Venerdì 30 Marzo 2012

Lezioni di civiltà dal Ticino
da una donna straordinaria

di Marilena Giaimis

Anna Gnesa è stata una piccola donna pressoché sconosciuta ai più, però grande per aver lasciato un segno con la sua arte e il suo attivismo a favore dell'ambiente. Alla scrittrice di Brione Verzasca (Ch), morta nel '86, l'Associazione Archivi riuniti Donne Ticino di Melano, l'editore locarnese Dadò dedicano il volume di inediti “Acqua sempre viva!”.
Il 31 marzo alle 17, nella Biblioteca di Bellinzona si terrà nel suo nome anche un incontro dal titolo “Anna Gnesa donna, scrittrice, insegnate”, che si articolerà negli interventi “Anna Gnesa tra letteratura e impegno civile” di Matasci e “La letteraturarietà di Anna Gnesa” di Beffa. Verrà, tra l'altro, proiettato un documentario, prodotto dalla Rtsi, sulla vita dell'ambientalista. Di Gnesa si conosce poco, perché hanno parlato per lei le iniziative a favore dell'ambiente e l'altruismo. Due le sue opere, entrambe pubblicate postume da Dadò di Locarno: “Questa valle” (1999) e “Lungo la strada” (2001). Nata nel 1904 tra le valli ticinesi di Verzasca che da Nord guardano verso l'Italia  attraverso il lago Maggiore, si era diplomata maestra e per diversi anni aveva insegnato a Lavertezzo. Entrata nel convento di un ordine religioso francese, venne inviata in Medio Oriente dove insegnò in una scuola francofona. Ammalatasi, rientrò in Svizzera e si iscrisse all'università di Zurigo dove studiò e approfondì le opere degli scrittori italiani. Dedicò la sua profonda tesi “L'Arte di Emilio Cecchi”, pubblicata da Dadò, allo scrittore che tanto fu legato alle Alpi. Nella sua scrittura, Anna Gnesa non adopera giri di parole o figure retoriche ma fotografa in modo preciso quella civiltà contadina giunta al tramonto facendo leva su un sentimento di intima e accorata partecipazione.
Scriveva la Gnesa: «... Saranno stati poveri di scarpe e di polenta, ma la casa l'avevano tutti. Tra quei muri dove si nasceva e si moriva tutto era essenziale e rispondeva a tradizioni memorabili: il lume a olio, la rocca e il fuso, la madia per il pane, la cadora per il fieno, la falce e il rastrello, l'accetta (...) Ciascuna cosa indicava un lavoro, un dovere e la vita si svolgeva operosa, scandita da quell'andata al monte e all'alpe».

v.fisogni

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