Domenica 10 Maggio 2009

Laurie Anderson a Chiasso:
"Cercando la memoria in Aristofane"

Musicista, film maker, attrice, pittrice, scrittrice, Laurie Anderson si può, più semplicemente riassumere come “artista”. Una definizione di comodo, naturalmente, perché in una carriera che ha superato i trent’anni e durante la quale ha precorso molto di quella “multimedialità” che ha contribuito a definire («Semplicemente non significa nulla di preciso: quindi la consiglio a tutti quelli che vogliono esprimersi!») ha sempre rifiutato etichette preferendo proporre performance come questa Burning leaves che la vedrà protagonista l'11 maggio al Cinema Teatro di Chiasso (lo spettacolo era originariamente previsto per domani sera, i biglietti restano, naturalmente, validi).

Lo show presenta lo show
Incontrando la stampa prima di questa occasione questa newyorchese dallo sguardo vivacissimo e dal sorriso contagioso mette in scena, in pratica, uno show prima dello show solo con la forza delle sue parole perché sua è la millenaria arte del racconto.
Non a caso prende spunto da Gli uccelli di Aristofane per questa pièce sulla memoria e di come ci rapportiamo a essa: «È un racconto che risale alla notte dei tempi  quando le terre non erano ancora emerse e non c’erano che aria e miliardi e miliardi di uccelli che volavano.
A un certo punto muore il vecchio padre e non sanno come fare a seppellirlo, un tema persistente, questo, nell’antichità. L’allodola ha un’idea: lo conserverà nella parte posteriore della sua testa. E così è nata la memoria».
Mentre parla non ci sono più giornalisti e fotografi, ma solo pubblico incantato. Perfino l’interprete, Simone Vaccaro, è parte integrante di questa estemporanea narrazione che spazia dal suo rapporto con la tecnologia («Non voglio sembrare una piazzista di elettronica, uso quello che mi serve: dieci anni fa mi serviva un camion, cinque anni fa bastava un’automobile, adesso ho solo qualche pedale che potrebbe stare in una tasca, chissà, tra un paio d’anni basterà usare un telecomando per influire sull’aria») alla politica («La situazione americana non è cambiata così tanto: non era così tremenda come sembrava prima, non è tanto migliore adesso però con Bush ho passato otto anni preoccupandomi molto, adesso posso pensare ad altro»).
Ricorda l’enorme e ingombrante hit O Superman, il singolo che la rese celebre: «È stato un successo assurdo, ma non mi ha travolto.
È strano quando ottieni qualcosa che non stavi necessariamente cercando. È strano entrare in una stanza e sentire gente che urla e applaude forsennatamente. Però ho cercato di affrontare la situazione con un po’ di umorismo analizzandola quasi antropologicamente. Conosco tante persone che sono state sedotte dal successo che sono diventate tristi quando lo hanno perduto». Cosa possono fare gli artisti oggi?
«Quando ho iniziato realizzavo piccoli film e li presentavo ai festival. Per la verità il "festival" era un loft con dieci persone. Non li completavo neppure: li proiettavo suonando il violino e raccontando qualcosa. A un certo punto ho spedito cinquecento richieste in Europa dicendo "Sto organizzando il mio tour autunnale, siete interessati a ospitarmi?".
Naturalmente non era vero niente e non ero nessuno, ma mi hanno risposto almeno in tre, e sono partita.
Quindi ecco il mio consiglio ai giovani: non aspettate che vi chiedano di fare qualcosa, fatelo e basta».
Spettacolo alle 20.30, Cinema Teatro, via Dante 3b, Chiasso, biglietti a  22 euro (primi posti) e 19 euro (secondi posti), info: 004191/6950914, www.chiassocultura.ch.
Alessio Brunialti 

c.colmegna

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