Domenica 28 Giugno 2009

Antonello Manacorda:
"All'aperto una Nona trasparente"

Di ritorno a Como, dopo le festeggiate esecuzioni del verdiano Falstaff  l’inverno scorso, Antonello Manacorda inaugurerà il 1 luglio il Festival Como Città della Musica dirigendo la Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, alla testa dell’orchestra dei pomeriggi Musicali e del coro As.Li.Co. Sarà il suo debutto con la celebre sinfonia beethoveniana, che il direttore torinese eseguirà il giorno dopo anche al Teatro degli Arcimboldi di Milano, partitura difficile e impegnativa come poche altre.
Maestro, eseguirete la Nona prima all’aperto, nel suggestivo spazio di Villa Olmo, e in seguito al chiuso nella sala degli Arcimboldi. Quale differente approccio richiederanno le due esecuzioni?
Sarebbe bello se il pubblico potesse assistere a tutti e due i concerti! All’aperto, l’acustica molto più secca e senza riverbero, consentirà un’esecuzione più “trasparente” della partitura. Mentre agli Arcimboldi, una sala ricca di riverbero, si potrà ascoltare un suono molto diverso, con altri colori orchestrali.
È facile ipotizzare che il movimento di più difficile esecuzione sia l’ultimo, con coro e solisti. È d’accordo?
La Nona è una partitura molto ardua nel suo complesso, ci sono difficoltà diverse per ogni movimento. L’ultimo, con il coro e i solisti,  presenta le stesse problematiche di una piccola opera. È molto frammentario, richiede continui cambi di tempo, lo potremmo definire  “spettacolarmente” difficile.
La sua consuetudine con il repertorio del primo Romanticismo italiano (Paisiello, Rossini…) ha influito sul suo approccio con Beethoven?
Direi il contrario. Prima di diventare direttore d’orchestra sono cresciuto, in quanto violino di spalla, con il repertorio mitteleuropeo tedesco: Haydn, Mozart, Mahler. Solo in seguito mi sono avvicinato alla musica operistica italiana.
Dirigendo spesso l’Opera, trova anche lei che le grandi voci del passato oggi non esistano più?
Oggi, purtroppo, per un cantante è quasi più importante il gradevole aspetto fisico delle reali capacità vocali. Complici le maggiori case discografiche, si punta più sulla “confezione”, sull’apparenza, che sulla sostanza.
La recente «Aida» scaligera ha scatenato le reazioni negative di parte del loggione, che ha fischiato. Alcuni ritengono i fischi un atto d’inciviltà. E lei?
Non mi disturbano. I fischi, come gli applausi, sono un segno di vitalità. Il pubblico ha il diritto di manifestare la propria opinione, persino di commentare ad alta voce lo spettacolo… Non possiamo imbavagliarlo.
Giancarlo Arnaboldi
Beethoven, primo luglio alle 21.30, Como, Villa Olmo, biglietti 33-40-45 euro in vendita alla biglietteria del teatro Sociale e su www.comofestival.org

c.colmegna

© riproduzione riservata

Tags