Lunedì 08 Dicembre 2008

Attenti al lupo: cova!
Lo racconta la Mastrocola


di Carla Colmegna

Li sposò una talpa prete, davanti al mare «(...) sembrava fosse lui a sposarli. Lo raccontarono anche ai tanti figli che ebbero, un po’ lupatre e un po’ anatrupi (...)». Pagina 188 del libro "Che animale sei - Storia di una pennuta" di Paola Mastrocola, che mercoledì sarà a Como a presentare il suo ultimo libro "E se covano i lupi?".
Terminava così la storia del lupo filosofo e dell’anatra figlia di una pantofola. Oggi scopriamo che non era finita, anzi, continua con un avvenimento straordinario: lupo e anatra hanno convinto la scrittrice a raccontare dei loro figli lupatre e anatrupi. «Ma non dico cosa nasce davvero dalle uova, io li chiamo pulcini, ma...» dice Paola Mastrocola e già si capisce che, se non è da svelare così facilmente la natura dei piccoli, i genitori avranno dei segreti da scoprire con i lettori.

Signora Mastrocola, il suo nuovo libro ha per protagonisti ancora lupo e anatra, è la continuazione di «Che animale sei?»?

No, veramente non pensavo di continuare quel libro, io di solito i miei libri li considero finiti e basta, ma un giorno parlavo con degli amici dicendo loro che lupo e anatra avrebbero avuto dei figli. A quel punto ho avuto come una visione, ho visto l’immagine del lupo seduto, fermo, sulle uova. Chissà perché, ma mi sono innamorata di quell’immagine; tutti siamo attraversati di immagini, ma alcune portano con sè una storia e forse io avevo quella da raccontare, dell’attesa vissuta da un lupo che cova.

L’attesa è un concetto grande. Nel nostro quotidiano se stai in attesa, ben che vada ti considerano lento, più spesso fannullone. Lei di quale attesa scrive?

Dell’assenza dell’azione che vuol dire contemplazione. Oggi è difficilissimo riuscire a "non fare". Noi diciamo sempre che i figli devono fare, vedere, ma mai che devono stare fermi e pensare. Attendere è importante e non solo un figlio. Anche se io attendo una cena con gli amici tra una settimana, o il Natale, se ho il tempo di aspettare sarà un felicità di immaginazione, la prefigurazione è importantissima. Attendendo noi diamo colori e invenzioni al tempo. Se aspettiamo un figlio, ci prefiguriamo come sarà e il fatto che poi nasca diverso non è importante, è normale che la realtà contraddica l’immaginazione. Il mio libro si ferma all’immaginazione, ma i pulcini nasceranno.

Pulcini, allora lupatre e anatrupe sono pulcini?

Chi lo sa? Io li chiamo pulcini. Ma non svelo la loro vera identità...

I lupo e l’anatra sono genitori ancora prima di esserlo, la storia vuol parlare anche di quelli umani?

Certo, lupo e anatra sono genitori da quando s’immagino di esserlo. La madre pensa di dover sapere tutto del mondo per doverlo raccontare ai figli e pensa che i figli vorranno una mamma che lavora, così lei si mette a lavorare come giornalista.

Nei suoi libri nulla è lasciato al caso, non è che lei, per caso, voleva parlare dei giornalisti?

Beh, anatra diventa giornalista per caso, ma scrivendo della sua professione è venuto fuori tutto un discorso sui giornalisti, che non ne escono benissimo perché svolgono il lavoro forse più legato alla realtà, rincorrono i fatti, per un giorno ti mettono sotto i rfilettori e poi ti dimenticano. Certi giornalisti poi sono struzzi e hanno un secchiellino di sabbia che si legano al braccio, pronto per infilarcivi la testa.

Il discorso sul giornalismo si farebbe complesso... Tornando all’attesa, tutti condannano il ritmo forsennato dell’oggi, ma davvero si vuol cercare di rallentare? Lupo e anatra attendono davvero.

Non penso che si voglia cambiare davvero il ritmo, anche perché fare tante cose ci porta anche benessere, ed è difficile tornare a una vita più semplice. Qualcuno dice che la crisi ci aiuterà a ritrovare una dimensione di vita migliore, ma non potevamo capirlo prima?

Nel libro lupo cova, anatra no. Vuol mandarci qualche messaggio sul cambio dei ruoli?

No, lupo è un professore filosofo che vuol covare le uova per smettere di essere astratto. Vuol diventare più concreto. Anatra all’inizio è titubante, poi però pensa: va bene, così io svolazzo un po’. È un divertimento teatrale, nulla di più.

Lasciare spazio ad anatra è una specie di dichiarazione d’amore di lupo, anche in questo caso il rimando al reale pare evidente.

Beh, sì, lupo dice ad anatra di andaresene pure in giro, la loro è come una coppia di oggi, spesso divisa per tutto il giorno. Lupo e anatra poi non si raccontano tutto, come gli umani, ci sono parti del vivere che sono solo nostre.

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Quando il lupo cova...

di Paola Mastrocola

Covava, covava, non la smetteva più. Sembrava che nella vita non avesse mai fatto altro. Così di colpo. Una mutazione irreversibile. Prima uno è una persona normale, va e viene, lavora, scola la pasta, prende il treno, compra il tonno al supermercato, sprimaccia i cuscini di piuma, fa body building: cose normali insomma. E poi di colpo... cova! Più nient’altro, tutto azzerato, il mondo se n’è andato da un’altra parte e uno se ne rimane lì con quell’unica cosa da fare: covarsi le sue quattro uova. Tre, per l’esattezza. Il lupo tornava a casa e trovava la sposa accovacciata per terra con quell’aria serena, che si ha di fronte a cose che è normale, e quindi bello, che accadano. Come a dire: sono un’anatra che cova, e allora? O meglio ancora: sono, dunque, covo.

(Da «E se covano i lupi?», Guanda, 224 pag., 15 euro)

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