Giovedì 18 Giugno 2009

Il cardinale, l'etica, la scienza
Intervista esclusiva a Ruini

di Davide G. Bianchi

Il cardinale Camillo Ruini, per anni presidente della Cei - la conferenza dei vescovi italiani - ha scritto libro con il professor Ernesto Galli della Loggia, preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, uscito in questi giorni con Mondadori. Il registro della conversazione è semplice ed efficace: Galli della Loggia pone e imposta dei temi di discussione di fronte ai quali, non solo la Chiesa cattolica, ma le coscienze stesse di ognuno di noi non possono rimanere indifferenti perché sono i problemi del nostro tempo; il cardinale Ruini prende posizione, rimarcando sintonie e differenze con le annotazioni del suo interlocutore. In esclusiva per i nostri lettori, il cardinale Ruini, 78 anni, ha accettato di commentare per "La Provincia" alcuni passi del libro.

Cardinale, lei che per diversi lustri è stato presidente della Cei, perché ha scelto di scrivere un libro che parla della Chiesa dialogando con un laico?

Ritengo molto importante il dialogo tra cattolici e laici, che anche in Italia ha illustri precedenti, come ad esempio il libro "Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, Islam", frutto del dialogo tra l’allora Cardinale Ratzinger e Marcello Pera. Tra Galli della Loggia e me vi sono naturalmente delle diversità profonde, come appare dallo stesso libro "Confini". Condividiamo però una preoccupazione e un intento: salvaguardare l’ispirazione umanistica della nostra civiltà, di fronte ai grandi mutamenti che si stanno sviluppando in questi ultimi decenni. Anzi, cercare di orientare questi mutamenti alla luce di quell’ispirazione. Riteniamo inoltre che un simile obiettivo ben difficilmente potrà essere conseguito senza, o contro, il cristianesimo e concretamente, in Italia, senza il contributo della Chiesa cattolica. In altre parole, pensiamo che un dialogo franco e uno spirito di collaborazione tra laici e cattolici possa avere un grande peso per la riconciliazione degli italiani con se stessi e con la loro storia.

Nel libro si formula una riflessione sull’Islam: Galli della Loggia ricorda il passato bellicoso e conflittuale; lei sottolinea come i rapporti con l’Islam si debbano intendere non solo sul piano politico e militare. Ritiene che si potrebbe fare di più per far conoscere il grado di contaminazione della nostra cultura con le grandi civiltà dell’Oriente? Quanto potrebbero giovare maggiori sforzi in questa direzione?
Tutto ciò che serve a conoscersi reciprocamente, a capirsi e a intendersi, che rende cioè capaci di stare insieme in un mondo che diventa sempre più piccolo e interdipendente, ha oggi una grandissima utilità e importanza. A condizione però che questo non significhi la perdita di quel patrimonio storico e attuale di cui noi viviamo e siamo portatori. In realtà, i problemi maggiori per la coesistenza con altri popoli e altre civiltà sono dentro di noi: sono cioè quelli che derivano dallo strano «odio di se stessa» che, come ha scritto l’allora cardinale Ratzinger, affligge oggi la civiltà europea.
Il IV capitolo del libro è dedicato alla scienza e alla nuova soggettività nel mondo contemporaneo: quali dovrebbero essere, a suo avviso, i limiti della ricerca scientifica e della tecnoscienza?
Il grande limite, o piuttosto il grande criterio che deve guidare l’umanità di oggi nel suo rapporto con le scienze e le tecnologie è costituito dal valore irrinunciabile del soggetto umano che, come ha scritto Kant ispirandosi al Vangelo, deve essere sempre un fine e non essere mai ridotto a un mezzo. Occorre inoltre distinguere nettamente tra la ricerca scientifica come conoscenza, alla quale è giusto e doveroso non mettere limiti, e le applicazioni pratiche delle tecnologie, che in particolare riguardo all’uomo devono sottoporsi a precisi criteri etici.
Quello dell’educazione è stato definito, nell’ultima assemblea generale della Cei, «un compito urgente», per citare Diego Coletti, vescovo di Como. Perché, a suo avviso, il livello culturale della società scende sempre più in basso? Come possiamo intervenire per invertire questa tendenza?
In una società di massa come l’attuale la formazione culturale deve essere giustamente il più possibile diffusa, anche se ciò può comportare qualche perdita a livello qualitativo. Il vero rischio è l’indebolimento di quelle strutture portanti di una cultura che sono i suoi grandi criteri di riferimento, etici ma in ultima analisi religiosi e antropologici. In concreto, il gigantesco cammino che l’umanità ha compiuto attraverso i millenni può interpretarsi come un emergere dall’animalità e dal dominio degli istinti, per fare sempre più spazio allo spirito, all’intelligenza e alla libertà. Questo cammino attualmente rischia di perdere le sue motivazioni e le sue certezze, dato che si tende troppo facilmente a mettere in dubbio la radicale differenza qualitativa tra l’uomo e tutti gli altri viventi. Non possiamo, cioè, perdere quella fiducia in noi stessi che ci viene dal profondo del nostro essere e che è stata quanto mai rafforzata dalla fede nel Dio che si è fatto uomo per noi in Gesù Cristo.

E. Galli della Loggia, C. Ruini, Confini. Dialogo sul cristianesimo e il mondo contemporaneo, Mondadori, 204 pag., 18 euro

v.fisogni

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