Lunedì 30 Aprile 2012

Astrofisica di Como
"anima" del satellite

di Sabina Falasconi

Questa è la storia di una "furlana", come si definisce, che fin da piccola voleva investigare la natura delle cose e che poi frequentò lo stesso liceo scientifico di Carlo Rubbia, il  "Marinelli" di Udine. Proprio allora Rubbia (era il 1984) fu insignito del premio Nobel per la fisica delle particelle, e così Michela Prest decise che si sarebbe specializzata in quel campo.
Oggi la scienziata è in forza all'Università dell'Insubria di Como (è ricercatrice confermata al Dipartimento di Scienza e Alta  Tecnologia), ma soprattutto è la punta di diamante del team che ha realizzato il rivelatore di raggi gamma del satellite europeo "Agile": i suoi studi hanno consentito di scoprire i lampi provenienti dalla "Nebulosa del granchio", facendo ottenere al gruppo la pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale "Science".

Dottoressa Prest, in che consiste la peculiarità di "Agile"?

Io mi sono occupata della realizzazione del cuore del satellite, il rivelatore a 12 piani al silicio, che ha richiesto elevate competenze teoriche e tecniche ed è risultata piuttosto complicata, perché l'industria spaziale ha requisiti molto stringenti dal punto di vista del controllo di qualità. "Agile", di cui abbiamo appena festeggiato i 5 anni dal lancio, è una missione "piccola" sia per le dimensioni del satellite, sia per il costo, che non ha superato i 100 milioni di euro. Un importo relativamente contenuto in confronto a "giganti" come la missione Fermi della Nasa, che ha confermato i sorprendenti risultati da noi ottenuti per primi riguardo alla "Nebulosa del Granchio". Rispetto a Fermi noi abbiamo optato per una lettura analogica molto più precisa nel ricostruire le posizioni delle sorgenti ed inoltre abbiamo un'acquisizione molto veloce.

(Estratto dell'intervista in uscita il 30 aprile su La Provincia di Como)

v.fisogni

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