Domenica 13 Novembre 2011

Alida Valli, donna di cuori
Biografia in anteprima

di Nicola Falcinella

«Era bellissima... È inevitabile che mi innamorassi di lei, ma erano tutti innamorati di lei, a cominciare da Soldati, che era impazzito. Era sorpreso, siccome lui è uno che ha sempre urlato, che io avessi successo con Alida parlando sottovoce». Così il regista Dino Risi parlerà, molti anni dopo, di Alida Valli sul set di "Piccolo mondo antico" di Mario Soldati nel 1940.
Un film uscito ad aprile '41 che è uno dei capolavori del cinema italiano di quegli anni e segnò una tappa fondamentale nella carriera di tutti i protagonisti. Soldati, al sesto film, ottiene il suo successo maggiore. Risi, alto e bellissimo, medico mancato, è alla prima esperienza cinematografica e diventerà uno dei grandissimi della commedia all'italiana. La diciannovenne Valli ha alle spalle 15 lungometraggi ed è già "la fidanzata degli italiani" in quei primi mesi di guerra. Le riprese si svolgono da fine agosto a inizio ottobre del '40 tra la Valsolda e il lago di Como e proseguono fin quasi alla fine di novembre in studio a Torino. Per l'attrice nata a Pola nel 1921 e cresciuta, dal '30 al '36 quando andò a Roma per tentare l'avventura nel cinema, a Como, si tratta quasi di un ritorno a casa. Tanto più che frequenta il comasco Carlo Cugnasca, figlio di un ricco imprenditore, con il quale si fidanzerà ufficialmente a fine del '40. Il giovane è di otto anni più grande dell'attrice, con la quale ha una relazione che va avanti tra alti e bassi dalla fine del '38. Una relazione "vivace". Una volta, durante un viaggio in auto da Torino (dove lui frequenta la scuola aviatori) litigano e lei tenta il suicidio buttandosi nel Ticino da un ponte. Nell'agosto '39 Cugnasca si sposa all'improvviso a Bardonecchia con una ragazza conosciuta da poco, ma poi la lascia dopo due settimane per tornare dalla Valli. Allo scoppio della Guerra mondiale, pur non essendo fascista («mi ha aperto gli occhi sul fascismo» dirà di lui l'attrice) decide di arruolarsi in aviazione. «Era bellissimo, era un signore vero. Avrebbe potuto fare l'attore. Alida parlava continuamente di lui» dirà Soldati. In qualche occasione fa visita sul set. Una volta, dovendo Cugnasca partire per il fronte, la Valli scompare, senza dire niente a nessuno, un giorno e una notte, per trascorrere qualche ora con il fidanzato. Facile immaginare l'atmosfera sul set e nell'albergo a San Mamete dove la troupe era alloggiata, tra le sfuriate dell'apprensivo e geloso regista.
Le vicende sentimentali nate intorno al set furono quasi più appassionanti del film stesso, seppure bellissimo. «Dovevo sposarla. Volevo sposarla, ma non è stato possibile» ha confessato Soldati nel '94, parlando della protagonista. All'inizio il regista pensava per la parte di Luisa Rigey a Elena Zareschi, ma è rapito dal primo provino di Alida Valli e la scrittura: «Pochi minuti di provino e ho capito che andava bene. Alida era perfetta: bella, soprattutto misteriosa. Ho detto cominciamo questa scena e lei è partita al galoppo, come una cavalla purosangue. "Ci sali", e quella parte. Voglio quella lì, ho gridato a Carlo Ponti». Secondo qualcuno, tra le ragazze al casting quel giorno c'è anche Giuliana "Jucci" Kellermann che nel 1942 avrebbe sposato il regista. Di quel tempo ne hanno scritto e parlato i diretti interessati, seppure in tarda età, Risi nell'autobiografico "I miei mostri" e Soldati nel racconto "Il momento buono" (pubblicato nella raccolta "Cinematografo") e in interviste dopo la morte della moglie. Hanno indagato quei fatti lontani anche i biografi Lorenzo Pellizzari e Claudio M. Valentinetti ne "Il romanzo di Alida Valli" (1995) e Giorgio Cavalleri in "Alida Valli - Una ragazza di Como" (1996).
Se il film ha come perno l'amore tra la borghese Luisa Rigey e il marchese Franco Maironi, ostacolato dalla nonna di lui, sullo sfondo delle guerre d'Indipendenza, nella realtà è un tumulto di passioni. «Alida, non so se per interesse, o per noia, mise gli occhi su di me. Io ero al settimo cielo. Finito di girare, stavamo insieme» racconta Risi che ne descrive alcuni momenti. Il primo è ambientato sul lago Maggiore, mentre si girano le scene finali, in «un romantico albergo nell'isola dei Pescatori».
«Una sera, io e Alida stavamo nella sala di lettura. Sul grammofono un disco di Sinatra, passione della Valli. Soldati era scomparso, irritato perché aveva visto insieme il povero assistente con la principessa. Ascoltavamo la bella voce di Frank sorseggiando un Bloody Mary quando Alida attrasse la mia attenzione su un tappeto arrotolato dal quale usciva un fil di fumo. Mi avvicinai, sentii un colpo di tosse. Srotolai il tappeto. Dentro c'era Mario Soldati col suo mezzo sigaro acceso. Disse di non capire com'era finito là dentro (Alida moriva dalle risate), ma era chiaro che si era nascosto per sentire quel che dicevamo».
«Avevo tenuto a freno il mio cuore, avevo prudentemente deciso di non innamorarmi e c'ero quasi riuscito. Finito il film, tornammo insieme a Milano. Una sera accompagnai Alida alla Stazione Centrale dove prendeva il vagone letto per Roma. Mentre il treno si muoveva, Alida mi buttò un bacio e disse: "Ti chiamo domani". Non chiamò. La rividi cinquant'anni dopo a Roma dove il presidente Ciampi ci consegnò, come a molti altri, il premio intitolato a Vittorio De Sica». Questo incontro accadrà solo nel 2001. Negli anni '70 l'aveva «incontrata un giorno che usciva da un palazzo alla periferia di Roma. Da allora non ci siamo più visti né sentiti». Però a inizio anni '90, attraverso «una parrucchiera del cinema», l'attrice avrebbe fatto recapitare al regista un bigliettino di poche parole «Ti ricordi? Alida».
Mosse dal rimpianto sono le parole di Soldati, che ne ha fornito più versioni. Ne "Il momento buono" narra di un regista e dell'attrice Roberta (il nome del personaggio che la Valli interpreta ne "La mano dello straniero", terzo e ultimo film insieme). Racconta di aver provato con la protagonista una scena intima su un letto durante le riprese, ma, ancora innamorato di una ragazza olandese che l'aveva abbandonato, aveva ostentato indifferenza. Qualche sera più tardi la Valli si sarebbe fatta trovare nel letto di lui, scappato gridando: «Non voglio queste storie... queste stupidaggini... non posso, non posso... scusami...». Si sarebbero trovati a Roma nella primavera '41 quando ultimavano il doppiaggio del film. Avrebbero passato una notte d'amore, da quello che affermò Soldati quella in cui la Valli fu informata della morte di Cugnasca (il suo aereo abbattuto in Libia il 14 aprile e il suo corpo mai ritrovato). E poi lei sarebbe partita.
Soldati la raggiunse anche a Pola, nell'ultima visita dell'attrice alla città natale ancora italiana, e là le dedicò la poesia "Angelica". Si ritrovarono solo nel '46 per girare insieme "Eugenia Grandet", entrambi sposati (lei con il jazzista Oscar De Mejo) e lei lo accoglie «Ciao, mancato!».

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v.fisogni

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