Domenica 15 Gennaio 2012

Da Eco a Vitali e Camilleri
Strategie da best seller

di Fulvio Panzeri


Spesso, ragionando superficialmente, sembra che gli scrittori, una volta imboccata la strada del successo, non vogliano più lasciarla e quindi tentino di ripetere il colpo da bestseller che li ha resi famosi. A volte succede, altre invece ci troviamo di fronte a dei "flop", come capita agli autori di un solo "successo" che poi non riescono più a ritornare a scalare le classifiche di vendita per raggiungere la vetta.
Ne abbiamo di casi in questo senso, ad esempio quello di Lara Cardella, diventata un personaggio (e non solo una scrittrice) con "Volevo i pantaloni", all'inizio degli anni Ottanta, che non è poi più riuscita a mantenere le posizioni di vendita nemmeno con il "sequel" della stessa storia, uscito dieci anni dopo. E anche Paolo Giordano, ultimo best-seller che ha sbancato le classifiche con il libro di esordio, non ha ancora affrontato la seconda prova: fare il bis de "La solitudine dei numeri primi" è una prova assai dura. E ormai sono tre anni che il suo libro è uscito, compreso un film che non ha sbancato il botteghino.
Rimanere fedele ad un proprio stile e ad una ambientazione propria, vuol dire riscrivere sempre lo stesso libro?
Spesso questo giudizio è usato in senso negativo, ma da sempre ci sono teorici della letteratura che sono convinti che nelle storie non ci sia niente da inventare e che tutto sia già stato scritto. E che anzi la fedeltà al proprio mondo e al proprio stile siano non solo una garanzia per il lettore, ma anche un pregio stilistico. A sostenerlo agli inizi del Novecento è stato un grande poeta, Paul Valery che aveva scritto che «un autore scrive sempre lo stesso libro». Negli anni Ottanta lo scrittore Peter Bichsel, nel suo fondamentale saggio sulla scrittura e sulla lettura che ha molto influenzato la rinascita della narrativa italiana, era ancor più radicale, dicendo che lo scrittore oggi non deve inventare nulla, perché tutto è già stato scritto e quindi il mestiere dello scrittore si configura come una variazione di quel gran contenitore di storie archetipiche che sono i classici. Forse aveva ragione Bichsel. È certo che oggi questo concetto dello scrittore che percorre in lungo e in largo il suo mondo narrativo, rimanendo fedele a situazioni, ambientazioni e personaggi, non è ritenuto da molti critici come un pregio, ma anzi come un limite ed un'incapacità dello stesso scrittore. Ne sanno qualcosa due grandi nomi della letteratura internazionale. Uno di questi è Umberto Eco che da anni viene rimproverato di scrivere sempre lo stesso romanzo, dimenticando che la sua erudizione e il suo stile combinatorio sono poi gli elementi che fanno presa sui lettori che da Eco si aspettano proprio questo.
Una lettrice, in un suo parere di lettura sul Web, relativo al "Cimitero di Praga", l'ultimo romanzo del grande studioso uscito lo scorso anno, sottolinea: «Con questo romanzo il genio creativo di Umberto Eco non si smentisce...».
Il suo stile narrativo rimane lo stesso di sempre ma senza mai annoiare, se qualcuno è rimasto deluso dell'opera è perchè a volte quando si aspetta troppo un libro dello stesso autore ci si auspica sempre il che il "nuovo arrivato" superi l'opera precedente e questo è un compito assai difficile. Ma Eco non è uno scrittore per tutti.
«L'intreccio in questa sua opera è come sempre ben congeniato, costruito come un puzzle che solo alla fine sarà ricomposto per intero anche se molti punti chiave con un po' di concentrazione e soprattutto di fantasia possono essere già ricomposti dal lettore prima che il narratore arrivi alla conclusione».
Lo scorso anno, uno degli autori considerati come un "mito" della letteratura americana di oggi, Philip Roth osannato da Antonio D'Orrico sul "Corriere" invece, nonostante la vittoria del Man Booker Prize, è stato oggetto dell'invettiva di una giurata, Carmel Callil, che lo accusa di scrivere sempre lo stesso romanzo.
Come si può notare ci sono sempre posizioni diverse tra critici e lettori: i primi valutano "la fedeltà" ai propri temi e al proprio stile come un difetto e una limitazione; i secondi invece lo ritengono un nodo sostanziale del loro rapporto con lo scrittore, perché amano ritrovarsi al sicuro nelle stesse storie. Del resto da anni si è affermato il tema della "serialità" e anche alcuni psicologi, attraverso studi approfonditi. Hanno più volte segnalato come sia importante per il lettore ritrovare personaggi e ambientazioni: lo dimostra il successo sempre crescente del romanzo giallo, dove cambia l'oggetto dell'investigazione, ma viene sempre ritrovato lo stesso commissario, lo stesso scenario: per il lettore questo risulta una sicurezza. Come spiegare altrimenti il successo di un autore come Andrea Camilleri e del commissario Montalbano? Sta proprio in questa "garanzia" che lo scrittore dà al suo lettore, tanto che l'editore Sellerio ha affermato che l'uscita di un libro con una nuova indagine, non solo si assesta subito tra i libri più venduti, ma ha un effetto di ripresa anche per gli altri: come dire la novità porta a far scoprire anche le altre vecchie storie. E non vale solo per il romanzo giallo: quando l'ambiente è ben definito, quando i personaggi sono riconoscibili come "voce" di un narratore, anche la commedia all'italiana, funziona e va forte.
Lo dimostra il successo che ha colto, improvvisamente, un narratore del calibro di Andrea Vitali e che da una decina d'anni è in crescita. Pur raccontando storie sempre nuove Andrea Vitali ha dalla sua parte il tessuto popolare del suo mondo di lago, che diventa archetipo della provincia italiana e in esso può innestare il comico, il rosa, il giallo e ha sempre i lettori della sua parte.
Sono i lettori a chiedere la fedeltà delle storie che sentono di proprietà di un certo scrittore. Basti pensare ad un altro caso, quello di Giorgio Faletti, campione indiscusso del romanzo d'azione all'italiana. Fin che è andato in questa direzione, non ci sono stati problemi. Ora che ha scelto una strada diversa con "Due tempi e tre atti" e ha cambiato anche editore, le critiche non mancano. Da parte degli stessi lettori che sul Web protestano e "bocciano" il nuovo esperimento per non riconosco più nella nuova storia il Faletti che hanno letto fino ad oggi. Un giudizio su tutti che la dice lunga sulla voglia di "fedeltà" dei lettori e della loro paura di essere "traditi": «Credo che Giorgio, permettetemi la confidenza, ci abbia abituato a ben altro. Probabilmente si è solo voluto prendere una pausa... spero che non duri troppo però... preferisco quei meravigliosi mondi che ci ha saputo regalare. La sua penna affascinante... e quel suo modo di scrivere da dipendenza pura per il lettore... Giorgio dove sei finito????».

v.fisogni

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