Mercoledì 08 Febbraio 2012

L'arte di Klimit a Milano
E' un "Inno alla gioia"

di Elena Di Raddo

All'inaugurazione della XIV mostra della Secessione viennese le note della nona sinfonia di Beethoven diretta da Gustav Mahler risuonavano tra le pareti dell'algido Palazzo della Secessione progettato da Hans Olbrich. Nel "tempio dell'arte" - secondo le intenzioni dell'architetto - il culto della bellezza veniva celebrato con l'omaggio al grande compositore il cui ritratto campeggiava al centro della mostra in una originale scultura di marmi policromi scolpita da Max Klinger, mentre il suo "Inno alla gioia" veniva magistralmente interpretato in una sala laterale da un ampio fregio decorativo di Gustav Klimt.
Quest'ultimo è custodito in una sala seminterrata del palazzo viennese, ora divenuto museo, ma una sua copia, seppure parziale, a dimensione reale, è esposta allo spazio Oberdan di Milano in una mostra che, in occasione dei centocinquant'anni dalla nascita del famoso pittore viennese, ricostruisce l'atmosfera e soprattutto l'iter creativo di questo capolavoro attraverso una selezione dei disegni preparatori. Alcuni manifesti della Secessione e copie della rivista "Ver Sacrum" inoltre introducono il clima artistico di questo movimento caratterizzato dall'anelito all'unità delle arti.
Il fregio di Klimt, nella mostra più importante della secessione perché concepita come una vera e propria opera d'arte totale, la Gesamtkunstwerk, coronava l'idea, riconducibile a Schopenhauer e Nietzsche, che sottostava l'intero allestimento della mostra del 1902 ed espressa anche nel Beethoven di Klinger: quella dell'artista inteso come salvatore dell'umanità afflitta e dell'arte come unica via di salvezza. L'iconografia di Klimt, ispirata alla lettura che Richard Wagner aveva dato dell'Inno alla gioia di Beethoven nella sua esecuzione del 1846, simboleggia appunto il riscatto dell'umanità attraverso l'arte: lungo le tre pareti sfilano una serie di geni fluttuanti che accompagnano un cavaliere armato nel suo periglioso viaggio alla ricerca della felicità.
Attraverso una serie di Forze ostili, simboleggiate da inquietanti e oscure figure femminili, tra cui le mostruose Gorgoni e le ammiccanti personificazioni della Lussuria e dell'Impudicizia, il cavaliere raggiunge l'agognata Poesia, l'arte, appunto, in grado di portare l'uomo al raggiungimento della gioia e dell'amore. La famosissima scena finale del fregio rappresenta quindi l'apoteosi dell'uomo nel suo anelito alla bellezza e alla gioia con l'abbraccio sensuale di un uomo e una donna. Per raggiungere questo risultato, certamente tra i più alti della sua pittura, Klimt produsse almeno quattromila disegni in cui ha studiato le posture dei corpi e le fisionomie, soprattutto femminili, allo scopo di creare una struttura unitaria ed equilibrata, pur nella drammaticità dei sentimenti espressi.
Una delle caratteristiche più vistose dei disegni, infatti, è che gli atteggiamenti e i gesti semplici e allo stesso tempo ricchi di tensione delle singole figure si inseriscono tutti in un sistema di linee orizzontali e verticali. Attraverso un uso particolare delle linee ondulate o spezzate, a seconda del personaggio ritratto, Klimt riesce a far emergere l'indole della figura rappresentata: le linee delicate e fluenti delle figure allungate degli Aneliti alla Felicità contrastano con l'angolosità del nudo maschile in ginocchio - l'uomo sofferente - e con la sensualità delle rotondità e delle chiome fluenti delle Gorgoni e dell'Impudicizia. Negli studi per il Dolore struggente, le linee di contorno sottolineano la scarna angolosità del corpo; la personificazione della Poesia invece possiede una statura arcaica, mentre il corpo nudo dell'uomo di spalle nell'abbraccio mostra tutta la sua vigorosa vitalità erotica che soverchia il fragile corpo femminile.
I disegni accentuano la linearità dello stile pittorico del Klimt maturo e mostrano, rispetto all'esecuzione finale del fregio, una maggiore vicinanza al reale. Il decorativismo, caratteristico di Klimt, che si esplicita nel fregio nell'uso dell'oro e degli inserti di pietre semipreziose, è nei disegni riservato all'ondulazione della linea. I disegni su carta seducono l'osservatore con la grazia, la sensualità e l'erotismo delle linee semplici e sinuose. Sono un omaggio alla figura femminile, alla donna nei suoi molteplici ruoli: amante, femme fatale, madre o fragile creatura. Nei molti disegni realizzati per il fregio Klimt ha cercato di indagare quindi l'essenza della figura femminile attraverso l'espressività dei corpi, l'angolosità ardita delle posture e le fisionomie scavate dei volti circondati dalle voluminose chiome. Tutta l'opera di Klimt del resto è permeata di sensualità ed erotismo, che sono l'espressione di un animo inquieto in un'epoca contrassegnata dagli ultimi bagliori della Vienna fin de siècle. E il vero eroe del fregio è appunto l'uomo che, libero finalmente dagli affanni dell'esistenza, accede al mondo dell'amore e della bellezza.

"Gustav Klimt. Disegni intorno al fregio di Beethoven"
Spazio Oberdan. Orari: martedì e giovedì 10-22; mercoledì, venerdì, sabato e domenica 10-19,30.

v.fisogni

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