Mercoledì 26 Agosto 2009

Il racconto d'estate/25
"Nessuno ti può sentire"

Un infermiere mi accompagnò nella stanza dopo avermi fatto sedere su una carrozzina. Mi aiutò a salire sul letto. Mi aiutò a spogliarmi e infilare il pigiama. Prese con sé i miei vestiti. Ritirò anche l’orologio e la catenina d’oro che avevo al collo. Disse che era una misura di sicurezza per i malati. A volte facevano cose strane, si facevano del male coi metodi più disparati. Disse che se avessi avuto bisogno di qualcosa dovevo suonare un campanello. Me lo mostrò. Lo ringraziai. Ero disorientato. Non sapevo ancora cosa avrei fatto adesso che ero lì. Dovevo pensare. L’infermiere mi diede la buonanotte. Si avviò. Chiuse la porta. A chiave. Udii lo scatto della serratura.
Allora ebbi paura.
La stanza era priva di orologio. I vetri delle finestre erano scuri. Non si riusciva a vedere fuori. Le finestre erano bloccate. Suonai il campanello. Attesi un tempo indefinibile. Nessuno si fece vivo. La luce si spense. Si accese una piccola lampadina verdognola a capo del letto. Ricordai la debole luce del cimitero, il cerchio che incoronava i due morti. Ricordai che ero malato. Ero vestito da malato. Avevo un tumore, un becco nel cervello ed ero nelle mani del professore. Per mia volontà.

Ermini era dei loro. Non feci che ripetermi questo pensiero. Dei loro. Mi aveva dato corda per seguire le mie mosse, mettermi in trappola. Era stata la spia dei miei movimenti, dei miei dubbi, della mia indagine. Era il mio carnefice.
La voce irruppe imperiosamente nel silenzio della stanza, dei miei pensieri.
Disse, E’ tardi signor ispettore.
Reagii gridando, spaventato.
« Nessuno la può sentire », disse la voce.
Gridai ancora. La voce riprese a parlare senza alterarsi.
« Fra dieci ore sarà sul mio tavolo operatorio. Vedo che ha un brutto tumore al cervello. Le salverò la vita, può credermi. A prezzo della memoria. Diventerà un uomo senza passato e con un futuro incerto. Si prepari ad affrontare il suo destino. Perché, ne converrà, se l’è costruito con le sue mani. L’inchiesta era già chiusa, se lo ricordi ancora per qualche ora ».
Tacque. Nella stanza ricominciò il silenzio. Ripresi a gridare. Anche la voce riprese, sorniona, sicura.
« Vuole compagnia ? Vuole che le racconti una storia, magari quella che l’ha condotta qui »?
Tacque.
« Voglio sapere chi sei », dissi.
« Le trema la voce », disse lui.
« Chi sei »?
« Mi chiamo Spert. Dottor Enrico Spert. Primo aiuto del professore. Mi hai lungamente inseguito ».
Mi levai dal letto. Non sapevo cosa fare. Sbattei contro l’armadio. Sentii la voce ridere.
« Al buio è difficile orientarsi. Impari a muoversi con lentezza, non vorrei che l’intervento le debba costare anche la vista ».
Tornai al letto, mi sdraiai.
« Voglio parlare col professore », dissi.
La voce rise.
« Il professore »?

(25a puntata, continua)

b.faverio

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