Venerdì 23 Ottobre 2009

L'esorcista di Como:
70 i casi inquietanti

di Laura d'Incalci

«Vade retro Satana!». C'è ancora chi lo dice, e non per modo di dire. L'esorcista della diocesi di Como, don Roberto Pandolfi, ricorre però con molta cautela a quell'imprecazione contro il demonio formulata nel 1600 e archiviata qualche anno fa sull'onda innovativa del Concilio Vaticano II. «Non metto in dubbio la validità di quella formula che, a detta di tanti esorcisti, risulta ancor oggi fra le più efficaci - spiega il sacerdote, 46 anni, parroco di San Giuliano e cappellano dell'ospedale Valduce - Ma va assolutamente chiarito che i casi in cui in siamo di fronte al demonio, o meglio, i casi in cui si verifica il fenomeno di possessione di una persona da parte del maligno, sono davvero rarissimi... Stiamo attenti a non vedere il demonio dappertutto». Nominato lo scorso giugno dal vescovo Diego Coletti, don Pandolfi succeduto a monsignor Alessandro Cornaggia, è l'unico esorcista per l'intera diocesi, e la notizia della nuova "investitura" si è immediatamente diramata: nel suo "studio", un piccolo locale nella parrocchia di San Giuliano dove scrivania, telefono e fax non snaturano un'atmosfera di raccoglimento dove spesso risuonano preghiere e invocazioni, approdano decine di persone ogni settimana.
«Sono circa settanta in un mese le persone che vengono a chiedere di essere liberate da fastidi, manifestazioni strane, disagi attribuiti da loro stesse o dai parenti a manifestazioni del demonio, a malocchio e fatture... Ma su un centinaio di casi soltanto quattro o cinque hanno a che vedere con l'intervento di Satana. E tuttavia una buona metà di quanti mi interpellano presenta disturbi legati alla frequentazione di maghi, fattucchiere, cartomanti. Il mondo della magia è rischiosissimo: possono ritenersi fortunati quelli che si imbattono in ciarlatani che spillano loro soltanto un bel po' di soldi. Non è certo una bella esperienza, ma ben altri sono i rischi e le conseguenze veramente deleterie...». Eppure oggi tanta gente ricorre al veggente o al mago per risolvere i suoi guai... E non immagina neppure di rasentare un abisso del male... «A volte chi ha poteri di un certo tipo, ha stretto un vero patto con il diavolo e agisce in suo nome mettendo in atto rituali satanici che prevedono l'invocazione dei demoni. Si tratta di evenienze pericolosissime e non prive di conseguenze...».
Il telefono squilla e don Roberto non lascia cadere la chiamata, sa che molto probabilmente una voce manifesterà un'angoscia, lancerà un appello. E che proprio a lui compete di rispondere. Di "stranezze" sotto i suoi occhi, pur in un periodo breve, ne sono cadute già tante. Un giorno gli si è presentato un signore dall'aria compunta inseme a un ragazzino tutto pieno di tatuaggi e piercing, una cresta di capelli violacei... Il primo pensiero, forse mai confessato a nessuno, dev'esser stato quello di attribuire tutti i disagi al giovane punk dall'aria smarrita: in realtà dopo un breve colloquio e un epilogo scontato, che prevede una preghiera insieme ad un'aspersione d'acqua santa, fu quell'uomo in giacca e cravatta a scatenarsi in movimenti scomposti mentre con una voce cavernosa e irriconoscibile iniziò a vomitare imprecazioni e bestemmie. Erano anni, a quanto pare, che quel signore soffriva di questo strano malessere del quale nessuno conosce l'antidoto e in quella "benedizione" trovava comunque un sollievo.
E don Roberto di questi casi ne aveva conosciuti anche in passato: «In una famiglia era diventato un incubo il rientro della mamma dal lavoro: elettrodomestici che si accendevano da soli, oggetti che volavano, sembrava di essere di fronte ad una scena di "vita da streghe"... ricordo che queste persone cercavano un esorcista per recuperare la loro serenità... Ma il demonio non c'entrava proprio niente e tanto meno il ricorso all'esorcismo, totalmente inopportuno di fronte ad una facoltà paranormale scatenata dallo stress». Una conclusione che spesso ricorre nei racconti, a volte veri stralci di storie da incubo, di don Pandolfi che ormai quotidianamente assiste a "fenomeni paranormali", così li definisce, supportato dalla scienza medica e psichiatrica.
Anche la giovane donna con la metà del corpo che si muoveva indipendentemente dall'altra, era convinta che solo un esorcista potesse liberarla, ma anche per lei il sacerdote ha aperto la porta per un momento di preghiera che sempre porta un po' di pace nel cuore, ma contrariamente alle aspettative, non ha l'effetto di una terapia mirata. Cosa fa quindi un esorcista dotato di tutto il riconoscimento ufficiale che Santa madre Chiesa gli conferisce? «Il primo compito è quello di arrivare ad una "diagnosi" attraverso un attento e profondo ascolto delle persone» ammette l'esorcista diocesano che ritiene il "discernimento" parola chiave del suo impegno teso far comprendere a tanti suoi interlocutori che il demonio esiste di certo, ma non ha mano libera di interferire di continuo attraverso rivelazioni più o meno esplicite della sua presenza. «La Chiesa raccomanda che l'esorcismo sia fatto solo ed esclusivamente quando si ha la certezza di un caso di possessione» chiarisce don Roberto Pandolfi descrivendo una celebrazione complessa, che prevede precise formule, anche deprecatorie contro il demonio, e che si svolge in chiesa alla presenza di un ristretto numero di fedeli. «Sono eventi rarissimi» ribadisce sottolineando che il suo ministero consiste sopratutto nell'ascoltare le persone e accompagnarle in un cammino di scoperta e avvicinamento alla verità. Un cammino di liberazione e conversione cristiana, inizialmente suscitato dalla presenza più o meno reale del demonio, che finisce col registrare, grazie a Dio, la propria paradossale sconfitta.

v.fisogni

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