Sabato 14 Luglio 2012

"L'Estate", racconto inedito
della comasca Baracchi

di Vera Fisogni

Si intitola "Estate" il racconto inedito di Gabriella Baracchi che sarà pubblicato domani e nelle prossime domeniche di luglio in queste pagine.
Scritto subito dopo il romanzo "Il vestito di sacco" (1993), che suscitò l'ammirazione entusiastica di Carlo Bo sulle pagine del "Corriere della Sera", "Estate" rievoca la trasferta svizzera di una giovane maestra, per prestare servizio in una casa per l'infanzia, nei mesi estivi. Ispirato a un episodio giovanile, e temporalmente collocato negli anni Sessanta, il racconto restituisce tutte le caratteristiche dello stile dell'autrice comasca: la scrittura sorvegliata, senza mai una parola di troppo, l'attenzione ai particolari, la capacità di animare emotivamente una storia, pur senza ricorrere ad alcun intrigo. Nel solco di quella linea che in Italia si esprime nell'opera di Lalla Romano (si pensi a "Maria" e "Nei mari estremi"), rivisitando uno stile caro a Katherine Mansfield e al Cechov dei "Racconti", Gabriella Baracchi sceglie la strada più ardua per narrare: guarda alle cose, nella loro essenzialità - il filosofo Martin Heidegger direbbe "fatticità" - lasciando che queste si offrano per quello che sono. Un esempio: Martina, giunta a Martigny, trova grandi difficoltà con il francese. Baracchi scrive: «ricordava soltanto: oui-non-bonjour-bon soir». Quattro parole in croce, insomma, ma chiamate per nome, a far comprendere il disagio di chi riesce soltanto a balbettare qualche monosillabo. Apparentemente succede poco. C'è un impiegato che le fa un po' la corte, il tran tran di una colonia per i figli della buona borghesia franco-algerina, la lettura di "Guerra e pace", la messa domenicale, qualche conversazione. Eppure tutto cambia, per Martina, alla fine di quell'estate che le frutta 300 franchi. Più consapevole e assertiva, si misura con turbamenti complessi (la fascinazione per l'adolescente Raphael) e decisioni (dice no a un progetto matrimoniale in cui si troverebbe suo malgrado) che la maturano come donna. Come nei racconti dell'americano Peter Cameron - in particolare nel riuscito "Paura della matematica" (2010, Adelphi) - o in quelli, classici, di Cechov (ad esempio "Nevesta - La fidanzata") la vita, nel suo scorrere, si offre come il miglior soggetto da romanzo, capace di suscitare quello stupore che, oltre ad alimentare la filosofia, è pure il primo motore della lettura.
Non è un caso che Baracchi, dal "Vestito di sacco" al recente "Nessuno da baciare" (2011, Nodo) tragga materia narrativa dall'autobiografia, scarnificandola però di tutto ciò che appartiene alla vita vissuta, per renderla semplicemente (e intensamente) parola.

v.fisogni

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