guidati da Nigel Wilson e Reviel Netz. Quando apparve la notizia dell'imminente asta, non potei trattenermi dallo scrivere un articolo sul numero di novembre 1998 di  «Biblioteche oggi» (...)

v.fisogni

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