Martedì 06 Dicembre 2011

Via Poma, il delitto in tv
Silvio Orlando "indaga"

di Marco Castelli

«Abbiamo cercato di mettere il naso in una vicenda che ha tuttora punti oscuri, evidenziando e rispettando il dolore dei familiari di Simonetta Cesaroni». Silvio Orlando ha lo sguardo di chi sa di avere un'importante responsabilità: proprio mentre in Tribunale si sta svolgendo il processo d'appello per Raniero Busco, infatti, toccherà a lui e, in generale, alla televisione raccontare al pubblico il delitto di via Poma. Accadrà martedì, alle 21,10, su Canale 5, con la messa in onda dell'omonimo film tv prodotto dalla Taodue di Pietro Valsecchi e diretto da Roberto Faenza, nel quale Orlando vestirà i panni di Niccolò Montella, un ispettore (unico personaggio di fantasia presente nella sceneggiatura) chiamato a indagare sul caso in seguito all'efferato omicidio del 7 agosto 1990. Per l'occasione, l'attore ha temporaneamente abbandonato il cinema. «È stato stressante - ammette - perché in tv i tempi di recitazione sono più ristretti».

Orlando, come si è accostato a questa fiction, incentrata su una vicenda così nota e, per certi versi, ancora ricca di ombre?


All'inizio ho avuto tante paure: pur interpretando un personaggio di fantasia, infatti, per la prima volta mi sono trovato a raccontare e a confrontarmi con persone e fatti reali. E questo, ovviamente, determina un tasso di responsabilità e di ansia molto elevato. Mi ha però tranquillizzato la sceneggiatura, che si rivolge «più al cervello che alle budella», ovvero predilige il racconto delle indagini al sangue. 

Ha incontrato difficoltà nel girare?

Una delle maggiori difficoltà è stata la mancanza di centralità nella narrazione: differentemente dalle altre fiction, qui, infatti, non c'è un assassino. Trovo però giusto aver interpretato questo film, che solleva diversi dubbi e, soprattutto, compie un salto emotivo, partecipando, attraverso il racconto e le immagini, al dolore dei familiari della vittima.

Che ruolo svolge, in questo senso, Niccolò Montella?

Lui è un personaggio di fantasia, ma, se vogliamo, è l'occhio del pubblico, che va aldilà di ogni tesi investigativa sviluppata in questi vent'anni e si avvicina con rispetto al dolore delle persone. Ho cercato di entrare in questo film in punta di piedi e spero di non essere stato ingombrante. Il vero protagonista di questa vicenda, infatti, è solamente il dolore.

Che immagine emerge di Simonetta Cesaroni?
Quella che lei era: una ragazza vitale. Un aspetto che, in questi anni, è stato dimenticato.

Polemiche e diffide hanno accompagnato la preparazione di questo film. Come attori ne avete risentito?

Sul set, all'inizio, un po' di tensione c'era, ma poi, come sempre succede, ha prevalso l'aspetto lavorativo. In un certo senso, siamo orgogliosi delle diffide e delle polemiche, che hanno riguardato solo la nostra fiction e non i talk show che si sono occupati ampiamente del caso in questi anni: significa che il racconto televisivo e il talento di un attore fanno paura, perché arrivano direttamente al cuore del pubblico.

v.fisogni

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