Martedì 11 Agosto 2009

Il racconto d'estate/11
Su quella morte più dubbi che conferme

Fratello e sorella giacevano nella piccola cappella mortuaria del cimitero. Ci andai in compagnia della guardia. Il dottore era lì. Stavano uno accanto all’altra, su un tavolo di marmo. Il corpo della ragazza era completamente coperto da un lenzuolo. L’uomo aveva libera la faccia. Aveva delle escoriazioni in viso. Il dottore non salutò né mi chiese chi fossi. Probabilmente lo sapeva.
« E’ morto nella caduta. Ha leso la colonna cervicale. Ha anche una frattura al braccio sinistro », disse.
Chiesi da quanto tempo fosse morto.
« Ventiquattro ore ».
Non avevo mai visto il volto del presunto assassino. Non mi avevano fornito fotografie. Ero ai piedi del tavolo di marmo. Chiesi al dottore se potevo avvicinarmi al cadavere. Il dottore diede un’occhiata alla guardia che scrollò le spalle. Mi avvicinai. Lo guardai. Sul viso non c’era niente di particolare, era il viso di un giovane uomo. Gli occhi erano ancora aperti.
Morto con gli occhi aperti, pensai.
Mi chiesi quali immagini avesse visto prima di morire. Un’idea me l’ero quasi fatta. Una fantasia. Gli coprii il volto.
Fu mentre stavo tornando accanto al dottore che accadde una cosa. Passai di lato al tavolo di marmo. Prima non l’avevo notato. Aveva un braccio, il destro, che penzolava fuori dal tavolo. Passando lo urtai. Né la guardia né il dottore se ne avvidero. All’urto il braccio dondolò. Non era rigido. Non come avrebbe dovuto essere il braccio di un morto ventiquattro ore prima e a quella temperatura. Il dottore si era sbagliato.
Apposta, pensai.
Apposta per me.
« Quel sentiero non è più battuto come una volta. Andarci di notte è stata una vera pazzia », disse la guardia.
Era alle mie spalle. Non mi girai. Chiesi quale sentiero. La guardia tossì. Assunse un tono ufficiale. Disse che l’uomo era stato rinvenuto in un bosco sotto il sentiero delle Corde. Un sentiero stretto, un tempo via dei contrabbandieri. Girava attorno al Danzas e portava al confine. Bisognava conoscerlo bene per praticarlo. Era pericoloso. L’amministrazione di Spatz lo sconsigliava ai turisti.
« Avrà messo un piede in fallo », disse la guardia.
Il dottore approvò.
« Vorrei vedere il posto », dissi.
« Come »?, sbottò la guardia.
« Il posto del ritrovamento », dissi.
La guardia tacque. Mi voltai a guardarla.
« Chiedo troppo »?
« L’accompagno ».
« Mi dia il tempo di cambiare le scarpe », dissi.

(11a puntata, continua)


b.faverio

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