Domenica 30 Agosto 2009

Il cinema senza cinema
Chiuse le sale si "vedono" le parole

Nelle periodiche classifiche sulle frasi più celebri della storia del cinema, ai primi posti si trova sempre quella che conclude A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, forse perché quel disincantato “Nessuno è perfetto” è facile da memorizzare. Meno semplice, invece, è ricordare cosa dice esattamente Rick a Ilsa prima di metterla sull’aereo che la porterà via per sempre da lui e da Casablanca (e non è Bogart a chiedere “Suonala ancora, Sam”, tanto per dire quanto la memoria inganna).

C’è, invece, chi riesce a memorizzare intere sequenze, interi film, perfino: dialoghi, ma anche pause, movimenti e canzoni. Enrico Bosco è il più giovane studente della scuola cine video Dreamers e ha rivelato ben presto questa insolita dote che ha spinto Paolo Lipari a promuovere una sorta di “one man show” dedicato alla crisi degli schermi comaschi: «In una città dove, nell’arco di due anni, le sale cinematografiche si sono ridotte da quattordici a una soltanto, l’ultima possibilità per goderci insieme un bel film sarà quella di appellarci ai ricordi», è questo il messaggio provocatorio lanciato dall’istituto sostenuto dalla Camera di commercio di Como, che sabato scorso ha portato in piazza Cavour, nell’area di ParoLario, Il cinema senza cinema davanti agli occhi di un pubblico numeroso, divertito, anche sbigottito dalle capacità mnemoniche e mimetiche di Bosco.

c.colmegna

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