Martedì 10 Gennaio 2012

Un tragico "Industriale"
La crisi vista dal cinema

di Nicola Falcinella

Gli effetti della crisi su un piccolo imprenditore che cerca di portare avanti l'azienda di famiglia. È la storia de "L'industriale", il nuovo film di Giuliano Montaldo nelle sale da venerdì. Nicola (Pierfrancesco Favino) ha 40 anni, sposato con Laura (Carolina Crescentini), ha ereditato dal padre una piccola azienda strangolata dai debiti. Un film attualissimo. Il protagonista è umiliato dalla banca a cui chiede un prestito, messo sul lastrico dalle finanziarie e raggirato dall'avvocato Ferrero (un Francesco Scianna subdolo e feroce).
Testardo e orgoglioso, non vuole chiedere aiuto alla ricca famiglia della moglie, l'uomo precipita in un baratro. Si allontana dalla consorte e ne fraintende i comportamenti fino ad attrarre un giovane parcheggiatore romeno in una trappola tragica. Nel frattempo, l'imprenditore con un colpo di fantasia (il momento più bello del film) prova a forzare la mano dei potenziali compratori tedeschi con un ristoratore giapponese. Il regista ha scritto il film partendo da alcune storie vere, anche di industriali lombardi.
Una scena, quando Nicola attraversa la frontiera verso nord è stata girata alla dogana comasca di Brogeda. «Ho girato a Torino - ha dichiarato Montaldo alla presentazione della pellicola al Festival di Roma - ma potrebbe essere qualsiasi città industriale italiana. Ma l'ho fatta diventare una città surreale, senza auto. I torinesi durante le riprese hanno capito che il film parla anche di loro. Torino è una città straordinaria e ci si può ambientare di tutto, ci ho girato anche gran parte de "I demoni di San Pietroburgo" facendo credere che fosse la Russia di un tempo. Ma soprattutto è una città simbolo per l'industria. Se vedranno il film a Detroit, la città delle automobili americane, potranno credere che è ambientato a Detroit».
"L'industriale" è il risultato di un lungo lavoro di ricerca: «Ho visto cose terribili andando in giro per documentarmi. Ci siamo recati a Pinerolo a girare la scena di una fabbrica occupata e all'improvviso la fantasia è diventata realtà, ci siamo trovati circondati da persone preoccupate che volevano sapere cosa fosse successo, credevano fosse una vera fabbrica in difficoltà» ha sottolineato Montaldo. «La crisi che stiamo vivendo è devastante - ha aggiunto il regista di "Sacco e Vanzetti", "L'Agnese va a morire" e "Marco Polo", 81 anni - distrugge le aziende. Nel film racconto come distrugge un imprenditore che conosce tutti i suoi operai. Viviamo crisi diverse, ci sono industriali che chiudono e altri che tengono duro. Per i piccoli industriali, i loro operai non sono fantasmi con le tute blu, sono persone. Per loro chiudere tutto è più difficile».

v.fisogni

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