Lunedì 28 Maggio 2012

Del Piero, successi e dolore
Biografia che fa pensare

di Alberto Galimberti

«Il calcio è una palestra di valori. Il senso di sfida penso sia quello che li racchiuda tutti: nella sfida ci sono il talento e la bellezza, il sacrificio e la resistenza, il senso del gioco e lo stile. Nel cuore della sfida c'è la massima espressione di te stesso».
Lo sport come metafora della vita, dove senza basi solide (i valori), al netto delle proprie abilità, non si può raggiungere il massimo risultato. Ecco il pensiero forte e "sociologico" attorno al quale ruota il libro "Giochiamo ancora" (Mondadori, pag.114, 16 euro) scritto a quattro mani da Alessandro Del Piero e Maurizio Crosetti, giornalista del quotidiano "La Repubblica". Non si tratta né di un'autobiografia né di una raccolta di memorie; bensì di un intimo sguardo sul mondo del calcio, vissuto nella sua dimensione più bella: il gioco. Da quei pomeriggi perfetti d'estate, quando si cominciava a giocare a pallone e si continuava finché non veniva buio, per arrivare ai successi con la Juventus e la Nazionale. Senza dimenticare le sconfitte, gli infortuni, le false accuse di doping. Una prospettiva che nutre l'ambizione di allargarsi e così, disseminati con abile sapienza, trovi suggerimenti di vita che non ti aspetti: «Non sono un filosofo. Ho scritto questo libro per i miei figli, ma anche per tutti quelli che pensano che nell'esperienza di un altro ci sia qualcosa di loro. E che le storie degli altri, non importa se famose o no, possono aiutare la nostra e renderci migliori».
Un racconto capace di sfatare i luoghi comuni sul calciatore moderno, viziato e amante di ogni sregolatezza. Del Piero affronta temi delicati come la responsabilità di essere un personaggio pubblico e il dolore. Per il giocatore e campione, occorre mantenere sempre un comportamento corretto: «Lo stile è una scelta, ha molto a che fare con l'educazione. Ringrazio i miei genitori per avermi educato ai valori del rispetto, dell'onestà e del sacrificio».
E poi la sofferenza, provata dopo la morte di papà Gino nel 2003, per cui il figlio Alessandro non ha ancora versato tutte le lacrime: «I tempi del dolore sono un mistero come la creatività. Non ho pianto in modo disperato la sua assenza. Mi spiace che non abbia potuto conoscere i suoi nipoti». Del Piero diventato padre confida che più di ogni goal è la presenza di Tobias, Dorotea e Sasha a renderlo felice: «Amiamo metterci schiena a terra sull'erba, lo sguardo verso il cielo. Restiamo fermi, cinque o sei secondi, prima di iniziare a rotolarci.
È un momento bellissimo dove non contano le parole, spero possa costituire per loro un ricordo indelebile». Un uomo di sport che rimane esempio per tutti.

v.fisogni

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