Mercoledì 11 Aprile 2012

Scapino rivive sul lago
Reciterà in lezzenese

di Sara Cerrato

È già una realtà il nuovo spettacolo della Compagnia Teatrale Lezzenese, che debutterà a giugno, il 16 e il 17. Il fondatore e regista, Basilio Luoni, mette in scena con il suo gruppo amatoriale "Le trappole di Scapino", tratto da "Les fourberies de Scapin", commedia in tre atti scritta nel 1671 da Molière.
«Abbiamo proposto, in anteprima, il nostro lavoro al pubblico dell'oratorio di Lezzeno - spiega Luoni - e ci sembra di essere sulla buona strada. Gli spettatori si sono divertiti e noi con loro. Ora ci prepariamo al debutto che avverrà, con tutta probabilità, en plein air, a giugno». Ancora una volta, Luoni traduce Molière in dialetto lezzenese, sottolineando le affinità tra i nostri dialetti e la lingua d'Oltralpe. «Tradussi la commedia alla fine degli anni '70,  - racconta - trasponendola dal francese al dialetto lezzenese, ma con alcune citazioni di altre lingue». Sì, perché, accompagnando le invenzioni di Scapino, motore della scena, Molière aveva previsto dei momenti in cui, sotto mentite spoglie, il protagonista si esprime con un francese maccheronico. «Il mio Scapino - afferma ancora Luoni - fa qui un omaggio alla Commedia dell'Arte, importante nel panorama teatrale francese del Seicento. Ecco che, al francese maccheronico, in questo punto della commedia, Scapino sostituisce citazioni di spagnolo, tedesco, napoletano e persino bergamasco». Insomma, un grammelot ante litteram che aggiunge vivacità ad un racconto che vuole essere teatro puro. «Sì - continua il regista - in questo più che in altri lavori ho scelto di esaltare il teatro puro, rinunciando anche ad una precisa contestualizzazione storica. In scena si indossano abiti di foggia moderna e in più Scapino non entra in scena dalle quinte ma salta fuori da un baule, proprio quello che tutti gli attori portano sempre con sé, in giro per il mondo».
Parlando del personaggio principale, Luoni ci fa scoprire cose interessanti. «È il centro della scena ed è un ruolo che Molière cucì su misura per sé nel 1761. Mi sono sempre domandato, con meraviglia, come l'autore abbia potuto, a un anno dalla morte e già minato dalla tubercolosi, cimentarsi in una parte talmente massacrante e impegnativa, anche da un punto di vista fisico. Solo l'amore assoluto per il teatro, può giustificare un tale impegno. La commedia poi è vitale in quanto appare come un inno alla giovinezza, con l'esaltazione dei personaggi giovani a scapito dei vecchi, sempre considerati avari, brontoloni, conservatori».
A proposito di giovani, la Compagnia Lezzenese li accoglie? «Il gruppo vive sia dell'esperienza accumulata dagli attori più maturi sia di nuovi apporti - conclude Luoni -. Per esempio, in questo spettacolo, le due "innamorate" sono giovani studentesse del liceo Volta. In cinquant'anni (li festeggeremo il prossimo anno) la compagnia ha visto alternarsi molti attori».

v.fisogni

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