Venerdì 09 Marzo 2012

A picco con il Titanic
il sogno di due lariani

di Gianfranco Casnati


 Se consideriamo che Arcisate, vicino a Varese,  fino al 1929 era in provincia di Como, furono tre i comaschi a bordo del Titanic, affondato alle 2.20 di lunedì 15 aprile, 2 ore e 40 minuti dopo essere entrato in collisione con un iceberg alle ore 23.40 di domenica 14 aprile. Il più fortunato di loro fu proprio Emilio Giuseppe Ilario Portaluppi di Arcisate, passeggero di seconda classe, che riuscì a salvarsi a bordo della scialuppa numero 14. Perirono, invece, Giuseppe Peduzzi di Schignano, passeggero di terza classe, e il cameriere Alessandro Pedrini di Maccio di Villaguardia. Nella sciagura persero la vita 1523 dei 2223 passeggeri imbarcati compresi gli 800 uomini dell'equipaggio. 
Furono 47 gli italiani imbarcati,  tra passeggeri e camerieri. Tra questi, oltre a Peduzzi, Pedrini e Portaluppi, altri nove  lombardi:  i camerieri Ugo Banfi di Caravaggio (Bergamo), Giovanni Basilico di Ceriano Laghetto (Monza Brianza), Giulio Casali e Giovanni De Marsico di Milano, Italo Francesco Donati di Casalmaggiore (Cremona), Enrico Ratti di Cassano d'Adda (Milano), Ettore Luigi Valvassori di Montodine (Cremona) e Luigi Zarracchi di Milano. Con loro Gaspare Antonio Pietro Gatti di Montaldo Pavese (Pavia), classe 1875, gestore di grandi ristoranti a Londra. Il Gatti, che si faceva chiamare Luigi, fu ingaggiato dalla White Star Line come ristoratore indipendente, dirigendo dapprima il grande ristorante dell'Olympic per passare quindi al Titanic, assumendo e retribuendo  personalmente  il proprio personale di sala, per la maggior parte costituito da italiani. Il suo corpo privo di vita fu ripescato nell'acqua gelida.
A cento anni di distanza dalla tragica vicenda, andiamo a scoprire i destini dei nostri tre conterranei, attingendo alle documentazioni  raccolte con cura da Claudio Bossi, uno dei massimi esperti internazionali della tragedia, e dagli studi portati avanti dal comasco Matteo Pelloli, membro della Titanic Historical Society del Massachusset e della British Titanic Society. Giuseppe Peduzzi,  nato domenica 18 dicembre 1887 a Schignano, partì appena adolescente per l'Inghilterra, assieme ad altri compaesani in cerca di fortuna. Stabilitosi a Londra, al 113 di High Street, lavorava come  cameriere, risultando all'anagrafe con il nome di Joseph Peduzzi. Ma forse ad un certo punto anche l'Inghilterra gli parve troppo stretta e decise  di inseguire il sogno americano. La fortuna, però, non gli fu amica. Avrebbe dovuto, infatti, imbarcarsi sull'Oceanic, della stessa compagnia del Titanic, ma per uno sciopero del carbone un atto in Inghilterra, la compagnia di navigazione lo dirottò in terza classe del Titanic sul quale si imbarcò da Southampton alla volta di New York, mercoledì 10 aprile 1912, con il biglietto di Terza classe numero 2817 che gli era costato 8 sterline e uno scellino, morendo  a soli 24 anni nelle gelide acque dell'Atlantico. Peduzzi è ricordato con una lapide posta dai familiari nel cimitero di Schignano: «Fratello Giuseppe sul mare ove improvvisa catastrofe del Titanic ti sommerse il 15 aprile 1912». Purtroppo, qualche anno fa, la fotografia posta sulla lapide è stata asportata, assieme ad una spada posta in un'altra parte del camposanto. Il gesto sembra attribuibile a un collezionista. La sua anima non avrà pace finché la fotografia non verrà ritrovata e rimessa al suo posto. Ora, a cent'anni dall'avvenimento, la storia di Giuseppe Peduzzi potrà essere ricordata grazie a un documentario che sta mettendo insieme la Bbc, la televisione inglese. Diversa la posizione, ma uguale il tragico destino di Alessandro Pedrini, nato il 15 agosto 1890, originario di Maccio di Villaguardia, ma successivamente trasferito con la famiglia a Osco, un Comune della Val Levantina  in Canton Ticino. Andò a lavorare  in Francia e poi ad Alessandria d'Egitto. Da lì si recò in Inghilterra presso il Bowling Green House di  Southampton e fu assunto da Luigi Gatti come cameriere sul Titanic con una paga mensile di 2 sterline e 2 scellini, oltre alle mance. Paga mai riscossa, perché quello fu il primo e, purtroppo, il suo ultimo imbarco. Nel cimitero di Osco c'è una lapide dedicata al giovane italo-svizzero. L'unico superstite fu Portaluppi, nato  il 15 ottobre 1881 ad Arcisate. Passeggero di seconda classe, imbarcato a Cherbourg,  fu svegliato dall'esplosione di una caldaia della nave. Corse allora sul ponte, si mise la cintura di salvataggio e si gettò in mare. Aggrappatosi ad un pezzo di ghiaccio, riuscì a rimanere a fior d'acqua finché fu tratto in salvo sul Carpathia.
Dopo il naufragio visse negli Stati Uniti, tornando ad Arcisate  nel 1965, dove morì nel  1974. Particolare curioso,  la  notte del naufragio Portaluppi perse tutto quello che aveva, ma riuscì a salvare il menù della cena.

v.fisogni

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