Martedì 01 Novembre 2011

Botta come Manzoni
"I suoi luoghi sono miei"

di Alessandra Coppa

Il Premio Alessandro Manzoni alla Carriera, quest'anno, sarà assegnato il 4 novembre a Mario Botta, nella Camera di Commercio di Lecco, alle 16.30. «Botta è un architetto che con coerenza e capacità costruttiva straordinarie ha affrontato temi diversi - ha spiegato Matteo Collura, presidente della giuria -, ma lo ha fatto mantenendo elementi ben riconoscibili e perfezionando un ragionamento sull'identità storica delle forme, dei luoghi, degli insediamenti e delle comunità. Per questi motivi riteniamo che Botta, proprio come l'autore dei "Promessi Sposi", abbia saputo innovare il rapporto tra creazione e storia». Prima della cerimonia, Botta terrà una lezione agli studenti del Politecnico lecchese; subito dopo inaugurerà la mostra di incisioni di Giancarlo Vitali alla "Casa dei Costruttori Lecchesi", la sede di Ance Lecco, da lui realizzata.

Architetto Botta, il Premio Manzoni alla carriera deve essere assegnato e un'importante personalità della cultura europea. In che modo la sua architettura è intesa come impegno culturale e come si rapporta alla identità cultura europea?


Mi piacerebbe che il mio lavoro fosse come la motivazione! Un Premio nell'ambito delle amarezze del lavoro quotidiano, per me rappresenta una forma di consenso, un riconoscimento che fa sempre piacere. Questo in modo particolare, perché viene dal contesto, perché il Premio Manzoni alla Carriera mi lega alla cultura italiana e poi perché i precedenti, Eco, Olmi e Ronconi sono delle personalità che ho sempre ammirato. È sempre difficile parlare di se stessi, riconoscere i propri meriti è per me imbarazzante. Sul mio impegno culturale europeo posso dire che l'architettura trasformando una condizione di natura in una condizione di cultura abbia un compito fondamentale: far sì che l'identità del proprio territorio si rafforzi attraverso il lavoro dell'uomo, attraverso la trasformazione. Una seconda osservazione è che in una società globalizzata come quella in cui noi viviamo, la ricerca della propria identità, delle proprie radici, passi necessariamente attraverso il senso di appartenenza al proprio territorio e quindi attraverso la riconoscibilità di un paesaggio e attaverso un mondo culturale di storie e di memorie che ci appartiene. Da questo punto di vista l'architettura deve essere testimone del nostro tempo, ma anche testimone del vissuto del tempo passato, delle radici, delle fonti, dei popoli estinti. Se questo credo sia il lavoro dell'architetto, è naturale che io debba testimoniare il mio tempo e la realtà della vecchia Europa.
(...)

Ci parli delle sue realizzazioni architettoniche nei luoghi manzoniani, dalla sede dell'Ance a Lecco e alle parrochhiali di Sartirana e Seriate…

Il mio mondo, nella sua macrostruttura, è quello mediterraneo, ma nel senso locale è la Lombardia. Il Resegone è per me un riferimento visivo fondamentale, perchè si confronta con l'Adda, con il piano orizzontale del lago, con le prealpi che precedono il grande piano della pianura padana, sono territori che mi appartengono. Da bambino la mia città era Como non era Lugano, andavo con mia madre al mercato. Da questo punto di vista con questi luoghi manzoniani ho sviluppato un rapporto di prossimità affettiva che forse mi ha lasciato una memoria forte della luce di questi paesaggi costruiti attraverso i piani orizzontali delle acque e le emergenze orografiche. In questo territorio si sono confrontate alcune mie architetture come la chiese di Seriate e Sartirana, due costruzioni interessanti che si innestano in un contesto fortmenete urbanizzato. Si trattava di rinnovare la tipologia attraverso un segno contemporaneo. L'idea è statta quella riprendere la forma delle vecchie cascine lombarde, l'idea del colore della terra cotta, di riproporre quel senso di protezione e di rifugio.

(Leggi l'intera intervista sull'edizione cartacea de La Provincia di Como, in edicola il 2 novembre)

v.fisogni

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