Venerdì 04 Settembre 2009

Francesca Duranti a Como
per parlare dei giovani

di Francesco Mannoni

Per la scrittrice Francesca Duranti, il 5 settembre in piazza Cavour alle ore 17, il viaggio è un’intesa tra uomo e paesaggio, un’emozione significante. «Ma - dice - vorrei soprattutto che significasse osservare qualcosa su cui ho informazioni - la storia, la politica, possibilmente la lingua - ma non ho opinioni preconcette. In realtà non è facile: le informazioni non sono mai complete e l’apertura mentale neppure. Mi avvicino soltanto a guardarmi attorno nel modo che vorrei».

Il suo ultimo libro «Una anno senza canzoni» è incentrato sulle riflessioni di una ragazza che valuta la sua condizione di adolescente con un certo disincanto e una profondità disarmante. Cosa rende oggi così critica una adolescente che apparentemente non ha problemi difficili da risolvere?

Il fatto che l’adolescenza in sé è una condizione a rischio quanto lo è l’infanzia. Il neonato ha il suo gruppo protettivo di "più grandi" - genitori, fratellini maggiori, a volte nonni. Poi entra nel gruppo - altrettanto importante - dei suoi pari, vi si adatta. E’ un grande salto, ma - se tutto va bene - il gruppo lo rassicura e lo traghetta verso l’età adulta, quando potrà pensare, decidere, difendersi da solo. Se qualcosa non va nel primo gruppetto della famiglia, sappiamo tutti a che guai si va incontro. Ma anche il secondo gruppo ha un’importanza vitale.

Da cosa nasce la solitudine nel mondo dei giovani? Cosa li porta ad isolarsi?

Spesso l’estrema crudeltà degli altri giovani, non temperata da una famiglia, da una scuola e da una società sufficientemente autorevole.
La sua protagonista non beve, non si droga, è intelligente e avrebbe tutte le carte in regola per distinguersi nella massa, pur tuttavia sembra naufragare nei suoi dubbi...

Lei non vuole distinguersi, povera bambina. Vuole essere come gli altri, "insieme " agli altri. Andare a mangiare la pizza con loro, ridere delle stesse stupidaggini rituali giorno dopo giorno. Il modello sono le vecchie trasmissioni di Arbore che simboleggiano nel migliore dei modi questa adolescenza protratta.

Lei ha scoperto qualcosa di illuminante nel mondo dei giovani?

Ho scoperto che non ne capiamo niente. Non vogliono farsi capire da noi, vogliono riuscire a capirsi tra di loro e a sentirsi protetti uno dall’altro fra di loro.

v.fisogni

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