Giovedì 02 Agosto 2012

«Lore» commuove il Festival
Atrocità e speranza a Locarno

di Bernardino Marinoni

Cate Shortland, la regista di "Lore", passato ieri sera a Locarno nel programma di Piazza Grande, arriva dagli antipodi (la coproduzione è tedesco-australiano-britannica), ma il film, il suo secondo lungometraggio, riguarda la Germania. Anno zero: come nel film di Roberto Rossellini, se è lecito paragonare grandi a più piccole cose, tocca ai bambini farsi carico dell'insopportabile; però non nella Berlino in macerie e invece in un'odissea rurale, dalla Foresta nera ai dintorni di Amburgo.
Ma il paesaggio che Lore, appena preadolescente, attraversa con i quattro fratellini - i genitori, aristocrazia nazista, glieli hanno affidati prima di scomparire nel gorgo della disfatta - reca tutti i segni della sconfitta, nonostante i soprassalti di malriposto orgoglio di un'educazione votata al regime. Non tutti scamperanno: per la sopravvivenza, la lotta è realmente tale, filtrando tra le forze d'occupazione alleate, il residuo credito alla propaganda del Fuhrer, l'incontro con un sedicente superstite dei lager. E a Lore la stella gialla degli ebrei appare ancora come il simbolo del nemico.
La traversata della Germania diventa un percorso atroce e dolente di crescita consapevole e manifesta infine nella distruzione dell'ultimo oggetto della madre, metafora conclusiva del rifiuto che i giovanissimi attori, a cominciare da Saskia Rosendahl, esprimono convincentemente in virtù di una regia attenta alle reazioni di personaggi che non possono esimersi da compromessi, ma che spezzano, Lore per tutti, i rigurgiti nostalgici, la più sinistra e subdola delle brutture loro inflitte da una capitolazione che deve ancora affrancarli dalle responsabilità dei genitori.
Una messinscena senza invenzioni non pregiudica l'efficacia del racconto ed è la diligenza di "Lore" a convincere. Intanto si è aperto il concorso internazionale, primi in competizione Messico ("Los mejores temas" di Nicolas Pereda, regia, sceneggiatura, montaggio, conflitto familiare che cerca una composizione tra padre e figlio) e Stati Uniti ("Jack and Diane" di Bradley Rust Gray, dove Jack è il nome di una ragazza in una pellicola "romantica e transgender" tra realismo e onirismo), e si sono avviate altre sezioni: Appellations Suisse, per esempio, vetrina del cinema elvetico, ha esposto "Bon voyage", cortometraggio d'animazione di Fabio Friedli che disegna un viaggi di emigranti dal Sahara al mare e all'Europa.
E "Die kinder vom Napf" di Alice Schmid, un anno con cinquanta bambini, figli di contadini di montagna, nel cuore della Svizzera, in una vallata così remota cvhe secondo la leggenda vi nascono i tuoni.

v.fisogni

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