Martedì 27 Dicembre 2011

Nell'Angelo di Lugano
l'amante di Leonardo

di Alberto Rovi

Di Leonardo è l'ambiguo disegno proveniente da Los Angeles e in mostra a Lugano (fino all'8 gennaio) nel Museo Cantonale d'Arte. É un carboncino su carta blu, oggi di proprietà privata tedesca, in custodia della Fondazione Pedretti.
Perno della rassegna "Tesori a Lugano. 200 opere dalle collezioni del Canton Ticino e della Città di Lugano" il disegno di Leonardo catalizza l'attenzione del visitatore in un percorso (dal Barocco alle soglie della modernità 1600-1880) di per sé carico di fascino con i grandi pittori ticinesi Serodine, Mola,  Discepoli, Torriani, Petrini, per la pittura di figura. La sezione dedicata al paesaggio scorre da esempi nordici di primo Seicento (Joos de Momper e Salomon van Ruysdael) ai veneti del '700 fino alle spettacolari cascate di Ferdinand Hodler del tardo '800. Variegata la sezione del ritratto, spiccano le prove della pittrice neoclassica Angelica Kauffmann, dello scapigliato Tranquillo Cremona  e dello scultore verista Vincenzo Vela. Non mancano le impegnative  pitture "di storia" dell'età romantica a concludere il confronto sincronico tra opere coeve. Sfida più audacemente il visitatore con l'accostamento diacronico di opere lontane nel tempo l'altra metà della rassegna Consonanze. Dialoghi nel tempo al  Museo d'Arte. Qui è stato il criterio estetico a guidare i curatori che hanno operato stimolanti incontri tra ritratti dipinti all'antica e foto moderne, materiali come l'oro applicati ai fondi gotici piuttosto che a legni di un artista concettuale, soggetti  affrontati con mezzi alternativi, ricerche luministiche che rivelano atteggiamenti affini ad oltre un secolo di distanza tra loro.
La formula della doppia esposizione, giocata sull'arte antica e sul Novecento, è garbatamente provocatoria, non meno del disegno di Leonardo, "scoperto" nel 1991 e intitolato l'"Angelo incarnato" di Leonardo da Vinci: «rappresenta la figura dell'androgino; un archetipo che dal neoplatonismo, così come negli studi alchemici, rappresenta la completezza e l'integrazione, incarnando l'esemplare dell'uomo perfetto risultato della mescolanza tra i caratteri maschili e femminili. I connotati esplicitamente erotici e sensuali del soggetto mostrano un adolescente languido, dal senso e dalla capigliatura femminili, ma con sorriso beffardo e compiacente, e una virilità ostentata, che rivela l'ambiguità sia anatomica che morale dell'opera. Nel ritratto del giovinetto è stata riconosciuta l'effigie dell'allievo, e forse anche amante di Leonardo, Gian Giacomo Caprotti, detto Salai (1480-1523).

v.fisogni

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