Mercoledì 01 Agosto 2012

L'Uomo Ragno
e i sensi di colpa

di Andrea Cavalcanti

L'Uomo Ragno compie questo mese mezzo secolo di vita editoriale. La sua prima storia a fumetti, scritta da Stan Lee e disegnata da Steve Ditko, venne pubblicata dalla Marvel Comics Group nel numero 15 della collana "Amazing Fantasy" uscito nell'agosto 1962: un albo che, con il tempo, è diventato un tesoro per i collezionisti di tutto il mondo.
Come il sedicenne liceale newyorkese Peter Parker sia diventato l'Uomo Ragno è un episodio che è stato disegnato, raccontato e rivisitato tante volte. Nella storia originale di Lee e Ditko, Peter, timido e imbranatissimo studente appassionato di scienze, è morso da un ragno radioattivo che gli trasmette incredibili poteri: forza, agilità, resistenza, capacità di aderire ai muri. Il lanciaragnatele ai polsi, il costume rossoblù e il ragno-segnale saranno farina del suo sacco.
All'inizio, Peter-Uomo Ragno cerca di sfruttare i suoi poteri per avere successo: diventa un divo, pagatissimo, degli show televisivi. Ma, proprio alla fine di uno di questi, evita di fermare un ladro che aveva rubato l'incasso. L'episodio che gli segna la vita.
Proprio quel ladro uccide suo zio Ben Parker, che l'ha adottato insieme alla moglie May dopo la morte dei genitori del ragazzo. E Peter, come Uomo Ragno, cattura quel ladro, lo riconosce e da allora combatte con un eterno senso di colpa: «Se l'avessi fermato, mio zio sarebbe ancora vivo...».

(Estratto dall'ampio articolo pubblicato su La Provincia di Como del 1° agosto)

v.fisogni

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