Venerdì 02 Settembre 2011

Lutto e psicoanalisi
il dolore invade il Lido

di Nicola Falcinella

La sofferenza grande protagonista della giornata di ieri alla Mostra del cinema di Venezia. Oltre al travaglio psicoanalitico dello schermo, ha fatto irruzione il lutto: è morta improvvisamente la mamma di Vittoria Puccini, Laura, a Firenze dove risiedeva. La madrina di Venezia era già partita dal Lido e sarebbe dovuta tornare il 5 settembre e poi restare per condurre la cerimonia di chiusura del festival il 10. La sua attività è al momento sospesa e l'attrice, addolorata per la perdita della giovane mamma di 60 anni, spera «nel rispetto dei media per il suo dramma familiare».
Per chi, pur non esperto di psicanalisi, aveva visto pochi anni fa «Prendimi l'anima» di Roberto Faenza la storia era in parte già nota. David Cronenberg sa però far decollare la storia delle relazioni pericolose (non a caso lo sceneggiatore è Christopher Hampton, lo stesso della pellicola di Stephen Frears) tra Carl Jung, Sigmund Freud e Sabine Spielrein verso altre vette o, meglio, altre profondità. «A dangerous method», nelle sale italiane dal 30 settembre, si è guadagnato il terzo applauso convinto della 68° Mostra del cinema, dopo «Le idi di marzo» di George Clooney e «Carnage» di Roman Polanski.
Il regista canadese de «La zona morta», «La mosca», «Inseparabili», «Crash» e «La promessa dell'assassino» ha portato un film lussuoso che va in prima fila nella corsa al Leone che sarà assegnato sabato prossimo. «Siamo a Venezia 68 e il film inaugurale si intitola “Le idi di marzo” – ha scherzato senza scaramanzie Cronenberg – Bene, io ho 68 anni e sono nato proprio il 15 marzo! Ho fatto tanti film, anche se non quanti Woody Allen, e nel frattempo il mio modo di girare è cambiato. Sono più veloce di quando volevo sperimentare, cerco di dare alla storia quello di cui ha bisogno, perché ciascun film».
La storia inizia nel 1904, a Kussnach non lontano da Zurigo: il giovane medico svizzero Jung (Michael Fassbender), discepolo a distanza di Freud (Viggo Mortensen), prende in cura una giovane malata ebrea russa, Spielrein (Keira Kneightley). Mentre la moglie di Jung partorisce una figlia, tra i due si crea un rapporto che valica i confini di quello tra curante e paziente. La ragazza guarirà fino a laurearsi e diventare psicanalista a sua volta (morirà nel '42 uccisa dai nazisti), mentre Jung va a Vienna e si confronta, e poi si scontra, con il maestro.

v.fisogni

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