Sabato 29 Ottobre 2011

Voltarelli oscura Hevia
Applausi al Teatro Sociale

di Alessio Brunialti

Non si tratta né di una retromarcia né di un'ammissione di colpa, bensì di fornire un'informazione il più possibile corretta e corrispondente al vero. Così ieri, quando su queste pagine, effettuando una prima cronaca della manifestazione, abbiamo pubblicato un "tutto esaurito" al Teatro Sociale per la prima serata del "Rock'n'folk festival" - venerdì - lo abbiamo fatto sulla scorta di quanto comunicato dal Comune di Como: i posti gratuiti erano terminati in prenotazione, aperte le liste d'attesa.
La realtà, una volta in teatro, è stata ben diversa, pur dando per scontata la buona fede degli uffici di Palazzo Cernezzi: platea con molti posti vuoti, alcune file interamente deserte, numerosi palchi disabitati: probabilmente chi si era prenotato (tanto era gratis) poi non ha tenuto fede all'impegno di essere presente. Verrebbe da dire "peccato", se l'evento fosse stato all'altezza delle aspettative, ma per due terzi si è sbadigliato non poco. Andrea Buffa e i Mancamezzora hanno aperto snocciolando un repertorio di forte impronta deandreiana (un brutto aggettivo che non si dovrebbe essere costretti a usare se non esistessero artisti così): sicuramente in futuro offriranno prove più personali. Chi, invece, ha realmente infiammato la serata è stato Peppe Voltarelli: il calabrese è un personaggio incredibile, di quelli che con in mano un pezzo di carta e un elastico riuscirebbero comunque a dare spettacolo, figuriamoci con una chitarra e una serie di canzoni ironiche, toccanti, intense, mai banali, dall'energia migrante di "Onda calabra" alla poesia  soffusa di "Marinai", il vero mattatore dell'evento. Le riserve su Hevia sono dovute alla particolarità della sua musica: più che un concerto una lezione di storia delle Asturias a puntate inframmezzata da eventi musicali accolti con rimarchevole freddezza da un pubblico a quel punto ancora più ridotto in numero che ha applaudito solo la hit "one shot" "Busindre reel", apparsa solo nel finale. Da rimarcare l'esperimento di utilizzare la gaita (la variante galiziana della cornamusa) elettronica come un organetto per un'improbabile "Volver" dell'argentino Carlos Gardel. Sicuramente gli estimatori di questa via etnica alla new age (o viceversa) avranno apprezzato, per tutti gli altri al terzo pezzo si era già sentito tutto.

(Leggi l'intero articolo sull'edizione cartacea de La Provincia di Como, in edicola il 30 ottobre)

v.fisogni

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