Domenica 10 Maggio 2009

Festival della Scienza cercasi
per una città dalle molte risorse

Barbara Faverio

Nove giorni per curiosare nella scienza. Così Lugano attira i visitatori al prossimo Festival della Scienza (22-30 maggio).
Ma la manifestazione sulle rive del Ceresio accende un’altra, legittima, curiosità: perché noi no?
Perché Como, che quanto a storia, strutture e cervelli riferiti alle scienze vanta un curriculum di tutto rispetto, non ha mai pensato di orchestrare il tutto in un calendario appetibile ma rigoroso, foriero fra l’altro di ricadute turistiche?
Lugano probabilmente ha più soldi, non credenziali scientifiche o strutture migliori. D’altra parte, per uno degli eventi sulla scia del festival, il 2 ottobre a Locarno, i ticinesi ci hanno scippato una star dell’astronomia come Corrado Lamberti, comasco di Lenno, direttore con Margherita Hack delle riviste L’astronomia e Le stelle.
Noi, invece, non avremmo bisogno di bussare oltreconfine. Perché a parte Lamberti e grandi nomi come il fisico Giulio Casati, o i suoi colleghi Vittorio Gorini e Sergio Cacciatori (sulla copertina di New Scientist lo scorso novembre per un articolo sulla teoria della relatività), Como vanta una schiera di giovani ricercatori che si stanno facendo un nome nel mondo.

Cervelli made in como
L’ultima di cui si sono occupate le cronache è Daniela Raciti, la canturina di 32 anni da poco insignita del premio Pfizer per aver scoperto (con il collega Luca Reggiani) un gene fondamentale nella formazione del nefrone. Ma l’elenco è lungo: dai chimici Leonardo Bernasconi, 35 anni, e Matteo Cavalleri, 34 anni, rispettivamente a Oxford e Berlino, a Marco Cambiaghi, 27 anni, neurobiologo, dottorando al San Raffaele. Da Alessandro Dario, 49 anni, neurochirurgo a Varese, ad Andrea Dotti, 31, fisico al Cern di Ginevra.
E poi ancora Massimiliano Elli, 39 anni, fisiopatologo della riproduzione, Carla Molteni, 41 anni, fisico alla London University, Chiara Salvioni, 30 anni, fisico, Alessandro Sfondrini, 20 anni, fisico, Monica Pellicciari, 34 anni, fisico all’Università dell’Insubria.
Appunto, la facoltà di Scienze, che con i suoi 610 iscritti è il traino dell’Università comasca, e che eppure - la polemica si è chiusa da pochi giorni - ha rischiato un taglio dei corsi in seguito alla richiesta di trasferimento di dodici docenti all’Università dell’Insubria. In un momento così critico, non a tutti è sembrata opportuna un’operazione molto di facciata qual è la nomina -come docente a contratto - del giornalista Alessandro Cecchi Paone.
Como disporrebbe anche di uno straordinario nume tutelare per il suo festival mai nato: quel Volta Alessandro cui è dedicato - unico mausoleo al mondo in memoria di uno scienziato - il Tempio Voltiano. Quest’anno, fra l’altro, ricorrono i 210 anni dall’invenzione della pila: l’occasione sarebbe propizia per una serie di manifestazioni commemorative.

Nel segno di Volta
Proprio a Volta è dedicato fra l’altro quel Centro di cultura scientifica, riferimento di prestigio internazionale per la ricerca, che annovera fra i propri obiettivi istituzionali anche «l’organizzazione di manifestazioni ed eventi di alto profilo scientifico (congressi, corsi, seminari, tavole rotonde ecc) in collaborazione con le università e con organismi nazionali e internazionali», nonché la «diffusione della cultura scientifica e tecnologica a tutti i livelli (studiosi, scuole, cittadini ecc)».
Le strutture, quindi, non mancano, e non mancano certo i cervelli made in Como che potrebbero dare lustro e contenuti alla manifestazione.
E proprio dall’Università dell’Insubria viene una dimostrazione che, volendo, ci sono le idee e le risorse per organizzare un ciclo di incontri di grande livello, ma capaci anche di catturare l’attenzione del pubblico meno specializzato, oltre che gratuiti. Sono le conferenze divulgative Occhio all’Insubria, iniziate giovedì scorso e che proseguiranno fino al 28 maggio su temi come Buchi neri di tutte le taglie o L’uomo, la Luna, lo spazio. Ieri, oggi, domani, quest’ultimo con una vera superstar della divulgazione scientifica come il professor Giovanni Bignami, già presidente dell’Agenzia spaziale italiana.


Manca il coordinamento
Gli elementi per un grande festival comasco della scienza, insomma, ci sono tutti, ma sono disgregati, manca tessuto connettivo fra i diversi soggetti.
Certo non basterebbe una semplice operazione di cucitura dei vari organi: il prodotto rischierebbe di assomigliare a una manifestazione-Frankenstein che - a un parterre di scienziati - non potrebbe che suscitare orrore.
Ma la capacità di tematizzare e attualizzare contributi e iniziative certo non manca: per Como non sarebbe solo una vetrina delle eccellenze scientifiche, ma una sfida sul campo della comunicazione e della progettazione.

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Il commento

Vera Fisogni


Diciamolo: gli svizzeri stavolta ci hanno spiazzato. La città di Lugano, pur non avendo corsi di laurea scientifici nelle sue università (eccezion fatta per informatica), è riuscita ad organizzare nove giorni di conferenze, spettacoli e mostre su temi scientifici di prim’ordine. Como, la cui facoltà di Scienze taglierà in autunno i 20 anni di vita, una storia gloriosa di ricerca & scoperte, con ben due Premi Fermi per la Fisica (Giulio Casati, Luigi Lugiato, entrambi nel 2008), ha lanciato in pompa magna l’avvio del seminario di Alessandro Cecchi Paone sui documentari scientifici. Domanda: con tutto il rispetto per la chiara fama dell’eclettico conduttore/autore televisivo, già protagonista dell’«Isola dei famosi», non si poteva mettere in campo qualche idea più forte a vantaggio dell’immagine dell’eccellenza dei corsi comaschi? Chiariamo subito: la fisica di Vittorio Gorini e dei suoi collaboratori, gli studiosi che di recente hanno rettificato la teoria della relatività di Einstein, non ha alcun bisogno di "promozione" scientifica, perché è di casa sulle maggiori riviste internazionali. Le strategie di comunicazione sono essenziali, invece, per suscitare l’interesse nei giovani, orientarli a scelte universitarie nei campi ancora troppo elitari delle discipline scientifiche. Tra i liceali lombardi che si preparano alla maturità, sapere che Cecchi Paone insegna a realizzare documentari scientifici (ma i migliori, non li produce la Bbc? E allora, perché non attingere alla tv di Sua Maestà…) motiverà la scelta di iscriversi, poniamo, a fisica teorica? O servirebbe di più far sapere - con iniziative come quella di Lugano - che sul Lario si studia il teletrasporto o la fisica quantistica o l’origine dei buchi neri? Vale forse la pena di farla, una riflessione. La scienza che fa spettacolo va bene per la tv. Lo spettacolo della scienza, e solo quello, fatto di fatica e risultati, può motivare alla ricerca i giovani che ne possiedono il talento.  

c.colmegna

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