Martedì 31 Gennaio 2012

Una vita da teologo
Maggioni si racconta

di Grazia Lissi


Storia di una chiacchierata fra amici, di curiosità che diventano domande e poi risposte. Il libro "Solo il necessario" di Bruno Maggioni nasce così, con l'idea di conservare ed estendere alcuni incontri e per festeggiare gli ottanta anni del biblista comasco. Professore di Teologia all'Università Cattolica di Milano, insegnante al Seminario di Como, ha lasciato da quattro anni la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale dove ha insegnato, dagli anni Sessanta al  duemila, il Nuovo Testamento, soprattutto i Vangeli sinottici. Nato a Rovellasca il 4 febbraio del 1932, il sacerdote ha vissuto ad Abbadia Lariana fino agli undici anni, l'età in cui è entrato in Seminario: «Mi piaceva studiare solo italiano, latino, greco e filosofia. Amavo scrivere, ricordo di aver preso un premio importante, nazionale per una mia poesia pubblicata su una rivista di Brescia. Mi appassionava l'avventura, così in quarta ginnasio decisi di scrivere un romanzo: ogni giorno creavo un capitolo e i miei compagni volevano che lo leggessi prima di cena. Il prefetto ci autorizzò».
Le prime grandi amicizie della sua vita, ci tiene a sottolineare, risalgono a quel periodo: «Erano relazioni intense facevamo tutto in gruppo: studiavamo, giocavamo, condividevamo la stessa aula, il refettorio, la camerata. L'importante è vivere l'amicizia come qualcosa che arricchisce e non impoverisce, in cui si riceve e si dà. Non si può stare senza». Una fedeltà all'amicizia che Maggioni ha da sempre: amici cattolici o del cosi detto "mondo laico", amici di lunga data e altri con cui per un tempo più breve ha condiviso il cammino e poi, i giovani, i tanti a cui ha insegnato, ha tenuto seminari e incontri biblici. Una grande attenzione per il mondo giovanile che non  trova così cambiato dagli esordi del suo lavoro di insegnante, in loro ritrova sempre le stesse domande: «Gli adulti oggi sono distratti, forse molte domande se le pongono anche loro, ma non sanno comunicarle ai giovani, non ne parlano in casa, sul lavoro, in altri ambienti. Eppure sono domande semplici, come scoprire le cose più importanti della vita, quelle che cambiano l'orizzonte e ridanno il gusto di vivere, di agire… ». Parlando con gli amici e dai tanti incontri biblici sono nati i suoi libri, lo studio e il racconto della Parola diventati scrittura: «Le parole che scrivo sono già state dette ed elaborate. Quando capisco che un tema interessa l'approfondisco e scrivo. La mia ansia è che ciò che scrivo si capisca, non voglio ci sia mai una parola di troppo. Distinguo il linguaggio parlato  da quello scritto: quando parlo faccio paragoni, battute… Nella  scrittura sono chiaro e sintetico. Non scriverò mai un libro con molte pagine». Ironico e disincantato don Bruno non ha rimpianti, non si pente di non avere fatto "carriera": «Se mi avessero chiesto di fare il vescovo… forse mi sarebbe piaciuto, ma solo per poter rifiutare, però nessuno me l'ha chiesto».
E non è nemmeno dispiaciuto di non  essere stato parroco a tempo pieno: «Più che la parrocchia rimpiango il non poter stare con la gente. Cerco di starci il più possibile, la gente la incontri anche per strada, in treno… vivo fra gli altri e dagli altri imparo molto». Sicuro della fedeltà di Dio crede che la speranza sia qualcosa da scoprire: «La Bibbia dice: puoi fondare la speranza in Dio, un Dio che ama gli uomini, quindi non sei solo. Ma dice anche che per essere un uomo di speranza devi semplificare i desideri, non pensare che per vivere devi essere un campione, il numero uno in tutto ciò che fai. Si vive di speranza, perché non si riesce a far cadere le illusioni». Il suo amore per la Bibbia, costante presenza di ogni giorno della sua vita, «se ti accosti alla Parola ogni giorno, allora acquisisci una sensibilità particolare che ti permette di riconoscere la sostanzialità del messaggio». Una lettura cambiata nel corso degli anni, uno sguardo diverso da quand'era giovane prete: «Ho una comprensione diversa, intravedo cose a cui prima non davo importanza. Sono gli interessi che cambiano. La Bibbia è un libro che parla anche dell'esistenza umana, pone domande, non solo risposte». Ha dedicato la vita alla figura di Gesù di Nazareth e la commenta: «Bella e sorprendente, soprattutto, per un credente che sa che è il Figlio di Dio. Di un peccatore Gesù non vede la gravità del peccato, ma l'amore di Dio per quell'uomo e gli dà la possibilità di riprendersi. La sua predilezione per la folle malata, marginale  è una rivelazione di Dio. Gesù nel suo modo di incontrare l'uomo ha sempre cercato di far capire come Dio ci guarda. Non mettendo l'offesa, ma la sua forza di perdonare».  Don Bruno Maggioni non teme il passare degli anni, non si sente ancora «sazio di giorni da vivere», l'unico suo dispiacere: «Invecchiare significa dover sopravvivere agli amici. Il dolore più grande. Non vivo la vecchiaia come qualcosa di brutto, anzi mi sento libero, posso dire a tutti cose che non sempre avrei potuto, oggi nessuno mi corregge più». E conclude con dolcezza e distacco: «Morirò come gli altri, non credo che lascerò questo mondo cantando l'Alleluia. Il Signore non me lo chiederà».

v.fisogni

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