Lunedì 16 Luglio 2012

Il "vip" dimenticato
Massenet e il Lario

di Elena D'Ambrosio

Tra gli "illustri e grandi" che frequentarono il lago di Como, un posto di primo piano è occupato dai musicisti - italiani e stranieri - che hanno tratto spesso ispirazione dalla incantevole bellezza dei paesaggi lariani: Paganini, Bellini, Rossini, Puccini, Verdi, Ponchielli, Mascagni, Liszt, Wagner, sono forse i più noti. Nell'elenco va inserito anche il nome del compositore francese Jules Massenet, di cui quest'anno ricorre il centenario della morte. Il celebre autore della "Manon" e del "Werther", nato a Montaud nel 1842, iniziò prestissimo gli studi musicali con la madre, discreta pianista, manifestando da subito un originale talento melodico.
Fu lei ad iscriverlo a soli undici anni al Conservatorio di Parigi.  Nel 1863 la vittoria al "Grand Prix de Rome", con la cantata "David Rizzio", gli valse un lungo soggiorno a Roma, quale allievo dell'Accademia di Francia, a Villa Medici. Non era mai stato in Italia e fu conquistato dall'incanto dell'Urbe e di altre città italiane che ebbe modo di visitare: Firenze, Siena, Assisi, Napoli e Venezia; ma le sponde lariane erano un orizzonte ancora lontano.
Massenet raggiunse una certa notorietà in Francia nel 1873, con il dramma sacro "Marie Magdaleine", e qualche anno più tardi, esattamente il 27 aprile 1877, il successo della première dell'opera "Le Roi de Lahore", sotto il segno dell'orientalismo, all'Opéra di Parigi, lo lanciò ai vertici del panorama lirico francese.
Dopo il trionfo parigino, quest'opera conquistò una  straordinaria fama in Italia grazie all'editore milanese Giulio Ricordi (il 2012 è il centenario anche della sua morte), che aveva subito intuito il genio dell'artista.
Nel biennio 1878-1879 Massenet si recò più volte nel nostro Paese per seguire da vicino l'allestimento della sua opera sulle scene dei massimi teatri italiani, intervenendo anche sulla partitura con aggiunte e modifiche accolte nella prima edizione italiana, pubblicata da Ricordi per il debutto al Teatro Regio di Torino, il 13 febbraio 1878.
Questo fu un periodo particolarmente intenso e felice della sua vita, come lui stesso confessa nelle sue memorie ("Mes souvenirs 1848-1912"), pubblicate sul giornale "L'Echo de Paris" tra il 12 febbbraio 1911 e l'11 luglio 1912, poco prima della morte, avvenuta (a causa del cancro) il 13 agosto.
Sul Lario il compositore approdò nell'agosto del 1878, a Cernobbio, nella splendida Villa d'Este, ospite, insieme alla moglie e alla figlia, di Giulio Ricordi che per l'occasione aveva affittato un intero piano del padiglione "Reine d'Angleterre". L'editore milanese era di casa sul nostro lago.
La villa di Cadenabbia, in frazione Majolica, divenne non solo il luogo di soggiorno prediletto, ma fonte di ispirazione per diversi musicisti che la frequentarono, tra cui Verdi.
Le vacanze lariane di Massenet, folgorato dai meravigliosi paesaggi lacustri, sono descritte proprio nel 12° capitolo dei suoi "souvenirs", a tratti un po' approssimativi. Furono giorni memorabili di ozi e allegria, trascorsi in compagnia di tutta la famiglia Ricordi: la signora Giuditta, la figlia Ginetta e i figli Tito e Manolo.
Facevano parte del gruppo anche lo scrittore e autore del "Mefistofele", nonché librettista di Verdi, Arrigo Boito, habitué del posto, e una fanciulla che studiava canto. Massenet ricorda che Boito rimase colpito dal timbro originale della sua voce.
La ragazzina - a quanto riferisce - era l'americana Marie van Zandt, futura cantante lirica di un certo spessore. L'artista ebbe modo di conoscere il poeta Angelo Zanardini, autore della traduzione italiana del libretto del "Le Roi de Lahore" e del libretto di quella che sarà la succesiva opera di Massenet, "Hérodiade", concepita appositamente per l'Italia.
L'opera, però, non piacque a Ricordi, e infatti debuttò nel 1881 a Bruxelles; ma di fronte al successo ottenuto in Belgio, l'editore milanese riuscì a portarla alla Scala di Milano nel febbraio dell'anno seguente.
Anche se le loro strade poi si divisero, il musicista restò sempre in buoni rapporti con Ricordi, come testimonia una lettera a lui indirizzata nel febbraio del 1912(si trova nell'Archivio Ricordi, conservato presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano), in cui afferma tra l'altro «che il ricordo degli anni 1878-1879... per me è incancellabile!».
A Como probabilmente tornò altre volte. Troviamo qualche vaga traccia sui giornali locali dell'epoca, come "La Pila", che nel 1903 pubblicò persino una caricatura dell'artista. Di sicuro era attesa la sua partecipazione alla prima dell'opera di Vincenzo Ferroni, "Ettore Fieramosca", al nostro Teatro Sociale, il 25 gennaio 1896. Massenet lo aveva conosciuto anni prima a Parigi dove Ferroni visse per un certo periodo di tempo. A gennaio il compositore francese si trovava a Milano e aveva scritto al Ferroni assicurandogli la sua presenza alla prima.
Tuttavia, a pochi giorni dal debutto, "La Provincia di Como" informò i lettori che Massenet aveva telegrafato da Milano «un cordialissmo augurio al maestro Ferroni, dolendosi di non poter assistere, come ne aveva vivo desiderio, alla première del Fieramosca».
L'unica opera di Massenet andata in scena al Teatro Sociale prima della sua morte, fu "Manon", rappresentata con grande successo nella stagione di Carnevale 1909-1910.

v.fisogni

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